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Se sei felice ti guardano male. Ovvero: i pregiudizi sugli ottimisti.

INCIPIT CHE NON C’ENTRA NULLA:

 

Ed ora torniamo in topic. 🙂

Una delle cose di cui la maggior parte di noi si preoccupa è il giudizio degli altri.

Parenti, amici, partners, colleghi…tutti sembrano osservarci con occhio critico, misurarci e trovarci mancanti in qualcosa. Così piovono critiche che, facilmente, arrivano a modificare i nostri atteggiamenti finché non ci sentiamo ben “allineati” al sentire comune.

Ora, trovo che essere influenzati dagli altri sia, almeno in parte, inevitabile. E non sempre è dannoso, dato che nessuno di noi è perfetto e un parere esterno alla nostra sfera più intima può essere sempre un ulteriore spunto di riflessione.

In questi, giorni, però riflettevo su quanto “la gente” si mostri in vari modi infastidita dalla felicità altrui. Mi spiego meglio: confrontandomi con chi, come me, preferisce un approccio ottimistico alla vita, ho riscontrato che uno degli ostacoli maggiori è una sorta di ostracismo che il Mondo oppone alla Felicità, attraverso una serie di pregiudizi che ricadono su chiunque cerchi di distaccarsi dal pessimismo cosmico imperante.

Non mi credete, vero?

Ebbene, alcuni pregiudizi sugli ottimisti sono veicolati dal linguaggio comune: cosa ne dite del proverbio Il riso abbonda sulla bocca degli stolti? Forse vi sembrerà un detto innocuo, a cui non fare troppo caso, ma ad esso è legata la convinzione piuttosto forte che un’ottimista sia fondamentalmente uno stupidotto. Un ingenuo che non è in grado di distinguere i mali del mondo, quando va bene. Un menefreghista, nel peggiore dei casi.

Non ho davvero idea del perché il pessimismo sia associato all’intelligenza. Forse c’è la convinzione, secondo me erronea, che analizzare e sviscerare i problemi (e di conseguenza lamentarsene!) sia meglio che focalizzarsi sulle soluzioni.

Già qui, per me, c’è un forte controsenso, ma so di non avere in tasca la Chiave della Verità (a stento ho quella della mia auto, figuriamoci).

Ci tengo però a sfatare il luogo comune dell’Ottimista sempliciotto: per essere veramente ottimista, infatti, occorre una buona dose di coscienza e prospettiva. Significa accettare l’esistenza del Male nel mondo, consapevoli che – però – il Male non è un blocco fisso e schiacciante. C’è del buono in questo mondo, un buono per cui vale la pena lottare. E, sì, anche combattere battaglie spesso frustranti.

L’autrice giapponese Banana Yoshimoto scrive:

Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle in mente né a contarle, e tra esse si nascondono granelli di una felicità appena percettibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.

Ecco, ritengo che il fulcro della questione sia in queste poche righe. Un pessimista (o realista, come amano definirsi quelli della Razza Peggiore – sì amore mio parlo anche con te! -) dirà che granelli di felicità appena percettibili sono NULLA in confronto al dolore che ogni giorno siamo costretti a fronteggiare. Ebbene è qui che avviene il “miracolo”: per l’Ottimista, quei piccoli momenti acquistano un valore inestimabile. Si tratta, all’inizio del percorso, di cose minuscole: una carezza al vostro gatto, un sorriso, un dolcetto, un bel ricordo. La magia sta nel fatto che, a forza di allenarsi a farvi caso, queste piccole cose si moltiplicano. E crescono. E diventano grandi. Perciò viene spontaneo, anche nel Male, cercare la consolazione, il lato positivo, qualsiasi cosa possa costituire un appiglio per non cadere nella disperazione.

Non nego che ci siano situazioni in cui sembra impossibile vedere la situazione con una lente non pessimistica, il male continua ad accadere e la cronaca ce lo conferma quotidianamente. Eppure…eppure l’ottimista crede che anche i Grandi Cambiamenti siano possibili.

In questo, a volte, è necessario un sforzo di immaginazione. E questo ci porta al secondo grave pregiudizio, quello che vede l’ottimista come un sognatore, un portatore di inutili utopie.

Però la parola immaginare contiene un’etimologia interessante: imago agere cioè “creare immagini”. L’immaginazione è qualcosa di creativo e in quanto tale è il seme di qualcosa che può prodursi in atto. Immaginazione-azione è il credo di un vero ottimista, grazie al quale l’azione creativa può provocare il cambiamento positivo auspicato.

Infine, ritengo impossibile essere ottimisti se non si è un po’ indulgenti verso se stessi. L’Ottimismo sta – in larga parte – nella leggerezza, che, si badi bene, non significa superficialità. Prendere la vita con Leggerezza è un dono che può essere imparato e trasmesso. Significa in primis avere a che fare con il concetto che ciò che noi abbiamo dentro irradia fuori. E che tanta parte della nostra realtà dipende esattamente da come noi la vediamo.

Come potete ben capire, questo è tutto fuorché roba da sempliciotti.

Infine, mostrarsi Felici, se ci pensate, è la cosa più intelligente che possiate fare nei riguardi del prossimo: chi vi ama sarà felice con voi, chi vi invidia rosicherà ancora di più, chi sta passando un brutto momento – magari – troverà in voi un aiuto e un incoraggiamento.

Davvero siete ancora convinti che il bicchiere mezzo vuoto o pieno di veleno sia la soluzione più furba?

»

  1. guarda tra i miei artisti prediletti ci sono alcuni grandi pessimisti, Woody Allen, Stanley Kubrick, per non parlare di alcuni personaggi di finzione che amo molto e che proprio non sprizzano ottimismo tipo Dr. House. Ma al di là di questo il tuo post mi pare molto saggio..è un piacere leggerlo! 🙂

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  2. Ha dire il vero io non ho mai pensato che chi è ottimista è un “sempliciotto” anzi… Ho sempre invidiato chi riesce ad essere ottimista e a vedere il lato positivo anche nelle situazioni più gravi. Io tendo molto al pessimismo ( l’ho sempre fatto ) ed infatti cerco sempre di avere intorno persone solari ed ottimiste perchè spesso riescono a farmi sorridere anche quando io invece tenderei a buttarmi giù o ha vedere più nero del dovuto. Anche se devo dire che con gli anni e grazie al fatto di avere vicino persone così un pò sono migliorata e ne vado molto fiera 😀

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