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Lucca Comics & Games 2012

C’era una volta una Fiera del Fumetto. Essa si svolgeva al chiuso in un Palazzetto dello Sport di una bella città toscana, c’erano alcuni Grandi Editori e qualcuno dei più  modesti, più una schiera di abusivi che esponeva mercanzia introvabile ( = avevano svuotato la soffitta e ci avevano trovato i modellini di quando erano piccoli) riguardante i cartoni animati giapponesi. E gli appassionati arrivavano dalle zone limitrofe con i soldi risparmiati tutto l’anno, perché alla Fiera del Fumetto di Lucca, cavolo, si facevano grandi affari. Gli acquisti in internet non erano certo così diffusi e la merce che si poteva trovare a Lucca per l’Italia era una vera cannonata. Giacché si sa che- soprattutto sul versante Giappone – non si era mai andati oltre lo stereotipo del sìmaGoldreicèviolento.

Insomma, una volta Lucca Comics (i “Games” sono arrivati dopo) non era un EVENTO. Era una celebrazione settaria per iniziati. Solo la nerditudine più estrema poteva portarti là e travestirti da personaggio dei cartoni animati era l’apice di tutto ciò. Persino gli altri nerd ti guardavano un po’ così.

Ma poi.

Qualcosa è cambiato, questo è sicuro.

Sarà che i “bambini degli anni ‘80” sono diventati i “nostalgici”. Che la posizione di “gioventù lavorante” (bei tempi!) garantisse un giro di affari discreto…all’improvviso amare i cartoni animati giapponesi non era più molto sfigato. Se poi ci si aggiunge l’ondata fantasy riportata in auge dalla trilogia de “Il Signore degli Anelli” dal 2001 in poi, l’equazione è completa.

La Fiera del Fumetto si è espansa. E’ diventata punto di riferimento per tutti gli appassionati in Italia (e – sospetto – anche in Europa) seconda solo a certe manifestazioni a Parigi e allo strapotere delle Comicon americane.

E’ diventata bellissima e caotica. I prezzi sono saliti alle stelle.  Si sono aggiunte centinaia di iniziative, gli “abusivi” sono stati praticamente spazzati via (magari ci sono, ma…chi li vede più?) e il pubblico si è trasformato in un carnevale di cosplayers (ovvero appassionati che si travestono come i loro beniamini cercando di riprodurli nel modo più fedele possibile, sia nei particolari dell’abbigliamento che nell’atteggiamento. Diciamo che sono dei “figuranti gratuiti” per la manifestazione). Il tutto si è allargato all’intera città: ora gli stand si trovano nelle piazze principali, sotto grandi  padiglioni mobili o – addirittura – in palazzi storici. E’ il caso del “Japan Palace”, allestito quest’anno al Real Collegio, sui cui due piani sono stati distribuiti le scuole di lingua e disegno giapponese ed i mercatini dedicati.

E poi c’è un po’ di tutto: presentazioni di film, concerti, conferenze, giochi di ruolo, presentazioni di videogames con stand ipergalattici e ricostruzioni storiche accuratissime (quest’anno era il turno di Assassin’s Creed III)…insomma un gran casino.

Sono stata a Lucca Comics & Games nella giornata di sabato e, sebbene sia stata graziata dal tempo atmosferico, ci sono state cose che mi sono piaciute molto e cose che mi sono piaciute assai meno.

La pecca più grande è dovuta a fattori organizzativi, ma capisco che sia molto difficile “controllare” una massa così impressionante di persone (si parla di oltre 180000 biglietti staccati…). Il fatto, però, è che con così tanta gente o ti disponi a fare code di ORE oppure non riesci a visitare gli stand. Il che non è sempre il massimo. Infatti quest’anno ho fatto appena in tempo ad entrare nello stand della Bao Publishing e dare una sbirciatina a Zerocalcare (ero curiosa!), ma mi sono ben guardata dal chiedergli l’autografo anche se lo avrei voluto tanto, perché…altrimenti avrei speso lì la giornata. Ho rinunciato anche a girare il padiglione, perché la folla minacciava di schiacciarmi. E –come partecipante ai concerti rock – ci tengo a sottolineare di non essere una di quelle che si spaventano facilmente. Tuttavia, stavolta, ho dovuto desistere. Stessa ragione per il padiglione dei Games.

E quindi che cavolo hai fatto? Chiederete voi.

Ebbene:

1)  ho girato la città, gustandomi molti cosplay carini (quest’anno c’erano un sacco di Ezii Auditori et soci, gli Avengers,  i soliti personaggi vari da Naruto e One Piece e con mio grande piacere anche molti gruppi dedicati a Once Upon A Time perché sì, tra i nerdissimi ci sono anche gli amanti dei telefilm).

Foto di Andrea Guardavilla, che ringrazio per il permesso di usare le sue immagini!

