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Il Racconto dell’Ancella, di Margaret Atwood

Ben sapendo delle mie simpatie femministe e  riflettendo su alcuni estremismi della Chiesa Cattolica (e delle religioni monoteiste in generale) nei confronti delle donne, qualche tempo fa la mia amica Dragonlady75, che gestisce un blog sul make-up, ma è anche una raffinata lettrice, mi ha consigliato “Il racconto dell’Ancella” di Margaret Atwood. Quando lei o Only mi indicano una lettura, di solito, do loro ascolto e così mi sono procurata il testo e l’ho finito qualche giorno fa.

ancella

Non so dire se mi sia piaciuto davvero. E’ come se lo stessi ancora “digerendo”.

Diciamo che per me questo è stato tra i libri più “horror” mai letti, nonostante non sia questo il suo genere.

No, “Il racconto dell’Ancella” dovrebbe essere un racconto di fantascienza, una distopia sulla falsariga di “1984”. Per i più giovani e per chi non ama leggere, potrei dire che l’atmosfera ricorda abbastanza da vicino il film “Equilibrium”.

Tuttavia il punto di vista è estremamente limitato, perché limitata è la visuale della voce narrante, tra poco vi dirò perché.

Innanzi tutto, il testo è strutturato in due parti: il racconto vero e proprio e il corollario finale, una quindicina di pagine che devono apparire come commento a posteriori, in quanto l’autrice immagina che il testo sia la trascrizione di un diario inciso su nastro, poi ritrovato in un’epoca in cui le musicassette saranno materiale di studio nei musei.

Il diario è opera di una donna di cui non sapremo mai il vero nome, ma che viene denominata come “Difred”. Di. Fred. Una persona apostrofata con un possessivo, poiché Fred è il nome del suo padrone, già mi mette i brividi.

Difred vive nella Repubblica di Galaad, ovvero lo stato totalitario in cui gli Stati Uniti si sono trasformati dopo la Guerra Nucleare. Galaad è stata fondata dopo un colpo di stato di estremisti religiosi di destradestradestra, talmente a destra che fanno il giro e vanno anche a sinistra (gente al cui confronto i Talebani sono promotori di liberalità e diritti civili), i quali hanno basato la società sulla sottomissione totale delle donne, secondo l’interpretazione più assurda dell’Antico Testamento.

Degli uomini non si sa molto, se non che sono divisi in gerarchie: ci sono i Comandanti, gli Angeli (che sono sempre militari, ma di rango più basso), gli Occhi (che sono gli incaricati alla sorveglianza e possono nascondersi ovunque) e gli Attendenti, ovvero quelli che si occupano della manovalanza.

Le donne hanno smesso di esistere in quanto tali. Le radiazioni le hanno rese in gran parte sterili, o incapaci di procreare figli sani. Queste, se sono ancora giovani, ricoprono il ruolo di serve. Sono vestite di verde e vengono chiamate “Marte”, come quella Marta sorella di Lazzaro, che nel Vangelo si occupava delle cose pratiche come il far da mangiare. Ci sono poi le Mogli, donne che non possono essere uccise o ripudiate perché legate all’Uomo da vincolo indissolubile voluto da Dio (ma solo se si tratta del Primo Matrimonio, sia ben chiaro!). Le Mogli sono vestite di Blu, fungono da governanti e presenze assolutamente inutili, di pura rappresentanza. La maggior parte di loro non sono più giovani, non possono procreare. Vi sono le Zie – vestite di Bianco –perché il Regime ha capito che ogni prigioniero ha bisogno di qualcuno come loro che abbia una briciola di potere e abbia il compito di ammaestrare. Le Zie sono un po’ le kapò, le Vestali di questa orrenda ideologia che non esitano a infierire sulle proprie simili, pur di accattivarsi quel briciolo di potere che permette loro di sentirsi al sicuro e non essere mai mandate nelle temutissime Colonie: luoghi infernali, dove finiscono le vecchie, le donne sterili non sposate, le donne che per una ragione o per l’altra non possono lavorare e dove si muore tra atroci sofferenze per via delle radiazioni e la fatica.

C’è poi un’altra categoria di donne, quella a cui appartiene la nostra protagonista: quelle ancora fertili, che sono chiamate Ancelle, sono piuttosto rare e perciò vengono assegnate ai più alti gerarchi per la riproduzione. Ma si tratta di una rappresentazione grottesca e terribile del rapporto sessuale, non c’è alcun sentimento, non c’è nemmeno l’odio. Le Ancelle, abbigliate di rosso, con copricapi che impediscono loro di vedere nient’altro che ciò che hanno direttamente di fronte, hanno a disposizione tre prove, una volta al mese. Se dopo questo lasso di tempo non restano incinte vengono spedite nelle colonie come spazzatura.

Il racconto si apre proiettandoci già nel mezzo dell’azione, con l’Ancella che giunge nella sua nuova casa ed assume il nome di Difred.

