Feed RSS

La fabbrica delle mogli, di Ira Levin

Giorni fa rimbalzavo tra un blog e l’altro. Sono capitata su quello de “La leggivendola” e mi sono segnata un bel po’ di titoli, poi – tra i suoi blog amici – ne ho trovato uno dal titolo “La lettrice felice”. Per forza di cose sono andata a sbirciarlo, giacché abbiamo la felicità e la lettura in comune. Ho trovato questo bel bloggonzolo e  un consiglio di lettura grazie al quale ho infranto il mio record personale di velocità: contando le distrazioni dovute al quotidiano, ho impiegato 2 ore e mezzo per 97 pagine. E non ho saltato una riga eh.

Sto parlando di un thriller fantascientifico intitolato “La fabbrica delle mogli” scritto nel 1972 da Ira Levin, che non è una femminista arrabbiata come molti potrebbero essere portati a pensare, bensì l’autore di Rosemary’s baby, tra gli altri successi.

fabbricamoglilibro

Eppure, questo libro, in originale The Stepford Wives, è un testo che analizza con grande profondità il problema avvertito dalle donne che si interessano alla questione femminile. E- mi spingo oltre – tra le righe è un atto d’accusa pesantissimo alla pochezza mentale di certi uomini (benché questi, in ultima analisi, risultino vincitori).

La storia si svolge quasi completamente seguendo il punto di vista di Joanna Eberhart, una donna normale, con una vita piena e soddisfacente: un marito, due figli, la passione per la fotografia, che le procura anche qualche soldo, e una brillante intelligenza. Joanna è una donna emancipata degli anni 70, in contatto anche con i circoli femminili, perciò il trasferimento da New York a Stepford le pesa, dato che è costretta a restringere di molto la propria realtà.

Nicole Kidman/Joanna, nel film del 2004 liberamente ispirato al libro.

Nicole Kidman/Joanna, nel film del 2004 liberamente ispirato al libro.

In principio Stepford appare un’accogliente villaggio in colori pastello: le villette tutte uguali, una vicina all’altra, il supermercato, i giardini…ma da subito Joanna si accorge che qualcosa non va.

Tutte le donne di Stepford sono casalinghe. E non solo. La dedizione che mettono nella cura della casa è assoluta, non escono nemmeno per un caffè. E non solo: hanno tutte risposte che sembrano prestampate, appaiono felici, ma di una felicità di plastica, e il loro aspetto è curioso, sono tutte bellissime e tettone. In modo inquietante.

Joanna trova solo due alleate che appaiono normali, che la mattina hanno i capelli scompigliati, che si annoiano a fare la spesa, le cui case sono un disastro: Bobbie, una donna della sua età frizzante, simpatica ed un po’ caciarona e Charmaine, ex modella somigliante a Raquel Welch fissata col tennis e l’oroscopo ed in rotta col marito, Ed.

Quando all’improvviso Charmaine appare bellissima, pettinatissima, tettonissima, ma soprattutto iperdevota alle faccende domestiche ed entusiasta del sesso con il marito (che per tutto il tempo aveva denigrato con le amiche), Joanna e Bobbie restano sconvolte. Bobbie in particolare avanza l’ipotesi che vi sia un complotto dei mariti per rendere chimicamente o elettronicamente le mogli simili a Barbie inutili, senza un proprio pensiero e con l’unico scopo di soddisfarli come colf e a letto.

A Joanna tutto ciò sembra ridicolo, lei in particolare si sente al sicuro perché il suo Walter è sempre stato un marito attento, premuroso e molto dedito al tema della parità tra i sessi, tanto da essere entrato al Circolo Maschile di Stepford con il chiaro intento di decostruirne le fondamenta.

Ma qualcosa non va davvero.

Joanna fa ricerche e scopre che pochi anni prima Stepford era un centro culturalmente molto vivace, specie sul piano delle attività femminili. Poi, quasi all’improvviso e con un effetto domino straordinario, tutto sembra essersi appiattito. E tutto parte proprio dalla creazione dell’Associazione Maschile.

Quelli che sembrano vaneggiamenti diventano un timore fondato quando anche Bobbie, da un giorno all’altro, appare mutata: più bella, certo, ma decisamente vuota.

Joanna capisce che per salvarsi deve andarsene da lì, ma la congiura è già pronta ad agire anche su di lei. E sarà la nuova arrivata, Ruthanne, a vedere per prima una Joanna che fa la spesa con grande gioia, i capelli lucidi e in perfetto ordine, la pelle di porcellana, il petto prominente e una parlantina deliziosa in merito alla migliore tra le marche di detersivo per i piatti.

fabbricamoglikidman2

Ora, sarà l’argomento, sarà lo stile, non so quale dei due ha contribuito di più, ma questo libro mi ha acchiappata dalla prima all’ultima pagina e mi ha letteralmente assorbita.

Bellissimo il personaggio di Joanna, che non è una virago, non è nemmeno una eroina tutta d’un pezzo, ma è una ragazza della mia età circa, che ama suo marito ed è felice di sé stessa e del suo mondo, ma come tutti e tutte ha aspirazioni che la aiutano a migliorare la propria realtà e lavora quotidianamente anche per prendersi cura dei suoi familiari.

