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Steve McCurry: Viaggio intorno all’Uomo

Guardate questa fotografia.

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Impossibile non riconoscere la più famosa copertina del National Geographic, uscita nel 1985. Forse però non tutti sanno chi sia l’autore di questo celeberrimo scatto. Ebbene, si tratta di Steve Mc Curry, nato a Philadelphia nel 1950, newyorkese di adozione e probabilmente uno dei fotografi più conosciuti e talentuosi del mondo.

Lo sguardo di smeraldo di Sharbat Gula è solo una delle tante foto che documentarono l’invasione russa in Pakistan ed Afganistan, ma dopo aver portato in occidente le immagini del conflitto la carriera di McCurry è decollata ed egli ha continuato a scattare foto da tutto il mondo, in particolare in teatri di guerra come Iran, Iraq, Cambogia, Filippine.

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Insignito di numerosissimi premi, collaboratore di punta del National Geographic, McCurry fa dell’esperienza umana il suo principio ispiratore: per questo i suoi scatti hanno sempre al centro l’uomo. I suoi ritratti, visi di una particolarità squisita, sono sempre impressionanti al punto di arrivare al tridimensionale (in un periodo in cui Photoshop non era uno strumento così popolare). Ma anche nelle scene di vita quotidiana l’attenzione è sempre focalizzata sulle sfumature più intense dell’animo umano, le sue contraddizioni, i sentimenti.

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Per questo, credo, Steve Mc Curry è in grado di creare empatia persino nella principessa delle profane, cioè io, che di fotografia so giusto due cose in croce appiccicatemi in mente da un Lui entusiasta ammiratore.

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Ieri infatti ci siamo trascinati in quel di Genova e – tra le altre cose (un torneo di biliardo, per esempio!!!) – ci siamo fermati a vedere la mostra allestita a Palazzo Ducale dal titolo: “Steve McCurry, viaggio intorno all’uomo”, un’esposizione di oltre 200 scatti tra i più rappresentativi della carriera di Mc Curry, più un buon 50% di inediti che fanno parte di un progetto sponsorizzato da Lavazza ed intitolato ¡Tierra! che ha toccato Perù, Colombia, Honduras, India, Brasile e Tanzania a partire dal 2002.

_2SM9200; Omo Valley, Ethiopia, 08/2012; A Kara woman in the Omo Valley.

La mostra si divide in 4 sezioni. Il primo percorso che riguarda i ritratti (la parte che mi è piaciuta di più), nel quale è raccolta una selezione di visi davvero eccezionali per intensità, bellezza e colori. Davvero, sembra che ognuno di essi possa animarsi da un momento all’altro e raccontare la propria storia.

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Il secondo riguarda il dolore ed è un insieme di immagini strazianti: scenari di guerra, lo tsunami che investi il Giappone nel 2011, il Crollo delle Torri Gemelle.

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Il terzo è un’insieme di foto di viaggio, colorate e variegate. E’ un po’ il cuore dell’esperienza umana di Mc Curry, che spazia dall’India al Giappone, dal Pakistan all’Etiopia, alla ricerca del momento di luce perfetto, in cui tutto diventa magico.

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Infine vi è una sala dedicata allo stupore: qui si trovano le foto più stravaganti e spiritose, quelle capaci di strappare un sorriso divertito ed è molto bello, secondo me, che la mostra si concluda con il sorriso e la gioia di vivere trasmessa da questi personaggi bizzarri ritratti in situazioni assai particolari: come i monaci Shaolin in preghiera a testa in giù come pipistrelli.

Se dovessi per forza trovare il pelo nell’uovo, direi che l’allestimento sarebbe stato ancora più godibile se, invece di essere diviso per temi, lo fosse stato per nazioni (o continenti). Di modo da avere chiaro anche il giro del mondo compiuto dal fotografo e non essere costretti al continuo sbalzo culturale.

Questo è proprio un cavillo, però, perché le fotografie parlano con un linguaggio universale e chiarissimo, alcune ti lasciano addosso un profumo, altre ancora ti rubano gli occhi e saresti tentato di non riprenderteli per un bel po’.

Un’ottima idea è anche l’audioguida, compresa nel prezzo, in cui lo stesso McCurry (doppiato, mi sembra, da Ivo “Fulmine di Pegasus” De Palma) spiega le sue foto più importanti: le modalità di scatto, ciò che le ha animate, ciò che hanno significato per lui.

La mostra è stata aperta il 18 Ottobre 2012 e terminerà il 24 Febbraio 2013, il biglietto costa 12 euro. Non so se ci sarà un’altra tappa in Italia (dopo Milano, Roma e Perugia), perciò – se ne avete la possibilità – vi consiglio una gita nella Città della Lanterna, con una puntatina a Palazzo Ducale, proprio per non perdersi questo eccezionale sguardo sui colori del mondo.

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