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Il favoloso mondo di Amelie, di Jean-Pierre Jeunet

Con questa pioggia che sembra non volerci dare tregua, anche ieri abbiamo passato il pomeriggio accoccolati in casa. Di solito in tv c’è ben poco per intrattenerci, invece ieri hanno trasmesso un film che non vedevo da un bel pezzo e che però merita una parola su questo blog…se ci pensate un attimo capirete subito perché.

Bando alle ciance, oggi parliamo di “Il favoloso mondo di Amelie”, un film francese del 2001 che alla sua uscita nelle sale fece il “botto”, grazie al piacevole mix di fiabesco e ricerca dei piccoli piaceri della vita, una protagonista accattivante (Audrey Tatou) e fotografia e colonna sonora da applausi.

 

La protagonista è Amelie, una cameriera di 23 anni che – segnata da un’infanzia solitaria e dalla morte prematura della madre – è cresciuta diversamente dagli altri bambini, coltivando un mondo interiore fantastico in cui però manca l’essenziale: un vero rapporto con gli altri e, di conseguenza, l’amore per se stessa. Amelie vive in modo tutto sommato sereno, ma piatto. La sua avventura comincia quando, la notte del 31 Agosto 1997, scopre per caso nel suo appartamento una scatola di stagno con dei ricordi di infanzia nascosti da un bambino che aveva vissuto lì circa 40 anni prima. La ragazza si mette in testa di ritrovare il proprietario del tesoro e per farlo entra finalmente in contatto con i vicini di casa e conoscenti: l’Uomo di Vetro, un vecchio pittore con una malattia genetica che gli rende le ossa fragilissime e perciò costretto a restare sempre tra quattro mura, la portinaia – che ha perso il marito fedifrago e vive nel suo ricordo e nell’umiliazione – , il fruttivendolo che sfrutta e dileggia il timido garzone, le colleghe cameriere al bar dei Due Mulini, gli avventori del locale…

Amelie riesce grazie all’inconsapevole aiuto di tutti a restituire la scatola al legittimo proprietario e vedendo la sua reazione felice e commossa, decide che da quel momento in poi lo scopo della sua vita sarà migliorare la vita degli altri, cercando tutti i piccoli piaceri della vita e donandoli al prossimo. Così usa uno stratagemma infallibile e fa innamorare un cliente del bar e la tabaccaia, crea un collage producendo una lettera dell’ex marito della portinaia in cui sembra che lui abbia fatto il possibile per tornare da lei, suo vero amore, e fa in modo che sembra che la missiva sia stata perduta dalle poste tanto tempo prima, sprona suo padre – che dopo la morte della moglie è diventato l’ombra di se stesso – a vivere una nuova vita piena di viaggi e stimoli…Tutto sembra andare per il meglio, ma nel frattempo Amelie si innamora. Lui è Nino, un ragazzo altrettanto solitario e strambo, che lavora in un sexy shop e colleziona fototessere dimenticate.

Per la prima volta, la ragazza si trova in seria difficoltà, indecisa se tentare un approccio o non vivere il suo sentimento per paura della delusione.

E’ l’Uomo di Vetro a darle una bella scrollata, perché non si può rendere veramente felici gli altri se non si conserva un po’ di gioia anche per se stessi. Così Amelie decide di buttarsi e tutto si risolverà nel modo migliore.

Da uno script tutto sommato semplice, sono usciti fuori personaggi ottimi, grazie ad un cast di tutto rispetto: Audrey Tatou non a caso è diventata una stella, con quel  suo viso dolce e particolare, mentre non molti sanno che l’interprete di Nino, Mathieu Kassovitz, in patria è regista famoso di film seriorissimi (ad esempio AMEN, sugli scandali dello IOR). Anche i comprimari offrono caratterizzazioni vivaci ed interessanti, ognuno con la propria peculiarità che contribuisce a rendere il film ricco ed avvincente. Una Parigi da cartolina fa da sfondo all’avventura.

Ora, ci sono tanti altri motivi per cui apprezzare questo film: innanzi tutto è un elogio di ciò che rende felice ciascuno, tenendo conto che siamo tutti diversi. La protagonista è una “simpatica spostata”, ma qui torniamo alla mia tesi: meglio essere fuori dalle righe e felici o rientrare nel gregge dei tristi pur di essere considerati “normali e intelligenti”? E’ intelligente essere tristi?

E per di più è una storia d’amore sui generis, che dimostra come per ognuno di noi – per quanto strambo – ci sia la persona giusta, in attesa di un nostro cenno.

L’atmosfera “fiabesca” è data dalla voce narrante esterna alla storia e dalla fotografia, colorata che più colorata non si può. In realtà, secondo me, ogni immagine è studiata per essere un inno alla gioia di vivere.

Come avrete capito, a me “Il favoloso mondi Amelie” è piaciuto molto, perché sa parlare direttamente al cuore, proprio come le fiabe che ascoltavamo da piccoli. E ti fa scoprire che a volte la vita, anche quella che appare più “piatta e normale” può colorarsi di mille sfumature meravigliose: è una questione di ciò che si desidera davvero vedere.

Perciò, come Amelie, secondo me dovremmo volere più colori nella nostra vita. Più sorrisi. Più gentilezza. Più amore.

Una risposta »

  1. sai che non l’ho mai visto??mi è sempre..sfuggito da sotto il naso!:)

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