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Marrakech Express 3 – Le cascate di Ouzoud

Ci siamo svegliati ad un orario che per me durante le normali vacanze è indecente, per essere pronti alle 8 in punto.

Errore: abbiamo scoperto a nostre spese che i marocchini sono ritardatari nati. Ma è un ritardo gioioso, che fronteggiano con grandi sorrisi. Noi sorridiamo un po’ meno figurandoci scenari da truffa aggravata, tipo “noi scemi col biglietto in mano che aspettiamo che ci vengano a prendere fino a mezzogiorno e solo allora capiamo che non ci sarà nessuna gita”.

A dire la verità l’agenzia presso cui avevamo prenotato sembrava seria, ma il prezzo ridicolo ci metteva un po’ sul’avviso.

Per fortuna, per una volta, siamo stati noi i malfidati. Con solo mezz’ora di ritardo (giusto il tempo di gustare un buon cappuccino in caffetteria) ecco il taxi che dovrebbe portarci al punto di ritrovo, ovvero la sede della SaharaAdventures.

Lì ci aspettano un’altra dozzina di turisti in attesa di essere smistati. Tre o quattro vengono caricati su un pullman per il deserto, un paio – che hanno preso il ritardo peggio di noi –  litigano con la signorina delle iscrizioni che risponde a gran voce. Ah, qui davvero le donne non si fanno mettere i piedi in testa, sembra.

Noi veniamo caricati su un mini-van della FIAT color vomitino insieme ad una coppia di portoghesi: lui – per la privacy lo chiameremo Vince perché è la fotocopia sputata dell’attore Vince Vaughn – parla bene italiano perché ha lavorato 5 anni a Milano per MTV Italia. La sua compagna parla solamente inglese e per questo i rapporti con lei sono un po’ allentati, almeno nel primo paio d’ore. Insieme a noi 4, oltre all’autista che però parla solo arabo e quindi con noi si esprime a gesti, ci sono due marocchini che sembrano lì per caso. All’inizio penso siano le nostre guide, invece si tratta di turisti come noi che però non ci filano di striscio. E va bè.

Questo è Vince Vaughn. Uguale identico al nostro amico, giuro.

Questo è Vince Vaughn. Uguale identico al nostro amico, giuro.

Comprendendo una pausa caffè presso un distributore di benzina, il viaggio di andata dura circa due ore.

“Ouzoud” in berbero dovrebbe significare “Ulivo”. Ed infatti la zona è circondata da un immenso uliveto. Per la modica somma di 20 euro (diviso 4) affittiamo una guida in loco e quindi è un simpatico ragazzo con un turbante fucsia ad indicarci la strada: dal ciglio della cascata, che misura in altezza oltre 110 metri e non è provvisto di alcuna ringhiera (nelle foto io sono venuta con un sorriso un po’ tanto tirato, perché soffro di vertigini) costeggiamo un fiumiciattolo con tanto di ponticello e ci inoltriamo nel sentiero che serpeggia e scende attraverso l’oliveto.

La giornata di sole ci regala il più grande e stupendo arcobaleno che io abbia mai visto. Soprattutto è così vicino che sembra di poterlo toccare. Passeggiare circondata da quel verde intensissimo, con lo scrosciare dell’acqua a poca distanza, la temperatura mite, il profumo degli ulivi e dell’erba e l’arcobaleno che scintilla poco lontano è davvero un’esperienza paradisiaca.

Lentamente, scendiamo fermandoci solo ogni tanto nei punti panoramici in modo da poter scattare le fotografie.

Ousoud

Arriviamo fino a valle, 150 metri sotto circa. Qui troviamo una sorta di campeggio che espone ovunque bandiere giamaicane e arredamento in stile rastafari. La guida ci spiega con un sogghigno che i proprietari vengono appunto dalla giamaica e la sera allietano gli ospiti con animazione, musica e…e ride con un gesto eloquente.

Che trovassimo un covo di cannaioli giamaicani in fondo alle cascate marocchine non me lo aspettavo proprio. Comunque, dei cannaioli neanche l’ombra, a parte forse una ragazza bionda e carina che sta facendo il bucato proprio mentre arriviamo.

Noi scattiamo le nostre foto, poi proseguiamo proprio fin sotto la cascata: lo scenario è da sogno, con l’arcobaleno che domina sullo specchio d’acqua verdazzurro, la schiuma del potente getto in discesa che è bianchissima e la mezza dozzina di chiatte dai sedili variopinti, per coloro che vogliono spingersi ancora più vicino. Essendo inverno, la temperatura non suggerisce quest’ultima impresa, perciò attraversiamo il guado fatto con sassi e sacchi di iuta e siamo dall’altra sponda.