L’atmosfera è così raggelante che mentre si legge si sente freddo. Difred ha solo pochi obblighi quotidiani: mangiare tutto quello che le danno (cibi che favoriscono la riproduzione), eseguire un blando esercizio fisico e andare a fare la spesa accompagnata da un’altra Ancella con la quale non può parlare d’altro che del Tempo, o lodare il Signore.

Il resto del tempo dovrebbe passarlo assorta in preghiera, oppure nel vuoto totale che è la sua vita di oggetto. In realtà a nessuno importa di come lei passi il tempo, perché alle Donne di Galaad non è permesso leggere (anche al mercato, le merci sono indicate da figure), non è permesso parlare, non è permesso guardare, si fa del proprio meglio per impedire loro qualsiasi pensiero coerente.

(ma sono solo io che ho nausea?)

La pena per ogni minima infrazione è l’impiccagione, o lo smembramento in un’assurda cerimonia chiamata “Partecipazione” ad opera delle Donne stesse, perché i gerarchi hanno capito che la tecnica del Capro Espiatorio è un ottimo modo per far sfiatare valvole sempre portate al limite del disumano.

Tutto questo, già tremendo di per sé, è reso ancora peggiore dal fatto che Difred non è nata sotto il Regime di Galaad, ma ha ricordi della vita precedente alla Guerra, quando era una donna normale. Con un compagno (Luke), che probabilmente è stato ucciso, e una figlia (che forse è viva, ma non sisa in quale destino sia incappata). Difred ricorda con amarezza la sua vita precedente, i suoi sentimenti, le piccolissime cose oggi date  per scontate. Gli abiti, il poter disporre di denaro, il solo poter amare e pensare.

Difred è una perdente nel senso che non riesce a liberarsi dei sentimenti. La nostalgia per la sua vita passata la rende debole e sofferente, l’umana incapacità di adattarsi ad essere solo un oggetto è vista dalla società come un difetto perciò tutto il suo tormento è interiore e segreto. Le sue paure, la frustrazione portata all’estremo….credetemi non sono facile da reggere.

Margaret Atwood penetra a fondo con la sua scrittura priva di fronzoli, ma mai scarna o priva di una certa poetica. Il libro non è “godibile”. E’ breve, non è leggero, ma è una lettura che consiglio, perché è di quei testi ben congegnati che fanno riflettere indipendentemente dalla propria ideologia.

Le riflessioni che suscita, però, sono amare. Portano ad un certo disincanto, potrebbero essere considerate misandriche, ma non è affatto così, perché forse le figure più amare sono le Zie, le donne che insegnano ad altre ad essere oggetti. Gli uomini appaiono in siparietti abbastanza squallidi (per esempio anche in questa società e nonostante ognuno abbia più donne a servizio sfruttano comunque la prostituzione di quelle più disperate in nome del fatto che per natura l’uomo deve spargere il seme. Questo è un discorso che si fa anche oggi. Che ansia.), ma non è così per il Luke dei ricordi e neppure per Nick, l’Attendente con cui Difred inizia un rapporto umano e affettivo, nonostante tutto.

Forse la sconfitta di Difred è in realtà una vittoria: nonostante sia stata schiacciata ed espropriata di tutto, la sua psiche ha retto. Soffre le pene dell’inferno in terra, ma è ancora un essere umano.

Non è dato di sapere che fine abbia fatto Difred, la sua storia, come quella di Anna Frank, termina all’improvviso, con degli uomini che vengono a prelevarla su un furgone nero e potrebbero essere sia gli Occhi del Regime che i membri della Resistenza di cui arrivano notizie sporadiche.

Ve lo consiglio, ma in un momento in cui siete di buon umore e se non siete troppo sensibili a queste tematiche, come me. Se no potreste star male per qualche giorno. Come me.

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  1. bè, avere un blog di make up e leggere bei romanzi non si escludono necessariamente a vicenda

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  2. Ne hanno fatto anche anche un film di fantascienza postapocalittica ( a la THX) con Natasha Richardson nel ruolo dell’Ancella.

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    • Aggiungo che è comunque aghiacciante. Leggi MIlle Spendidi Soli, ma solo quando sei VERAMENTE di buon umore, perchè da lì parte l’Arrabiatura Perenne. Storia inventata su realtà vera dell’Afghanistan ed è peggio del racconto dell’ancella. Ciao. Bellissimo il tuo blog. Ti ho scoperto leggendo la recenzione delle Sfumature varie, che non ho mai letto perchè ho riso troppo prima. 🙂

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  3. E scusami per gli errori di battitura, sto scrivendo durante la pausa pranzo in fretta e non ho capito come faccio a correggere.

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    • Prima di tutto Sara: GRAZIE.
      “Mille splendidi soli” lo conosco. Mi viene l’ansia solo a pensarci. Eh eh eh. *Ohmmmm faccio un po’ di meditazione per cacciare il senso di ingiustzia e oppressione*
      So che un racconto di fantascienza non eguaglierà mai la verità di certe zone del mondo, purtroppo. Per questo continuerò a scrivere di queste cose, sperando che passi qualche messaggio positivo…:)
      PS: ho visto la locandina del film, ma non mi pare attinente al testo come è in effetti, perché lei è…tipo con le spalle scoperte! Mi sembra un pochino un film più volto a dare un’interpretazione fanta-erotica…mi sbaglio?