Joanna è divisa tra il suo essere normale e ciò che le “mogli di Stepford” rappresentano: un modello che in apparenza tende alla perfezione, ma che in realtà è tale solo per gli uomini. Anzi, per quel tipo d’uomo. Il libro ha anche un momento secondo me dolorosissimo, cioè quando lei si rende conto del tradimento morale del marito Walter, che fino a quel momento le aveva fatto credere di apprezzarla per se stessa e persino per i suoi difetti ed invece si rivela uno come tutti gli altri, che non esita cioè a scambiarla per una bambola senz’anima, che pulisca la sua casa, gli cucini bei pranzetti e non abbia un pensiero suo.

Il che è un incubo, perché secondo me (ma forse sono io una malpensante) questo sospetto si può insinuare in qualunque coppia. Qualunque. Che Lui in realtà non veda ME, ma quello che vorrebbe che io fossi. (Ora non sto parlando della mia vita, ma di quella di chiunque. Però parlo ANCHE della mia vita, questo è certo: nessuno è al sicuro).

Il dubbio è spaventoso ed interessante e val la pena interrogarcisi, anche a ruoli invertiti.

Si ama una persona, o quello che questa dovrebbe rappresentare? E cosa fare se la nostra rappresentazione è falsata dalle spinte esterne? Oddio, potrei parlarne per ore.

Di certo Levin ha toccato un nervo scoperto della nostra società, almeno sul versante del femminismo: quando così tanti stimoli sociali ci indirizzano verso l’identico modello, è difficile per una donna ribellarsi ai dettami ed essere semplicemente se stessa. Peccato però che essere se stessi sia l’unica condizione possibile per arrivare a sentirsi davvero felici.

E ancora: qual è il confine tra i compromessi necessari in amore e la rinuncia a ciò che si è davvero?

Amo rifletterci, ne riscriverò.

Per adesso resto felice ed estasiata di aver letto un testo così stimolante. Ottimo, anche dal punto di vista stilistico, perché scorre veloce, senza una sbavatura, mantenendo la tensione proprio fino alla fine, il che mi fa pensare che questo autore entrerà a far parte del mio prezioso scaffale.

So che da questo libro sono state tratte due versioni cinematografiche, di cui l’ultima vede Nicole Kidman protagonista. Ma sapendo che la trama è stata pesantemente modificata sono un po’ restia a vederlo. Nel film infatti c’è un riscatto delle donne, mentre nel libro Levin non dà alcun sollievo ai suoi lettori, gli omuncoli vincono. Ma vincono davvero, con accanto degli automi privi di qualsiasi personalità?

Consigliatissimo.

fabbricamoglifilmvecchio

»

  1. Io il film con la Kidman l’ho visto e ricordo che mi era piaciuto, anche se era..davvero inquietante! Mi hai incuriosito..corro a cercare il libro!:)

    Rispondi
    • Invece la cosa strana è che se leggi il sottotitolo del libro c’è scritto “Un divertente thriller”. Beh, ti assicuro che questo libro è tutto fuorché divertente. 🙂

      Rispondi
      • Il film mi ricordo che aveva dei momenti umoristici però…un po’ humour nero non so se mi spiego!:) Il finale invece da quello che dici te mi sa che l’hanno cambiato alla grande!

  2. Che bel titolo “la fabbrica delle mogli” 🙂 Grazie per la segnalazione, mi è venuta una voglia matta di leggerlo. Ma pensi che si possa trovare online?

    Rispondi
  3. Il film con la Kidman l’avevo visto al cinema, e puntava soprattutto sulla commedia per la maggior parte della storia (rido ancora pensando alla felpa di Viggo e alla foto incorniciata di Orlando). E in effetti si concludeva con un happy end politicamente corretto, però era lo stesso carino.
    Di Ira Levin avevo letto I ragazzi venuti dal Brasile che era stato affascinante e con un finale decisamente inquietante!

    Rispondi
  4. in effetti il film degli anni ’70 è più fedele alla trama del romanzo e al suo impianto horror-thriller. Il film di Frank Oz è molto diverso non solo perchè è una commedia a lieto fine..ci sono molte invenzioni di sceneggiatura, assenti nel romanzo, che però secondo me hanno reso il film molto particolare e inducono riflessioni interessanti: penso alla coppia gay..in cui quello di mentalità “conservatrice” fa stepfordizzare” il compagno..e poi c’è il personaggio interpretato da Genn Close di cui non racconto nulla perchè il colpo di scena del film è legato a lei.
    Comunque mi pare che del romanzo di Levin sia uscita una nuova edizione, ma non la consiglio perchè c’è una prefazione di Chuck Palahniuk che ho trovato deludente

    Rispondi
  5. Anch’io ho visto il film con la Kidman e mi era piaciuto molto. Probabilmente però il messaggio del libro non è del tutto presente nel film, visto che c’è il lieto fine e un riscatto sia per Joanna che per il marito… Ma è comunque profondo, anche se è una commedia, per esempio quando Joanna si informa sugli abitanti della cittadina e scopre che le donne avevano una carriera brillante prima di trasformarsi in bamboline. A me è venuto il magone mentre vedevo quella scena 😦

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: