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Su differenze, intolleranze, educazione al rispetto.

Il titolone di oggi nasconde un pensiero che stavo realizzando ultimamente, leggendo un po’ qua ed un po’ là in merito a vari argomenti: femminismo, religione, educazione…è un discorso molto ampio, perciò spero di riuscire ad essere essenziale e nello stesso tempo a far capire bene il fulcro del problema.

Dunque lo spunto mi è stato dato da un articolo apparso su una delle pagine di facebook che frequento assiduamente, in cui si applaudiva la decisione del preside di una scuola di cancellare la festa del papà nelle classi per non turbare un bambino che ha due mamme, figlio – cioè – di una donna scopertasi lesbica che poi ha trovato una nuova convivente.

Francamente l’entusiasmo mostrato mi ha lasciata perplessa. Premesso che sono favorevole all’adozione anche per le coppie omosessuali e che non si tratta, per me, di una questione “morale”, la mia domanda è: possibile che – con la scusa di voler tutelare le differenze – si finisca per cercare di distruggere le diversità livellando tutto? E’ davvero questo il modo più giusto per combattere le discriminazioni?

La risposta che mi sono data da sola è “assolutamente no“.

Cerco di spiegarmi meglio: molto spesso mi capita di discutere sulle religioni e il rimprovero che viene fatto ai “bigotti” è quello di non tollerare che altri non abbiano ricevuto il dono della fede. Però mi capita ancora più spesso di sentire i cosiddetti “atei” scagliarsi contro i credenti in modo forse anche più violento e “repressivo”. E’ vero che quando c’è una pesante repressione la reazione tende ad essere, di solito, ancora più forte e chiusa, ma…insomma..almeno non ci si riempia la bocca di parole come “libertà di pensiero”…

Sia chiaro che non parlo dall’alto di una cattedra, al contrario: sono la prima che si infiamma quando sono nel mezzo di una discussione, specie se penso che le mie idee siano quelle giuste.  Succede però che, al di là di pochi principi irrinunciabili, le differenze su cui dibattere sono davvero tante e la verità non appartiene a nessuno.

Non possiamo insegnare ai nostri figli che siamo tutti uguali, se poi la realtà dei fatti ci sbugiarda clamorosamente. E’ molto meglio insegnare loro che no, non siamo affatto tutti uguali: ci sono differenze di genere, razza, religione e pensiero però ognuna di esse – seppure con le fatiche dateci dalla nostra condizione umana – è una ricchezza, non un danno. E – nel momento in cui una differenza non opprime alcuno –  va rispettata, anche se facciamo fatica a capirla. Annullare ciò che è diverso da noi è un male in cui si rischia di cadere sempre. L’unica cosa che dovrebbe trovarci tutti concordi è l’abolizione della violenza in tutte le sue forme, il resto dovrebbero diventare solo sfumature nel nostro variegato e meraviglioso mondo.

differenze

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  1. Ma come, cancellare la festa? O_o Ma poveri…
    Beh, sono ovviamente d’accordo con te.

    Rispondi
  2. cerchiamo invece di combattere il pregiudizio, la violenza e tante altre cose frutto dell’ignoranza.. mica cancellando la festa del papà si ha l’accettazione delle famiglie omosessuali? il preside si crede rivoluzionario o sta cercando di attirare a sè la stampa per qualche intervista? questo paese, ogni giorno di più, mostra quanto gli italiani siano ridicoli.. bah

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    • Soprattutto….che messaggio ne ricaveranno i bambini? Non certo di uguaglianza e rispetto. Ma di “C’è un modello che bisogna seguire”, “uno è migliore dell’altro”. Anche se, in questo caso, non si tratta del modello tradizionale.

      Rispondi
      • io mi altero quando sento queste cose.. come quando mi dicono che si dovrebbe togliere l’albero di natale, il presepe e altre tradizione della nostra cultura.. e per piacere, che non mi si tiri fuori la questione della laicità dello stato, grazie

      • E’ che, per non calpestare i sentimenti di chi trova “offensivo” un presepe si dovrebbero calpestare allegramente quelli di chi invece lo trova un’immagine confortante o, semplicemente, pensa che sia un piacevole segno della nostra tradizione culturale. Poiché fino ad oggi una certa tradizione è stata “imposta” ora si trova più giusto “imporre” l’idea contraria senza accorgersi di usare la stessa identica intransigenza che si rimprovera agli altri…è un cane che si morde la coda.

  3. Mi chiedo… ma si erano posti lo stesso problema nel caso di bambini a cui era morto o mancava (cit: abbandono) uno dei genitori? Perché sennò, scusate tanto, ma è davvero ipocrisia!
    Comunque, nella mia esperienza, gli integralisti più integralisti sono proprio gli integralisti atei. 😉
    V

    Rispondi
  4. [quote]Non possiamo insegnare ai nostri figli che siamo tutti uguali, se poi la realtà dei fatti ci sbugiarda clamorosamente[/quote]

    Verissimo. Quello che dobbiamo fare è insegnare loro non che siamo tutti uguali, ma ad accettare le diversità. Non è cancellando la festa del papà che si apre la strada ai genitori omosessuali (a proposito, se fossero due papà invece di due mamme? niente festa lo stesso?), così come non è togliendo le feste religiose dalle scuole che si insegna loro a rispettare le altre religioni.
    Magari si potrebbe cogliere queste occasioni appunto per fare discussioni allargate (parlo dei bambini più grandicelli), come nel caso delle religioni si potrebbe festeggiare il Natale spiegando loro la Pasqua ebraica o la festa dell’agnello. Ma queste cose, nelle nostre scuole, ora come ora mi paiono un’utopia.:)

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