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“Non uscite sole”. E non l’ha detto un talebano.

Ci risiamo. E’ scoppiata una nuova polemica in merito ad un caso di stupro (purtroppo). La vicenda ha coinvolto una ventiquattrenne di Bergamo che ha subito violenza da parte di un uomo di origini kosovare (tutti i giornali si affannano a puntualizzare che non è italiano) all’uscita di un locale (erano all’incirca le 2 di notte).

Ne hanno parlato in tanti: Un Altro Genere di Comunicazione, Blog-O, La Repubblica. I vari articoli sottolineano ognuno un diverso aspetto della vicenda: di come la città abbia risposto con cortei di solidarietà (dimenticando un poco, però che la stragrande maggioranza delle violenze è ad opera di italiani, tra le mura domestiche…), di come i giornali abbiano adottato il solito, tristissimo linguaggio sensazionalistico spostando l’attenzione dalla gravità del delitto in sé al fatto che la ragazza si è scoperto essere incinta, che lo straniero è stato colto da un “raptus”, che “lei era fuori alle due di notte”…

A porre la cosiddetta ciliegina sulla torta è poi spuntato il procuratore della Repubblica Francesco Dettori, che ha ben pensato di uscirsene con il seguente scambio di opinioni:

D La ragazza è stata aggredita in una zona centrale della città.

R «Ovvio che è impossibile un presidio del territorio al 100%. E così anche ai cittadini sono richiesti sforzi che a volte sembrano cozzare contro i diritti della persona».

D Tipo?

R «Le donne sono l’anello debole di una società in cui è parzialmente ancora inculcata l’assurda mentalità della femmina come oggetto del possesso. Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che di sera non uscissero da sole».

D Ma così sembra che la ragazza sia andata a cercarsela.

R «Non voglio colpevolizzare la giovane che ha subito violenza, anzi a lei vanno le nostre scuse per non aver saputo offrire la degna protezione.Ma a volte bisogna ragionare in termini reali».

Ora, dalle mie parti si dice “A me tasto s’a ghe son“, che terra terra vuol dire “Mi tocco per vedere se ci sono”.

Cerco di pensare il meglio possibile e capisco che quello del procuratore sia stato un invito alla prudenza che tutti – uomini e donne – siamo costretti a tenere perché non viviamo nel migliore dei mondi possibili. Tuttavia lasciatemi commentare anche che una frase simile nel 2013 è inaccettabile. E’ degna di un talebano. Credevo che solo i talebani, infatti, pensassero che la soluzione di un problema possa essere in qualche modo la limitazione della libertà personale. Invece no: alcuni italiani, anche in posti di responsabilità, la pensano allo stesso modo. Non riescono ad arrivare al concetto che il crimine di stupro è figlio di una determinata mentalità e pur condannandolo che fanno? Spostano il focus sulla vittima.

Non si insegna al maschio a NON STUPRARE. Si insegna alla femmina a NON FARSI STUPRARE.

Finché siamo a questo punto, penso che resteremo nel vicolo cieco. L’indignazione dell’opinione pubblica (femminile e maschile) anche in merito a questa frase è già stata espressa in modo ancora più efficace del mio. Tra i tanti articoli che – per fortuna – sono emersi, c’è quello tradotto da Maria Grazia Di Rienzo che vi invito a leggere perché contrariamente ad altri non è una sterile critica o un generico “In che mondo viviamo”. Questo articolo, che in originale è opera di Amanda Taub, prova a far calare gli uomini nei panni di coloro che subiscono pesanti limitazioni alla libertà individuale, per far capire a chi non ci arriva perché ci risentiamo tanto quando un procuratore ci dice che “sarebbe bene non uscissimo sole”.  L’articolo, infatti, propone di non fare uscire TUTTI GLI UOMINI (in quanto potenziali violenti), oppure di farli uscire solamente bendati, perché è ormai provato che non sono in grado di resistere alla tentazione costituita da un corpo femminile nelle vicinanze.

