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Uno stupido angelo, di Christopher Moore

In occasione della riedizione, da parte della Elliot, della Favola Nera di Natale “Uno stupido Angelo”, di Christopher Moore, vi ripropongo la recensione che ne feci su Liblog ai tempi di Carlo Magno, quando ancora il titolo italiano scelto era “Tutta colpa dell’Angelo” (assai più politicamente corretto) e la casa editrice Sperling and Kupfer.

Sono felice che la Elliot abbia acquisito i diritti e sarei curiosa di leggere la nuova traduzione, per vedere se alla S&K avessero edulcorato qualcosa, benché non mi sembri probabile, dato che il testo anche allora mi era sembrato di una deliziosa irriverenza, tanto da far premettere all’autore:

Se state comprando questo libro come regalo per la vostra nonna o per un ragazzino, sappiate che contiene parolacce, gustose descrizioni di cannibalismo e quarantenni che fanno sesso. Poi non date la colpa a me. Io vi ho avvisato.

Christopher_Moore_Uno_stupido_angelo

Ci troviamo nel piccolo paese di Pine Cove, un tipico borgo della provincia americana in cui l’evento più significativo è la gara di torte di mele con cui le casalinghe si sfidano ogni anno per le Feste. Proprio qui fa la sua comparsa un bellissimo sconosciuto, Raziel, che non fatichiamo a riconoscere come un angelo del cielo inviato da Dio per compiere una grande missione.Peccato che l’angelo in questione sia il più bello, ma anche il più tonto del paradiso.

Quando il piccolo Josh Barker vede per caso la bella e focosa Lena Marquez uccidere per legittima difesa l’ex marito, che voleva aggredirla dopo essersi travestito da Babbo Natale, crede che il buon vecchio Santa Claus sia stato accoppato davvero ed esprime il desiderio di farlo tornare in vita. Purtroppo Raziel è nei paraggi e, per esaudire il sogno del ragazzino, fa resuscitare l’intera popolazione del cimitero di Pine Cove. Come avrete capito, il Natale di questa sonnolenta cittadina sarà un po’ più movimentato del previsto.

Christopher Moore ha un’abilità straordinaria: quella, cioè, di riuscire a trasportare il lettore nella dimensione fantastica e demenziale partendo da particolari quasi banali, il che rende la lettura sempre divertente e godibile. Avevamo già visto il ribaltamento dei luoghi comuni in Suck! e qui lo ritroviamo, se possibile più accentuato, in un crescendo di eventi che sfiora il delirio comico, ma che con taluni personaggi è capace anche di commuovere.

Il romanzo può definirsi corale: non c’è infatti un vero e proprio protagonista, ma una galleria di personaggi uno più strambo dell’altro che restano indelebilmente dipinti nel cuore del lettore; due su tutti: il poliziotto Teophilus Crowe, incaricato delle indagini sull’omicidio, il quale è sposato con Molly Michon, una ex star di film fantasy di serie B che ancora si trova calata nel ruolo di Principessa Guerriera per via di un disordine bipolare e perciò distorce la propria realtà come se ancora si trovasse ad affrontare draghi e stregoni.

Tutti gli abitanti di Pine Cove hanno comunque un che di particolare ed accattivante e la bravura di Moore sta proprio nel rendere l’interazione dei vari caratteri in modo credibile benché si viaggi sulla scia del demenziale, la stessa che appartiene a geni come Terry Pratchett e – nella cinematografia – al gruppo dei Monty Python.

Lo stile è diretto, i colloqui spassosi, le descrizioni sono spesso sopra le righe ed i tempi comici rispettati come se si fosse all’interno di una commedia. Il sottotitolo “Storia commovente di un Natale di Terrore” si sposa alla perfezione con ciò che è in realtà: una divertentissima storia di zombie a spasso, che sconvolgeranno le abitudini di un’intera città e di una festa spesso – troppo spesso – vista in maniera lontana dal suo spirito originario.

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  1. Aspetta ma è lo stesso Raziel di “Il vangelo secondo Biff”? Lo stesso poco amabile idiota? 🙂

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