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Warm Bodies, di Isaac Marion

 

Chi mi conosce lo sa: sono stata tra quelle poche che non hanno amato Twilight. Quell’acidona che rimaneva indifferente davanti agli sdilinquimenti del vampiro Swarovski e della sua Bella, principessa delle ragazze-polenta (quelle creature che non hanno un perché). Quindi capirete anche voi che non ero entusiasta di sorbirmi l’ennesimo “fenomeno” editoriale, specie perché, dopo vampiri, mannari, fantasmi, fate, sirene ed unicorni, attaccarsi alla figura dello zombie per creare il solito paranormal romance mi sembrava raschiare il fondo del barile. L’invito dell’odiatissima Meyer che in copertina strilla “Non pensavo di potermi affezionare ad uno zombie!” poi mi suonava così male, ma così male che…solo il mio masochismo mi ha indotta ad acquistare questo libro.

Il mio masochismo e un trailer cinematografico visto millemila mesi fa, che però mi è parso simpatico. E così, consapevole di correre il rischio di trovarmi tra le mani l’ennesima minchiata, ho cacciato fuori i soldi.

Fatta questa doverosa premessa, posso dire finalmente che “Warm Bodies” ha ribaltato tutti i miei preconcetti e mi è piaciuto tantissimo.

warmbodies

R è uno zombie come tanti. Non ricorda nulla della sua vita, tutto ciò che sa è di essere morto tra i morti e di continuare, inspiegabilmente, un’esistenza. Gli zombie sono organizzati in una pallida imitazione della società, così come pallida è la loro imitazione della vita. R riesce ad avere pensieri coerenti ed articolati dentro di sé, ma si rende conto che essi si perdono quando devono diventare parole (può emettere solo poche sillabe) e rallentano in maniera irritante quando devono tradursi in azioni. La sua “non-vita” è un lungo ciondolare all’interno dell’aeroporto che fa da quartier generale al suo popolo, uno scambiarsi versi assai significativi con il suo migliore amico, M (entrambi ricordano solo la propria iniziale) e, ogni tanto, uscire a caccia con una squadra, per cibarsi di cervelli dei viventi.

Durante una battuta di caccia, la squadra di R si scontra con un manipolo di umani. R aggredisce e divora un ragazzo, poi fa per avventarsi su una giovane donna, ma qualcosa di incomprensibile lo frena. Non tanto la sua bellezza, quanto la sensazione di conoscerla. Già provare un sentimento è qualcosa di fantastico per lui, che decide di salvarla dai suoi simili e tenerla al sicuro con sé.

La ragazza, Julie, crede di essere ormai spacciata, invece si trova davanti questo mostro inspiegabilmente gentile, che riesce a comunicarle il modo per uscire indenne dall’edificio infestato in cui si è intrappolata da sola: fingersi zombie e seguirlo fino all’aeroporto.

Questo non è che l’inizio della tenera amicizia tra R e Julie, che poco a poco arrivano a comprendersi e persino ad amarsi. Non solo. Man mano che il tempo passa, R comincia a mutare: riesce ad articolare parole e frasi sempre più complesse, a muoversi più fluidamente e velocemente…sembra che la vicinanza di Julie sia il motivo scatenante di questo cambiamento, che diverrà sempre più evidente, finché i ragazzi realizzeranno che si tratta di una vera e propria cura. Ma come far accettare la realtà ai due opposti schieramenti, abituati a trucidarsi da anni ed anni?

La storia di R e Julie – non solo nei nomi – ricorda a suo modo “Romeo e Giulietta” (c’è perfino una geniale “balcony scene” che non vi anticipo, perché lo spunto merita la sorpresa), ma non è così tragica. Tragico è il teatro in cui i protagonisti si muovono: una terra desolata e desolante, un mondo devastato da una piaga non meglio definita che fa tornare i morti…o forse rende morte le persone che si credono vive.

Non sarà facile, ma salvare il mondo è possibile per due ragazzi che scoprono di amarsi contro tutto e tutti, questo è il fulcro della questione. E per chi potrebbe ritenere l’impianto un po’ trito (umana si innamora di creatura soprannaturale) posso assicurare che non c’è quasi nulla che possa irritare come negli altri Paranormal Romances. Anzi, non definirei “Warm Bodies” un paranormal romance…il che per me è un pregio.

I motivi sono diversi: innanzi tutto c’è molto humor. Questo dona un tono superiore all’intero libro ed elimina qualsiasi tentazione verso la sdolcinatezza. Inoltre, R non si innamora di Julie perchessì, la risparmia perché ha appena divorato colui che si scopre essere il suo ex fidanzato, che ha ancora il cervello pregno di ricordi e sogni, che si trasmettono immediatamente ad R.

Questo fidanzato morto, Perry, è un personaggio assente, ma importantissimo: continua ad esistere in qualche modo attraverso R e forse è grazie a lui che lo zombie riacquista la sua anima e, in un certo senso, la vita.