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      • No no, non è fanta erotico, l’ho visto eoni fa, trasmissione nottura, non mi ricordo se va a finire esattamente come il libro ma il concetto è lo stesso, le donne sono divise in caste a secondo della loro posizione o fertilità e ci sono i flashback della vita precedente. Nonostante il messaggio, forse la realizzazione non era abbastaza incisiva, ma merita di essere visto. A me mille splendidi soli ha fatto un effetto assolutamente pavloviano che dura tutt’ora, altro che meditazione: ogni volta che sento la parola talebano mi vien voglia di menare randellate e destra e a manca. Automatico, proprio. Ancora ciao.

  4. Beh, se riesco a recuperarlo magari lo guardo. Sperando non mi trasmetta ansia come il libro. (In fondo anche in Equilibrium c’è una sorta di società del genere e quello mi è piaciuto abbastanza…grazie ancora per la segnalazione. Ciao a te. 😉

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  5. E ci sono ancora persone che sono maschiliste! Ma come si fa?? Proprio qualche giorno fa, visitando un forum ho letto di una discussione che aveva più o meno questo titolo “quanto odio la società maschilista”, leggendo tra i commenti ce n’erano alcuni che mi hanno fatto venire una rabbia tremenda! E poi nelle discussioni correlate ce n’era una aperta da un troll (perché non può fare sul serio uno così) che diceva che stiamo avendo dei diritti che non ci spettano. Avrei solo voluto avere lui di fronte e una spranga in mano.
    Se ci sono persone che posso dire di odiare sono proprio le persone maschiliste.
    Comunque il libro sembra interessante anche se mi sa tanto che leggerlo mi farebbe uscire un po’ di testa 🙂
    Mille splendidi soli l’ho letto qualche anno fa e ricordo benissimo che la parte che più mi ha toccata è stata quella in cui una bomba (mi sembra fosse una bomba) distrugge la casa di Laila mentre lei e la famiglia se ne stavano per andare. Ho pianto tutto il santo giorno. Non tanto per la sua casa o per la perdita della sua famiglia, ma per il “dopo”. Una come lei così istruita, che stava per andarsene, che avrebbe potuto avere un futuro brillante e tutto sembra scivolarle via dalle dita. E’ stata una cosa devastante per me.
    Non oso immaginare per loro come sia vivere così tutti i giorni della loro vita. 😦
    *respiro profondo, pensiero positivo*
    Ritrovato il buonumore posso salutare con il sorriso, nonostante tutto!
    Ciao a tutte 🙂 (basta con questo tutti! pure la nostra lingua è maschilista! ahahahah 🙂 )

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    • Ciao Leilani, MiIle splendidi soli lìho letto in un pomeriggio in lacrime, in inondazione sarebbe meglio dire, e quello che mi ha sconvolto è la parte in “ospedale” se vogliamo chiamarlo così. inferno in terra ogni giorno in cui sorge il sole, credo sia la definizione esatta di quel che succede lì.

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      • Visto come sono stata per Il racconto dell’Ancella non so se avrò le forze per recensirlo! 😦

      • Oppure quando vengono lette le nuove leggi dei talebani, lì mi sono sentita male…missloislane in effetti sarebbe meglio che smaltissi la tristezza dell’altro libro prima di recensire questo altrimenti addio ai pensieri felici 🙂
        Comunque a parer mio l’elenco di quelle leggi dovrebbe essere letto dai maschilisti così si renderebbero conto di quanto schifo fanno a ritenerci inferiori e a desiderare che la nostra libertà fosse limitata!!!!

  6. Se c’è un “luogo” maschilista…stai tranquilla che quello è internet. Dove ognuno ha gli stessi diritti di sproloquiare, in teoria. Internet è meraviglioso per la libertà che consente, ma questa libertà, ahimé, consiste anche in gente che veicola idee per noi aberranti. E l’unico modo per opporsi è non tacere e non dire “sono solo stupidi link”. 😉

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  7. Il problema è che un maschilsta non si accorge di essere tale.

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  8. Ciao^^
    Sapevo che questo racconto ti avrebbe colpita, è il genere di libro che mi porta a cercare di immaginare cosa avrei fatto al posto della protagonista 🙂
    Il film l’ho visto qualche mese fa, ma nonostante lo spiegamento di attori sicuramente validi non colpisce nel segno, si sente che c’è qualcosa che manca, ma soprattutto non coinvolge, si percepisce che è una storia di finzione e le vicende dei protagonisti lasciano abbastanza indifferenti, ma raramente un film può essere bello come un libro.
    (Sto leggendo una cosa interessante, ma stavolta storica, se sarà all’altezza ti passerò il titolo ;))

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