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Extraterrestre alla pari, di Bianca Pitzorno

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Ve l’ho detto che ho ripreso a leggere ai “miei” ritmi, vero? Ebbene, ecco un libro che, se fosse per me, renderei obbligatorio nelle scuole. E lo renderei obbligatorio anche per TUTTI I GENITORI E GLI INSEGNANTI. Si tratta di un testo per l’infanzia, scritto nel 1979 da Bianca Pitzorno: parliamo di “Extraterrestre alla Pari”.

mo

La storia è narrata dal punto di vista di Mo, una creatura aliena di circa 10 anni, che viene mandata ospite di una famiglia terrestre per uno scambio culturale. Mo ha un aspetto umano, ma androgino: il suo sesso è sconosciuto, perché su Deneb la determinazione sessuale avviene solo quando il soggetto è pronto per la riproduzione, oppure si può sapere solo attraverso una complicata analisi del sangue che richiede moltissimo tempo. I genitori adottivi, Nicola e Lucilla Olivieri,  se ne fanno subito un problema. Come potranno dare la giusta educazione all’ospite extraterrestre?

Per i primi tempi si stabilisce che Mo si comporti da maschio e da femmina a giorni alterni, ma poiché l’attesa per l’accertamento sembra andare troppo per le lunghe, il giovane alieno (o la giovane aliena?) viene sottoposto ad un esame psicologico che, al termine di studi furibondi, ne stabilisce il genere maschile.

La famiglia si dispone, dunque, ad un’educazione “adeguata”: il ragazzino viene iscritto ad una scuola maschile insieme al cugino Andrea. Qui viene incoraggiato alle materie scientifiche, alle materie tecniche, ai giochi di squadra, all’avventura. Mo si trova molto bene, perché è una creatura brillante e molto vivace, senza contare che è più forte di tutti i coetanei, grazie alla propria natura denebiana. Diventa capo di una banda e si affeziona ad uno dei suoi “luogotenenti”, il timido Simone. Allo stesso tempo osserva con un certo distacco il comportamento della cugina Caterina, gemella di Andrea, che all’inizio era stata sua amica, ma che dopo aver scoperto la natura maschie si è allontanata sempre più. Caterina sembra vivere in un mondo a parte rispetto al fratello ed ai cugini: a lei non è permesso fare nulla, è continuamente ripresa per la più piccola ribellione e convinta, sia con la severità che con le moine, di valere solo se capace di adattarsi ad essere una “brava donnina di casa”. Lo stesso atteggiamento intransigente viene adottato con la sorella minore di Andrea e Caterina, Cecilia. Ma la piccola ha un carattere peperino ed imprevedibile e non si lascia condizionare, perciò è vista come la “pecora nera” della famiglia, al pari della zia Anna, la sorella della mamma adottiva di Mo, che fa l’astronoma, è un genio nel suo campo ed ha in previsione un anno negli USA nonostante il marito ed i due figli (che però – sia chiaro, se la cavano benissimo, grazie alle ottime doti di Lui!).

Nel bel mezzo della vicenda, il colpo di scena: arrivano i risultati delle analisi e si certifica che Mo è in realtà una femmina.

Grande sconcerto generale. In men che non si dica la sua vita subisce il contraccolpo: le viene cambiata la scuola (adesso solo femminile), l’arredamento della camera, i vestiti. All’inizio sembra tutto bello: Mo scopre che per i terrestri è vigliaccheria picchiare una bambina (mentre lasciavano che il giorno prima – quando lo credevano maschio – tornasse a casa col naso rotto), che è divertente fare shopping ed indossare abiti fantasiosi e colorati, ma basta pochissimo per accorgersi che sono anche scomodi e le impediscono gli usuali movimenti: basta arrampicarsi sugli alberi, basta correre, basta costruire casette di legno. E non solo: Mo – come accade a Caterina – viene continuamente richiamata perché non aderisce minimamente al modello di femminilità che le maestre vorrebbero: non è dolce, non è remissiva, non è svenevole. E’, semplicemente, una persona indipendente, con gusti variegati e una brillante intelligenza. E dire che la nonna insiste per farle leggere solo romanzetti rosa! Tutto ciò che ha a che fare con l’avventura e la creatività nella sua educazione viene ostacolato, in favore di una tensione verso i lavori di casa, gli obblighi di cura verso i familiari ed in generale, tutto ciò che potrà portarla ad essere una “brava mogliettina”, come scopo unico ed ultimo della vita.