R non è il classico figone con gli addominali scolpiti e lo sguardo gelido ed arrogante, che piace tanto alle “Edwardiane Christangreyste”.  Di lui si dice, sì, che non deve essere stato brutto in vita e che il suo stato di decomposizione è a livello talmente basso che quasi non sembra morto, se non fosse per il grigiore della pelle. Ed ha gli occhi grigi, sì, ma è lo sguardo velato di una creatura che non può mostrare i suoi pensieri e quindi non appare particolarmente magnetico.

Eppure, R è più umano di tutti i vampiri/mannari/miliardari visti negli ultimi tempi. E, porcaccia miseriaccia, ha ragione la Meyer quando dice che affezionarsi al personaggio è inevitabile.

Allo stesso tempo Julie è una ragazza particolare. Vivere affacciati sul baratro non è semplice, ma lei è l’unica nella sua cittadella (uno stadio adattato ad esigenze abitative dei pochi superstiti) a non aver perso completamente le speranze in un futuro migliore. Qualunque cosa accada, Julie è portatrice di speranza, i suoi sogni sono il palloncini colorati a cui si aggrappa per fuggire alla grigia realtà e suo padre, il generale Grigio, non riesce a domarla.

Vi sono poi una serie di personaggi secondari piuttosto ben caratterizzati, tra cui M (…Mercuzio?), il migliore amico di R, rubacuori impenitente persino tra gli zombie e tra i primi ad accettare e comprendere il Cambiamento, e Nora, amica e confidente di Julie (la Balia?) che copre la sua fuga con R e li aiuta in tutti i modi possibili, nonostante il pericolo.

Gli antagonisti, ed anche questo è uno spunto interessante, sono i “vecchi”: il padre di Julie, tra gli esseri viventi e gli Zombie Ossuti (cioè quelli più antichi, la cui decomposizione ha divorato tutta la carne) sul fronte dei non-morti. I “vecchi” vogliono combattere, distruggere, sono i protettori dello status quo e poco importa che si tratti della fine del mondo (vi ricorda mica qualcosa???). Solo l’amore dei giovani e la loro voglia di rischiare è in grado di evitare il disastro, ma per poter dare inizio al cambiamento i ragazzi dovranno lottare contro un sistema consolidato, violento e molto rischioso.

Niente male per quella che doveva essere una storiella di adolescenti ormonosi, con la personalità di una tavola da surf rotta, vero?

Se poi aggiungiamo che lo stile di Marion è pulito, vivace e scorrevole non si può che applaudire. I pensieri di R, tradotti in dialoghi da quattro o cinque sillabe, hanno un sapore concreto e la tenerezza di cui sono impregnati i ricordi e le fantasie d’amore non sconfinano mai nella melassa.

Oggi nelle sale italiane esce il film tratto da questo libro, con protagonista il belloccio Nicholas Hoult, che forse alcuni ricordano come il bambino che faceva crescere Hugh Grant in “About a boy”. Come già detto, il trailer mi è sembrato simpatico. E visto che il testo da cui è tratto è forte, posso augurarmi che anche il film sia godibile. Perciò una di queste sere mi sa che caccerò fuori anche i soldi per il cinema.

warm bodies 2

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  1. pensa che anche a me sapeva di minchiata assoluta.. bah, gli ultimi di twilight poi erano osceni! 😄 ma l’andrò a vedere perchè il mio masochismo non conosce limiti! 😄
    ti dirò..

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  2. Dimmi solo una cosa… ci sono seguiti? Ti prego, no… quando queste cose diventano una serie, si rischia di solito la tragedia :-s
    Vale

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  3. Anch’io la prima volta che ho visto il trailer ho pensato immediatamente a Twilight (anche perché nella pubblicità hanno tenuto molto a precisare che i produttori di Warm Bodies sono gli stessi di Twilight!) e mi sono sentita male nel vedere John Malkovich nel cast, pensando che un attore bravo come lui aveva preso parte a un film banale e scontato come quello… Invece ho sentito diverse persone parlarne bene, però non so se si trattava del libro o del film.
    Comunque un giorno di questi vorrei andarlo a vedere perché mi incuriosisce 😉

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    • @Vale: che io sappia c’è un racconto breve che si chiama The New Hunger e che dovrebbe fare da prequel, E’ uscito (solo in versione e-book) lo stesso giorno del lancio del film.
      @Leilani: il libro, secondo me, può leggerlo tranquillamente. Ricorda davvero più Romeo e Giulietta, che Twilight e se non altro i protagonisti non sono due dementi…per il resto…boh, son gusti. 🙂

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  4. Ieri sera ho visto il film!! 🙂 Mi è proprio piaciuto, soprattutto il fatto che Julie sia grintosa….finalmente un personaggio femminile come si deve!!
    Anche la loro storia d’amore è bella, senza dialoghi sdolcinati, ci sono dei momenti divertenti e a volte anche un po’ commoventi.. Sono rimasta decisamente soddisfatta 🙂

    Rispondi
  5. La Anto mi ha passato il libro, domani lo inizio 🙂

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