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Arriva il Natale 4: Racconto “natalizio”

Beh, in realtà il Natale qui non c’entra granché…però direi che la storia è zuccherosa al punto giusto. Non è lunga come l’altra, quindi potete leggere a cuor leggero…e spero vi piaccia.

PS: non è valido mandarmi i conti del dentista.

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Sto stretta, qui, ed è quasi buio.

La luce filtra appena attraverso la trama di stoffa scura dell’astuccio.

Ormai è diventato il mio pensiero fisso: come ho fatto ad arrivare dalla prestigiosa vetrina di quel  negozio in centro a questo fagotto oblungo, pigiata tra pennarelli di una grassezza volgare e mozziconi di matite alcuni dei quali – mio Dio! – privi di punta?

Vicino a me c’è TrattoMarker,  un vecchio glorioso indelebile, rosso come il sangue. Il nostro Bambino lo usava per tutti i Titoli Di Somma Importanza. Ora ci guardiamo immersi nel tanfo del suo inchiostro stantio. Non so per quanto riuscirò a sopportarlo.

L’unico modo per tirare avanti è aggrapparmi al ricordo di come ero bella quando ancora dovevano acquistarmi, adagiata sul velluto zaffiro. Il mio stilo placcato in argento scintillava grazie ad un riflettore riservato a me sola. La mia punta nuova era rivolta verso gli osservatori, che potevano così notarne la curva perfetta. Davanti a me, una targhetta dorata enunciava il mio nome – Elìte – e avvertiva che ero l’ultimo arrivo della mia nota casa di produzione francese. Chi mi voleva doveva sborsare una discreta sommetta, ma chi bada al prezzo, quando c’è la qualità?

Fui un magnifico regalo, per il Bambino, lui amava farmi danzare sulla pagina. Mi sovviene  con tenerezza quando ancora non conoscevo foglio e per la prima volta fui chiamata alla prova dell’inchiostro: credevo che la mia cartuccia, già straripante di blu, sarebbe esplosa. Per questo esitai e la mia prima avventura (un ghirigoro arricciolato) fu muta. Ma il mio venditore era un uomo di esperienza. Seppe donarmi la giusta pressione. Le sue dita si strinsero un poco di più attorno a me, calde, senza nervosismo. Allora mi lasciai andare. La mia prima traccia.

“Elite” scrivemmo e poi il negoziante mostrò il risultato agli occhi interessati di una Nonna, che annuì sorridendo.

Il  Bambino fu molto attento a me per diversi mesi. Mi riponeva sempre nella custodia dopo il lavoro, si curava che la mia cartuccia fosse sempre carica e aveva riguardo di non premere troppo sulla carta, di modo che la mia punta non si usurasse. Non avrei potuto chiedere di meglio. Passavamo insieme ore ed ore ed io tracciavo per lui su un quaderno verde tutte le sfumature delle sue sensazioni, le sue fantasie e i suoi segreti. Ma poi…

Era Natale quando arrivò la Macchina.

Dalla scrivania di legno chiaro su cui mi avevano lasciata, la osservai venire depositata e collegata ad un innumerevole groviglio di cavi. Il Bambino non aveva occhi che per Lei.

Lì per lì tutti noi accessori la accogliemmo con quieta curiosità. Solo Gomma tremava, perché ne aveva già sentito parlare: «Per noi è finita.» diceva mestamente, ma nessuno voleva dargli credito. Come avrebbe fatto quello scatolone a darci del filo da torcere? Dov’era il suo inchiostro? Come poteva  pattinare dolcemente sulle pagine di un quaderno come facevo io?

Scoprimmo a nostre spese che la Macchina mangiava la carta e la trasformava in una traccia già pronta. Niente abbracci delle dita tiepide del Bambino, solo un freddo inghiottire per restituire il lavoro svolto in pochi secondi. Il nostro utilizzo diminuì di colpo. Io restai nella mia custodia sulla scrivania per lunghi giorni, le cartucce che rischiavano di seccarsi. Poi, all’inizio di una primavera piena di sole, venni strappata a quella che era stata la mia casa di velluto, per finire qui, da dove non sono più stata tolta.

Oggi è un giorno come tanti.

Nel cassetto ci raggiungono i suoni attutiti di un temporale e l’odioso ronzio della Macchina accesa, unito al ticchettare delle dita del Bambino sui tasti che mi hanno sostituita.

Lo chiamo ancora Bambino, ma è diventato un ragazzo, ormai. L’ultima volta che mi ha guardato, aveva un accenno di peluria scura sotto il naso e sulle guance e l’ho sentito dire che voleva decidersi a tagliarla. So anche che adesso sta scrivendo una lettera d’amore, per un tesoro biondo che vive lontano da lui.

Sento fremere la mia cartuccia: avrei ancora tanto inchiostro da donare, soprattutto per una ragione come questa! Vorrei avere l’umana possibilità di sospirare.

Il fragore di un tuono precipita la stanza nell’oscurità totale. Non riusciamo nemmeno più a vedere la luce nerastra a cui siamo abituati. Persino TrattoMarker è più rigido del solito.

Mi accorgo dopo svariati secondi del silenzio assordante. La Macchina non sibila più le sue lusinghe elettriche. Il Ragazzo impreca sottovoce. Sento un fruscio familiare, poi il cassetto si apre, rivelando la fioca luminosità di una torcia portatile appoggiata sulla scrivania. La mia cartuccia si asciuga per lo stupore, quando la cerniera che chiude l’astuccio si spalanca riportandoci aria fresca.

E’ il giorno più felice della mia vita: sento di nuovo le dita calde che mi circondano e mi sostengono, mentre scivolo su una carta morbida come non mai, più bianca di quanto ricordassi.

“Amore mio” recito con la mia scia blu, un po’ schiarita dal disuso. E poi continuo: decine di dolci pensieri  che io, solo io,  posso fissare  perché possano arrivare ad un altro cuore desideroso.

Abbiamo quasi terminato, quando torna la corrente. Per un momento mi blocco, impaurita. Temo  che il mio lavoro verrà accartocciato e gettato, il mio inchiostro sprecato ed io dovrò tornare nella prigione di stoffa nera, per lasciare che la Macchina mi rimpiazzi come è già accaduto.

Invece, con mia enorme soddisfazione, non solo finiamo la lettera, ma il Ragazzo lascia il congegno infernale spento. Legge e rilegge quello che ha scritto. Quello che abbiamo scritto. Poi, facendomi quasi sciogliere dalla gioia, mi dà un rapido bacio e mi infila nel taschino, proprio sul suo cuore. Qualcosa mi dice che mi terrà con sé.

»

  1. Oddio è BELLISSIMA!!! Veramente, di solito leggo tante storie in giro per la rete oppure nelle note delle pagine di facebook, ma non mi appassionano quasi mai, questa invece è originale, interessante e scritta benissimo, complimenti!! 🙂 🙂 🙂

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