Inutile dire che Mo fa moltissima fatica a sopportare queste restrizioni. In principio prova a subire, pur di mantenere l’affetto e l’approvazione dei suoi amici e familiari, ma poi la sua vera natura emerge e la ragazzina decide di tornarsene su Deneb, dove  “sapeva che a Caterina, Cecilia e Maria, quando avessero messo piede su Deneb, nessuno avrebbe chiesto di compilare un modulo sbarrando la F. e non la M. per relegarle di conseguenza in uno scompartimento di seconda categoria. “

Con il suo stile pulito e gli episodi che costituiscono quasi delle parabole esplicative, questo romanzo si candida ad essere il “Manuale per bambini per l’insegnamento alla parità di genere”. Infatti non ci sono recriminazioni, ma vengono messi in luce gli aspetti più eclatanti di come l’educazione incida sul carattere, sui gusti e sugli atteggiamenti di una persona sia sul versante femminile che sul versante maschile. Si descrive come le donne vengano sempre viste come amabili creature da proteggere e trattate di conseguenza come eterne minorenni, ma si evidenzia come questo non sia il vantaggio che sembra, quando si entra sul piano della vita concreta.

Essendo un testo degli anni Settanta, poi, vi è una denuncia alla discriminazione del lavoro casalingo, che non viene affatto considerato, ma anche alla disparità dei salari, alla “discriminazione inversa”, ovvero quella mentalità che spinge le donne a considerare gli uomini dei minorati quando devono impegnarsi nelle faccende di casa e, più in generale, il focus è centrato sui pregiudizi di genere che rendono la vita difficile all’una e all’altra parte.

La Pitzorno affida a Mo una visione dapprima incredula, poi ottimista, quindi rassegnata ed infine sprezzante di tali pregiudizi ed il tutto è riassunto nella lettera che la piccola aliena scrive ai parenti di Deneb e che dice così:

“…sono proprio contenta di essere nata a Deneb, visto che dovevo nascere donna!