La risalita promette di essere abbastanza faticosa, specie se fatta a stomaco vuoto. Ma io sono sempre troppo malfidata e dimentico che questa macchina turistica è organizzata benissimo. Infatti, a metà strada, proprio nella posizione migliore per osservare la cascata, ci sono dei deliziosi ristorantini, con prezzi accettabili (e soprattutto puliti!!!).

Noi 4 riusciamo ad accaparrarci un tavolo vista-cascata che viene scrupolosamente lavato con uno straccio imbevuto di ammoniaca. Qui possiamo gustare in pace i nostri spiedini.

Chiacchieriamo con Vince e sua moglie, e li troviamo davvero simpatici.

Restiamo lì un paio d’ore a rilassarci, poi Turbante Fucsia viene ad avvisarci che è tempo di ricominciare la salita, se vogliamo farla con calma.

Pian piano ricominciamo a salire i gradini e devo dire che a stomaco pieno è tutta un’altra musica!

Passiamo per alcuni riad che in estate, quando la temperatura altrove sfiora i 50 gradi – vengono presi d’assalto, poi ci fermiamo per fotografare qualche scimmietta che vaga libera e sgranocchia della frutta secca.

Arriviamo di nuovo in cima che sono circa le 15 e 30. La passeggiata è stata davvero bella e degna di nota, grazie soprattutto alle meraviglie del paesaggio.

Dobbiamo aspettare un bel po’ i nostri compagni di viaggio marocchini e il nostro autista, che si fanno vivi solo dopo circa un’ora ed infine riprendiamo la strada verso Marrakech.

Lungo la carreggiata, ciò che si nota di più oltre ai mutamenti repentini del paesaggio (uliveti, poi zone aride, poi pascoli,poi piccoli paesi che sembrano fatti interamente d’argilla, etc.) è il numero di bambini con i libri sotto braccio. Tutti vanno (o tornano) da scuola in gruppetti allegri e sorridenti. Probabilmente le scuole sono molto distanti dalle loro abitazioni, ma loro sembrano abituati e ci osservano con curiosità, oppure sorridendo e agitando la mano.

La bellezza di tutti questi bambini è incredibile, sembrano una pubblicità.

Arriviamo in città sul far della sera e, siccome ci siamo trovati molto bene, proponiamo a Vince e a sua moglie di cenare insieme.

Quella mattina, Mugugno (il nostro amico ligure che si lamentava sempre) aveva lasciato l’hotel, ma prima ci aveva raccomandato un ristorante che si trovava poco distante dalla nostra sistemazione. Visto che persino lui (!!!) ne aveva parlato bene, decidiamo di proporlo ai nostri nuovi amici che accettano di buon grado.

Il tempo di una rinfrescata e siamo di nuovo per strada, diretti verso il locale che si chiama “AMAIA RESTAURANT”.

Giudizio: 10.

amaia

Abbiamo potuto godere di un aperitivo delizioso (Mojito), più una stupenda cena a base di carne (ma il menù è vario) e dolci di una squisitezza memorabile. Per non parlare dell’ottimo vino (e tenete presente che nella stragrande maggioranza dei locali non si vendono alcolici). Il prezzo è paragonabile a quello dei ristoranti europei, ma l’ambiente è caldo e accogliente, il maitre simpaticissimo e molto di classe e – insomma- è il locale adatto se volete passare davvero una BELLA serata. (Si nota che mi è piaciuto?)

Se poi facciamo il paragone con la cena triste che ci avrebbe aspettato in albergo la scelta di mangiare lì si è rivelata più che vincente, quindi per una volta, dobbiamo dire: GRAZIE MUGUGNO!

La gita ci ha comunque spossati, perciò non abbiamo fatto tardissimo. Ci siamo scambiati i contatti con Vince & Compagna (ma non li ho ancora rintracciati su facebook, uffa!) e dopo averli ringraziati per la piacevolissima giornata insieme abbiamo fatto di nuovo rotta verso il nostro hotel.

Felicissimi.

Una risposta »

  1. Ahahahahah 🙂 Mugugno dovrebbe leggere il tuo blog per placare la sua negatività 🙂 Mamma mia quelle cascate sono bellissime, prima o poi devo andare anch’io in vacanza in qualche posto affascinante..fino ad ora sono andata all’estero solo grazie alle gite scolastiche che però erano stressanti 😦

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