2)Sono stata al Japan Palace, subendomi anche una coda discreta, e tutto per vedere l’esposizione di Majokko Creazioni. Ora, questa ragazza è una brava artigiana che crea con legno e Swarovski i gadget dei migliori cartoni animati della mia infanzia rivolti alle bimbe, vale a dire le maghette (Majokko, in giapponese, è il nome del genere di anime a cui appartengono Creamy, Evelyn, Magica Emi etc. etc.). Purtroppo i prodotti non si potevano acquistare, se non ad un’asta che si sarebbe svolta il giorno dopo, ma è stato bello vederli dal vivo e pensare che è tutto fatto a mano è davvero impressionante. Se devo trovare un difetto, però, alcuni pezzi (come ad esempio la bacchetta di Evelyn) dovrebbero essere un po’ più piccoli. Il set dedicato a Creamy,invece, l’ho trovato perfetto. E poi c’era il trono di Pollon, la valigia di Noa, la bacchetta e la spilla di Lalabel, le spille di Lulù…davvero tutto molto fedele alle versioni originali e divertenti anche solo da osservare! Se ci fosse stato qualcosa del genere quando ero bambina credo che sarei impazzita.

Veduta di insieme del piccolo stand di Majokko Creazioni.

Particolare dei gadget dedicati a Sailor Moon

Particolare dei gadget dedicati a L’Incantevole Creamy

Particolare della bacchetta di Evelyn e delle spille di Lulù.

Tra l’altro accanto allo stand di Majokko c’era una miniconferenza sulle sigle tv e tra i presenti ho notato Fabrizio Mazzotta, che quando ero piccola doppiava Eros in Pollon, ma adesso è più famoso come voce di Krusty il Clown, nei Simpson.

3)La cosa più curiosa mi è successa sempre a proposito di doppiatori: sono capitata, praticamente per caso, al concerto di Emanuela Pacotto (voce di Rina Inverse in “The Slayers” e di Nami in “One Piece”, tra l’altro), la quale ha intrattenuto il suo pubblico cantando sei sigle in giapponese.

La mia solita domanda è stata MA PERCHE’??? però lei è molto simpatica e non se la tira per niente. Quindi alla fine ho applaudito anche se in pratica si è trattato di mezz’ora di karaoke in giapponese!

Io sono rimasta un po’ spettinata, probabilmente perché non sono fan, ma ho visto che tutti gli altri (o quasi) erano superesaltati. E, quando la tipa recitava tutta la sbobba di Rina Inverse che lancia il Fulmine Rosso, ho visto scene che manco i Beatles.

Bah, forse non sono più abbastanza nerd.

4) Tra gli stand più simpatici ho trovato, sulle mura, quello dei Banana Split, che sono una band toscana che fa concerti in giro con le sigle degli anime anni 80 e 90 e sono anche dei bravi attori (bellissima la loro parodia di Ken Il Guerriero, che trovate qui sotto, by Atom Production). Quest’anno, insieme ad altre cartoon bands, partecipavano ad un progetto benefico a favore dell’ospedale  Meyer: ecco un ottimo modo di unire la beneficienza al divertimento.

5)Ho visto disegnare Milo Manara. Beccato per caso presso il suo stand, circondato da allegri e baldanzosi amici che stavano facendo l’aperitivo. Era già quasi ora di andare via, perciò non ho potuto avvicinarmi più di tanto. Però è stato affascinante veder prendere forma una delle sue sinuose ragazze e – devo dire – mi ha colpita per l’impegno, superiore a quello di tanti sgallettati alle prime armi.

6) Lui è stato l’elemento più divertente della giornata. Perché è stato per tutta la sua (giovane) vita quasi completamente estraneo a queste cose e si vedeva. Dopo mezz’ora che eravamo arrivati ha commentato candidamente che lui a scuola i nerd li picchiava (in realtà non è vero, eh). Legge del contrappasso applicata magnificamente. Comunque, scherzi a parte, il Bullo ha scatenato il panico tra i vari fumettari degli stand minori andando a chiedere fumetti anni 50 di The Phantom. E questi, abituati a bimbiminkia che chiedono loro le Mew Mew, lo guardavano con aria bovina e sibilavano un paio di mortacci. La sua faccia, davanti ai fans scatenati di Emanuela Pacotto, per di più travestiti da Slayers, è stata una delle immagini più avvincenti della giornata.

Non credo che ci torneremo insieme, almeno a giudicare dal commento: “Tornarci? Anzi la Morte.” scambiato con l’ignaro vicino di tavolo del ristorante, che aveva accompagnato le figlie e stava dichiarando che anziché tornare nella bolgia avrebbe preferito passare dodici ore a saldare in una sentina.

Certa gente non ha il senso della misura.

E per il resto, che dire? Anche quest’anno Lucca Comics è passato. Un altro anno se ne va. E le speranze che invitino Neil Gaiman sono rimandate al 2013.

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  1. lo stand delle Majokko è così KAWAII!! *_________* è da anni che devo andarci ma non trovo nessuno che viene.. in genere mi fermo alla fumettopoli di Milano a cui ci vado.. da solo. Sì, tristezza! u.u

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  2. sabato c’ero anch’io al LuccaComics! Peccato che non ci siamo potuti vedere/riconoscere.
    Io comunque ho visitato la mostra su Diabolik e ho fatto incetta di fumetti del Re del Terrore

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