Ma lo sai che qui sulla Terra una donna non è padrona di niente! Per esempio, una nasce con un cognome e una nazionalità, e crede che siano suoi. Invece glieli ha prestati il padre, fino a che non si sposa. Infatti poi il marito gliene presta di nuovi, e se si risposa li cambia ancora. Potrebbe essere divertente, se una qualche volta non si chiedesse “Ma chi sono veramente?”. Lo sai che ci sono nazioni, che affermano di essere civili, dove le donne fino a qualche anno fa non potevano votare, e tutti pensavano che fosse normalissimo? Lo sai che lo stesso identico tipo di lavoro, se lo fa una donna viene pagato di meno? Lo sai che i genitori preferiscono far studiare i figli maschi piuttosto che le figlie, anche se sono più stupidi, perché sono gli uomini che devono far carriera e affermarsi nel mondo del lavoro? E che molte donne che credono di essere ricche perché il marito guadagna molto, se non vanno più d’accordo non se ne possono andare per i fatti propri perché non sono in grado di guadagnare un soldo da sole? E lo sai Tar, che se una donna non è considerata bella, tutti la criticano anche se è brava e intelligente e non va bene né per sposarsi, perché gli uomini vogliono la moglie bella, né per lavorare, perché le richiedono la “bella presenza”. Invece un uomo può essere brutto come un maiale e viene stimato lo stesso sia come marito che nel lavoro. Poi le accusano di perdere troppo tempo col trucco, il parrucchiere e la moda, poverette, e le chiamano frivole! Quasi tutte le donne, per esempio, portano i tacchi alti, che sono scomodissimi per camminare. Lo fanno perché gli piace — pensano gli uomini — cretine! Ma se una donna va in giro con i tacchi bassi, sono i primi a trovarla trasandata, racchia, la prendono in giro e non la trovano desiderabile. Perciò poverette, i tacchi se li fanno piacere per forza! Del fatto che in casa devono fare tutto loro, anche se il marito non è paralitico, te l’ho già scritto. In teoria possono fare qualsiasi mestiere, ma se guardi bene, ci sono delle professioni dove non trovi nessuna donna, o sono così rare che ne parlano i giornali e la televisione, come di un cane a tre teste. Adesso ho capito perché i terrestri ci tengono tanto a sapere immediatamente se un neonato è maschio o femmina! È chiaro; perché se non le allenano per un tempo abbastanza lungo, nessuna delle loro figlie al momento giusto avrà abbastanza pazienza per essere capace di fare la donna!* (Vedi nota!!!) E non credere che a essere maschio ci si guadagni molto. Si hanno molti privi-legi, ma si pagano cari… Perché neanche un maschio, che crede di essere padrone della sua vita e di quella degli altri, è libero di fare quello che vuole. Non si può commuovere, non può avere paura, non può essere sensibile, non può essere tenero e gentile, non può piangere in pubblico, non può cantare e ballare, non si può mettere dei bei vestiti, non può decidere di occuparsi della casa e dei bambini invece di andare in ufficio, non può fare certi mestieri…

( *Nota per i denebiani. Questa non è una scoperta di Mo. Verso la metà del ‘700, un filosofo svizzero-francese chiamato Jean-Jacques Rousseau -che veniva considerato un tipo molto all’avanguardia e un maschio ineccepibile anche se usava la cipria e i tacchi alti- scriveva in un trattato sull’educazione: “le donne siano educate sin dal principio a portare il giogo, in modo da non risentirne troppo il peso”.)

 

Con questa pagina la Pitzorno denuncia praticamente tutto. Certo, oggi c’è stato un ridimensionamento nella spartizione dei lavori domestici, grazie anche al maggior numero di donne lavoratrici (rispetto agli anni 70), ma la situazione continua a non essere rosea e gran parte delle sue osservazioni non si sono spostate di una virgola, ahime’.

La parte più triste del libro è la vicenda della zia Anna, che si sente costretta dal proprio ruolo sociale di madre e moglie a non partire e non realizzare il suo grande sogno di studiare le comete, benché – nel testo è chiaro – non vi sia affatto bisogno di questo suo sacrificio. Ma è un tributo richiesto dalla società, invece, al suo essere nata femmina, perché nessuno mai avrebbe fatto pressioni ad uno scienziato maschio, neppure con un figlio appena nato a casa.

Insomma, benché sia un testo esplicitamente rivolto ai ragazzi, “Extraterrestre alla pari” dovrebbe far riflettere soprattutto gli adulti. Ma che dico, gli adulti dovrebbero studiarlo a memoria, per capire la mentalità di Mo che non desidera un appiattimento dei generi e trova il bello in entrambi, ma semplicemente non capisce perché i criteri e le generalizzazioni sfavorevoli alle donne si siano radicati così tanto in società che si dicono evolute.

E siccome non lo capisco tanto bene nemmeno io, forse mi farebbe bene una gita su Deneb.

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  1. Questo libro..sinceramente mi sembra un po’ datato (si vede che è stato scritto quando il divorzio esisteva da poco) “ma se guardi bene, ci sono delle professioni dove non trovi nessuna donna, o sono così rare che ne parlano i giornali e la televisione, come di un cane a tre teste. ”

    esistono anche professioni dove gli uomini sono pochi.