Vi sembra folle? Sì, tranquilli ,anche a noi. Ed è la stessa follia che riconosciamo nelle affermazioni di chi – anche solo per proteggerci  in quanto anello debole – rifiuta di scaricare il problema sui responsabili e propone soluzioni che poi soluzioni non sono, per più di un motivo, infatti ormai anche i muri sanno che:

1. i “consigli” sull’abbigliamento non contano, in quanto la statistica ci mostra come non ci sia alcun legame tra una gonna corta ed una violenza. Anzi: è famosa la sentenza di qualche anno fa per cui le intenzioni del violentatore furono messe in dubbio in quanto la vittima indossava i jeans.

2. la stragrande maggioranza delle violenze avviene tra le mura di casa.

3. non importa che sia giorno o notte.

4. non importa nemmeno che tu sia accompagnata o meno, perché chi è seriamente malintenzionato non impiega nulla a minacciare anche il tuo compagno con un’arma e, se si tratta di un gruppo, come minimo lui viene gonfiato di botte.

La soluzione, che mi rendo conto non esiste ancora concretamente, è – e non smetterò mai di dirlo – in un profondo cambiamento di mentalità. So che non è possibile impedire del tutto questi crimini, ma di sicuro potrebbero essere ottimi deterrenti una differente educazione al rispetto dell’individuo indipendentemente dal genere (e questo è un lavoro duro, perché non è attualmente supportato dalla nostra cultura) e la certezza di una pena che possa chiamarsi tale per chi viene riconosciuto colpevole. Perché se dopo uno stupro di gruppo ti mandano a casetta tua non solo la sensazione è quella di averla fatta franca, ma il reato in sé viene sminuito come qualcosa di secondario, non estremamente pericoloso.

Una vergogna oltre la vergogna per il nostro paese.

violenza

 

 

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  1. io, se c’è una cosa che odio, è lo stupro. con quale coraggio riesci a prenderti qualcuno con la forza mentre urla? bisogna essere delle persone schifose. Facciamo tanto le persone open-mind ma siamo ancora una società maschilista dove la donna è considerata oggetto di proprietà dell’uomo, che deve sottostare a lui e a gratificarlo in qualunque momento. L’unico consiglio che do alle donne è di non uscire da sole la sera ma nel senso che è realmente pericoloso! purtroppo non viviamo in città tranquille e io, che sono un ragazzo, ho paura a fare certe strada a certi orari. poi, sappiamo come l’opinione pubblica usa queste cose a proprio favore.. l’unica cosa che mi viene da pensare è “povera ragazza!”, anzi, no, ne ho un’altra “tagliate il pisello a tutti”. Affettuosamente Nerd

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  2. C’è differenza tra normale prudenza e limitazione della libertà benché – ne convengo – sia sottile. Che io decida di non andare alla stazione alle 3 di notte perché è pericoloso è una cosa, che mi venga imposto da altri è un’altra. Ognuno (ed ognuna!!!) è dotato del proprio buon senso, e non serve trattare le donne come minorenni a vita, esseri da tutelare. E’ buffa questa cosa, perché nessuno dice: “Non portarti dietro il portafoglio, qualcuno potrebbe rapinarti.” Eppure in caso di rapina a nessuno viene rimproverato di avere con sé il proprio portafoglio. Invece in caso di stupro c’è sempre questo odioso sottinteso: la donna non doveva essere lì in quel momento, non a quell’ora, non vestita così. C’è sempre una tacita giustificazione a quanto accade ed è questo che va combattuto prima di tutto. La violenza esiste, è un dato di fatto. Esiste a tutto tondo. Non mi illudo che questo cambierà a breve, e non mi illudo che il crimine dello stupro possa mai scomparire, purtroppo. Però vorrei che fosse trattato come tale: uno tra i crimini più gravi che possa essere attuato contro una persona. Se penso che fino a poco tempo fa era reato “contro la morale” mi viene l’amaro in bocca. Mi viene da pensare a quanto gli uomini ( e qui, sì, dico i maschi) siano stati indifferenti ed egoisti e a quanto tanti lo siano ancora e si facciano ciechi di fronte ad una cosa del genere, semplicemente perché è qualcosa che “a loro non potrà mai succedere”. Ecco, questo non sapersi mettere nei panni degli altri (o, meglio, delle altre) è il peggior difetto di coloro che chiamo maschilisti.

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