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Una bambina, di Torey L. Hayden

La prima volta che ho messo gli occhi su questa storia ero piccola: appariva nella collezione di Reader’s Digest che apparteneva al mio adorato nonno. Averlo ritrovato a distanza di così tanto tempo mi è sembrato un po’ un segno del destino, perciò l’ho riletto ed oggi ve lo presento.

Innanzi tutto, si tratta di un racconto lungo autobiografico: la Hayden è stata insegnante per bambini con problemi psichiatrici ed attualmente è ricercatrice e psicologa infantile.

“Una bambina” è il suo primo libro, nato probabilmente dal rapporto speciale che la lega a Sheila.

unabambina

Sheila è una creaturina di 6 anni che, in una fredda sera di novembre, rapisce un bambino di 3, lo lega ad un albero e gli dà fuoco. In attesa di essere internata in un ospedale psichiatrico, viene inserita nella “classe speciale” di Torey, un gruppetto di otto bambini con gravi problemi, che però sfuggono a qualsiasi definizione psichiatrica e per tanto non possono essere inseriti nelle classi normali.

Aiutata da Anton, un migrante ispanico padre di due figli, arrivato a quel lavoro senza alcuna preparazione e per pura necessità, e da Withney una quattordicenne di buona famiglia timidissima e col pallino del volontariato, Torey deve far fronte a questa bambina che in un primo momento sembra ingestibile.

Sheila è, contrariamente agli altri allievi, estremamente intelligente. E cattiva al limite della ferocia. Solo la pazienza e la passione di Torey sapranno penetrare nel cuore della bambina, riportando alla luce la creatura meravigliosa che è sempre stata, nascosta e distrutta psicologicamente da continue violenze.

Sheila si rivela in realtà una bambina affamata d’amore, sensibile e brillante. Torey riesce a guidarla attraverso un sentiero difficile che la porterà a poter vivere una vita normale.

E’ sorprendente pensare che il libro sia stato scritto interamente in una settimana e che tutti i protagonisti siano ancora vivi, vegeti e…rintracciabili. Sappiamo, infatti, che Sheila ora ha circa trent’anni e lavora nella ristorazione. E’ single ed è felice. Anton e Withney continuano a lavorare con i bimbi disadattati ed anche per loro quell’anno scolastico è stato determinante.

Quanto a Torey Hayden…questo libro ha rivelato senza dubbio un talento nell’ambito della psicologia ed anche un buon livello letterario. Lo stile è semplice e diretto, ma la passione è forte e per questo ci sono pagine di commozione fortissima ed altre che fanno arrabbiare, scuotere la testa, riflettere, ridere e piangere insieme.

E’ un libro che consiglio perché parla dei rapporti umani più sinceri, dato che si dice che la sincerità appartiene solo a due categorie: i bambini e i matti…e nella classe di Torey ci sono entrambi. Dedicato a chi vuole scoprire la profondità del cuore umano con i suoi abissi e le sue meraviglie.

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  1. C’è stato un periodo in cui adoravo i libri della Hayden, anche se mi facevano stare veramente male… avevo iniziato con Come in una gabbia ;__;
    Però devo dire che preferisco i suoi libri non-autobiografici, come La foresta di girasoli e soprattutto Il gatto meccanico *w*

    Rispondi
  2. quanti ricordi!! lessi questo libro in seconda superiore, obbligato dalla mia professoressa d’italiano (in verità tutta la classe fu obbligata). Mi ricordo come m’impressiono e mi piacque per il tema trattato e la profondità della storia.. forse è l’unico libro consigliato da quella lì (l’insegnante) che mi sia piaciuto.

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