    Sulla questione tacchi: se vedo una donna coi tacchi o senza tacchi penso che comunque sia capace di decidere che scarpe indossare..sta cosa del “se lo fa piacere per forza” non mi convince del tutto, chi si mette i tacchi non più o meno libera di chi non li mette (sinceramente una donna non è obbligata a mettere un tacco 18 più di quanto un uomo non sia obbligato alla cravatta, ci sono uomini che la considerano una tortura! Esagerano)..francamente non credo che la maggior parte degli uomini stia a guardare le calzature femminili a parte i feticisti ma è un’altra cosa.
    Sulla questione bellezza/bruttezza : Desiderare una persona di bell’aspetto non è un crimine, e poi se è vero che esistono canoni estetici (maschili e femminili) è anche vero che si può essere belli/e in tanti modi e ognuno ha i suoi gusti estetici..insomma la cosa è sfaccettata

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    • “si vede che è stato scritto quando il divorzio esisteva da poco”

      cioè in una epoca in cui il ricordo del “matrimonio-galera”per legge era ancora fresco.
      Se un uomo è davvero brutto come un maiale (anche nel senso di puzzolente) posso garantire che difficilmente troverà compagnia…tutti chi più chi meno curiamo il nostro aspetto estetico, anche gli uomini e non c’è nulla di frivolo, mi pare una cosa legittima.

      “chi si mette i tacchi non è più o meno libera di chi non li mette ..ecco così è più chiaro

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  2. oggi comunque ci sono maschi che cantano, ballano, si commuovono,hanno paura (pure troppa) piangono (ammesso e non concesso che la sensibilità di una persona si misuri dalla quantità di lacrime, cosa di cui dubito)..e non esistono ostacoli legali all’accesso maschile a certe professioni solitamente alta presenza femminile (comunque uomini infermieri, per esempio, esistono)…”non può indossare bei vestiti”..? Si è datatissimo. Mascolinità e femminilità per me non sono astrazioni..esistono nella concretezza dell’intreccio tra natura, cultura e storia e sono in evoluzione continua

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  3. comunque pensandoci bene forse in Italia c’è ancora bisogno di un libro per l’infanzia così..magari modernizzato un po’..scusa adesso smetto

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  4. mi fa piacere che tu ci rifletta sopra, ma al quinto commento di fila e senza contraddittorio poteva essere spam ahahahahaha

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  5. Adoro questo libro 🙂 Come tutti quelli della Pitzorno… Tipo Tornatras… Che ricordi!!! Di questo libro mi è sempre piaciuto molto il fattore “lavori casalinghi” perché all’epoca in cui l’ho letto mi succedeva sempre di dover aiutare ioo mia cugina la nonna/zia ecc a preparare la cena o la tavola, a fare le pulizie quando andavamo in vacanza dalla nonna..e non a mio fratello o ai miei cugini.. Fortunatamente mi sono impuntata e mi hanno lasciata stare quando hanno capito che la cosa mi faceva star male perché la vivevo come una tera e propria ingiustizia (ovviamente).

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  6. …e aggiungo che a me avrebbe fatto molto più piacere se avessero chiesto anche ai maschietti di aiutarci nelle faccende, non era questione di pigrizia ma di giustizia 🙂 perché nei lavori casalinghi non ci vedo nulla di male basta che non vengano considerati prettamente femminili!

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  7. grazie per il suggerimento! il tema e come viene affrontato sembra geniale!

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  8. Stupendo! Mi concedi di linkarlo nel nostro blog? In fin dei conti… è la recensione di un libro 😉
    V

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  9. Amo Bianca Pizzorno! e sono troppo orgogliosa che una volta un mio racconto è finito su di un’antologia con uno dei suoi!

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  10. Pingback: Una recensione per voi

  11. Mia nonna mi fa ancora la ramanzina perché la casa non è ordinata , non ho piegato bene i vestiti, e continua a ripetermi che non mi sposerò mai .
    Mi sono appena laureata in medicina e mi sposo tra un mese

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