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Marrakech Express 4 – Gueliz

Il giorno dopo la gita alle cascate siamo leggermente “schioppati”, come si dice da noi. Perciò anche se il proposito iniziale era quello di abbandonare Marrakech in favore di altre escursioni, rimandiamo a domani e decidiamo di concedere ancora una possibilità alla città per farci divertire. Devo dire che va molto meglio del primo giorno: la mattina visitiamo Gueliz, ovvero il quartiere nuovo. Sebbene assai lontano dal comune immaginario sul Marocco, si presenta ai nostri occhi un quartiere moderno, ordinato, molto molto vicino alle città occidentali, ma con un suo sapore. Senza contare il fatto che ci fermiamo in un bar per bere un caffè e mangiare una pasta e ci rendiamo conto che un dolce così buono non l’avevamo mai assaggiato (la mia era una pastafrolla deliziosa con su una crema di latte che lévati, leggermente caramellata).

gueliz

Torniamo verso l’hotel all’ora di pranzo e ci fermiamo ad una agenzia della Sahara Express. Prenotiamo per il giorno dopo un’escursione nel deserto che prevede una notte fuori. Poi tutti contenti torniamo in camera per un pisolino e usciamo di nuovo nel primo pomeriggio, diretti verso il centro e decisi a dare una seconda chance a piazza Djemaa El Fna.

Lungo la strada, ci raccoglie un tassista che chiede soltanto 3 euro per portarci in giro. Parla italiano, dice che ama l’Italia come tutti, ma secondo noi la ama davvero. Spontaneamente, ci racconta un sacco di cose sulla città, ci porta a vedere il Palazzo Reale, ci parla del Mercato Nazionale dove ci consiglia di andare per confrontare i prezzi giusti. Ci parla con aria sognante della sua terra, ci dice che l’essenza del Marocco è il contrasto ed è molto felice di sapere che il giorno dopo saremmo andati nel deserto.

escursioni

Ci consiglia, dopo la nostra visita alla Medina e al quartiere ebraico, di raggiungere i Giardini di Majorelle, cosa che annotiamo. Il nostro gentile amico ci lascia proprio di fronte al Mercato Nazionale, cioè un bazar a due piani in cui si può trovare di tutto e di più: arredamento, gioielli, tessuti, profumi, oggetti per la casa (compreso un portabottiglie a forma di Optimus Prime a grandezza quasi naturale. Non sto scherzando.)

Non tutto è accessibile: ci sono tavoli d’argento, ebano e cristallo che costano appena 20000 euro, braccialetti con pietre preziose che solleticano la mia passione per la “luccicanza”, abiti da sera degni delle Mille e Una Notte…ma al piano terra ci sono anche tante “carabattole”, o comunque souvenirs che ci possiamo permettere. Quindi, grazie anche al fatto di non essere costretti a trattare, girelliamo facendo dei piccoli acquisti in tutta tranquillità e confrontiamo i prezzi di quanto abbiamo comprato nel souk scoprendo con un certo sollievo di aver preso i Pouf ad un prezzo più che dignitoso e di non essere stati fregati così atrocemente nemmeno in erboristeria. Questo riequilibra DI MOLTO il tono della nostra vacanza!

Siamo così contenti all’uscita del bazar che ci inoltriamo nella Mellah, il quartiere ebraico, e ci perdiamo. Grandi, eh? Per fortuna viene in nostro aiuto un ragazzetto sorridente che – pensate che ventata di freschezza – ci porta fuori dirottandoci casualmente verso la farmacia di suo fratello. Io riesco a rifiutare gentilmente, dicendo che avevamo già acquistato tutto, ma Lui si ricorda che ci mancavano i cristalli di sale al mentolo da sciogliere nel the e se ne fa dare una generosa quantità.

E va be’, ma tanto io che parlo a fare? N.d.Me: alla fine i cristalli si stanno rivelando utilissimi per il raffreddore, perciò – mannaggia – non mi posso nemmeno lamentare più di tanto.

Ricordandoci i buoni consigli del nostro amico tassista, nonostante fossimo carichi di sacchetti (o – meglio – IO lo fossi, perché Lui fa lo Steve McCurry denoantri e lo zainone con la EOS 1D “topdigammaperipaesaggi” e l’attrezzatura pesano già fin troppo) ci siamo imbarcati su un taxi alla volta dei Giardini della Majorelle, dedicati ad Yves Saint Laurent che a quanto pare a Marrakech era una personalità di spicco.

majorelle1

Si tratta di un piccolo parco con ingresso a pagamento, in cui sono conservate centinaia e centinaia di diverse specie vegetali. Si percorrono corridoi tinti di giallo e turchese, ci si può sedere sulle panchine o sui muretti mentre si ascolta il canto degli uccelli. E’ decisamente un luogo di grande pace che mi ha ricordato in qualche modo i templi di Kyoto, con la loro prorompente natura nel cuore di una città caotica.

La visita, comunque, non dura più di un’ora. Sereni e rilassati, troviamo il taxi per tornare in hotel. Vogliamo cenare ed andare a letto presto perché domani ci aspetta il risveglio ad un’ora antelucana ed una bella avventura: il deserto, finalmente.

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  1. Ciao, ma la “puntata” del deserto nn c’é? Complimenti…bellissimi racconti divertenti.

    Claudia

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