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Tim, di Colleen McCoullough

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Siccome si tratta di una rilettura, vi ripropongo una mia vecchia recensione, apparsa ANNI ED ANNI fa ai bei tempi di “Liblog” (per chi non lo sapesse, blog letterario per cui scrivevo, che poi ha chiuso – non per colpa mia!).

 

Se c’è un’autrice che ha abituato i suoi lettori a storie d’amore contrastate o quanto meno inusuali, quella è Colleen McCoullough, che ha narrato – per esempio – i tormenti di Padre Ralph e della sua Meggie in Uccelli di Rovo. Dopo aver subito circa sedici volte in pochi mesi la visione dello sceneggiato per via di un’insana passione di mia madre per Richard Chamberlain, mi sono rifiutata di accollarmi anche il libro ed ho preferito buttarmi, per spirito di contraddizione, sul romanzo di esordio di questa brava scrittrice australiana: Tim. Devo dire, con un certo compiacimento, di non essermi mai pentita.

timcover

La storia si svolge nei sobborghi di Sidney, un ambiente che la McCoullough riesce a cogliere in pieno nella sua essenza. La protagonista è Mary Horton, una donna in carriera giunta alla mezza età senza aver mai conosciuto l’affetto di nessuno; nella sua vita austera e metodica piomba d’improvviso Tim, un muratore di venticinque anni, bello come un dio greco ma ritardato nello sviluppo mentale. Se la sola vista della bellezza pura e devastante di Tim sconvolge Mary, ancora di più faranno il suo candore e la sua intelligenza infantile e delicata.

L’approfondirsi del rapporto tra i due è naturalmente visto sotto cattiva luce sia dalla famiglia del ragazzo (la caratterizzazione dei genitori Ron ed Esme è da applauso) che dalle comari del vicinato, ma nessuno potrà fermare un sentimento destinato a crescere per durare nel tempo.
Che cos’è la normalità, in fondo?

Oltre a colorare i suoi personaggi con brio, la McCoullough riesce – attraverso di essi – a renderci coscienti delle dinamiche sociali a cui ognuno è legato, ed è molto interessante seguire non soltanto l’evolversi di una poetica storia d’amore, ma anche il modo in cui Tim e Mary riusciranno a rompere gli schemi che la vita ha loro disegnato attorno. Le tematiche non sono, infatti, solo quelle appartenenti ad un libro romantico, ma affrontano coraggiosamente i disagi del ritardo mentale, le delusioni, la fatica delle famiglie che si trovano con un malato, i comportamenti sbagliati di chi non può capire quanto sia profondo il baratro. In questo oceano, Mary e Tim trovano la loro rotta aggrappandosi l’una all’altro, donandosi reciprocamente ciò di cui ognuno di loro ha bisogno.

Lo stile utilizzato è coerente al testo e in molte pagine rispecchia l’ambiente in cui si svolge l’azione. Una nota di merito va ai dialoghi: il padre del ragazzo, ad esempio, usa diverse espressioni dialettali e ciò contribuisce a far trovare l’atmosfera popolare dei sobborghi; Mary, invece, che appartiene ad una classe sociale più elevata, si esprime sempre con termini forbiti. Le descrizioni di Mary e Tim insieme riescono addirittura a commuovere, riflettendo la poesia insita nel loro rapporto, con lei che è capace di pensare quanto lui assomigli “all’incarnazione di una dolce notte estiva”.

Consiglio Tim a tutti, anche a chi non si sente particolarmente incline alle storie romantiche: troverete dolcezza, ma non c’è melassa e penso che ogni tanto faccia bene coltivare il nostro lato sentimentale, soprattutto se, come in questo caso, ci viene data l’occasione di farlo con un’opera intensa e particolare.

Come io mi immagino TIM. :P

Come io mi immagino TIM. 😛

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