Feed RSS

Sui lamenti. Ti sei mai chiesto a cosa servono?

Dove abito io, lamentarsi è uno sport provinciale.Lo chiamiamo “mugugno” ed è praticamente al secondo posto delle attività preferite dalla popolazione, subito dopo il mangiare focaccia. Questo,almeno, è il luogo comune.

Basti pensare che quando parlo con qualcuno seriamente dei tentativi di pensare sempre e comunque positivo, spesso e volentieri vengo guardata come un buffo animaletto.

E subito dopo vengo subissata dalla classica frase: “Ma come fai a pensare positivo se……..” e giù una caterva di sfighe mondiali, nazionali, locali e personali che fa venire voglia di trasferirisi immediatamente in Papua-Nuova Guinea a vivere in pace tra le formiche rosse.

Non nego che la tentazione di laentarmi ad oltranza spesso afferri anche me, ma devo dire con orgoglio che – sempre più spesso – sono arrivata a farmi la domanda base: “A che serve lamentarsi?”

La risposta è, in tutti i casi, A NIENTE. Nemmeno a sfogarsi, temo, perchè il lamento in sé non porta via i cattivi pensieri o le difficoltà. Ed è dimostrato – forse in modo non scientifico, ma quasi – che continuare  a parlare di un problema NON RISOLVE il problema stesso.

Parlare di una possibile soluzione, invece, può aiutare a risolverlo.

Esiste una pseudoscienza che si chiama Programmazione Neuro-Linguistica (PNL). Non è ancora stata ufficialmente riconosciuta, ma sta facendo grandi passi in merito al campo della psicologia e dell’auto-aiuto. La PNL viene così definita dall’Oxford Dictionary: “modello di comunicazione interpersonale che si occupa principalmente della relazione fra gli schemi di comportamento di successo e le esperienze soggettive (in particolare gli schemi di pensiero) che ne sono alla base” e “un sistema di terapia alternativa basato su questo che cerca di istruire le persone all’autoconsapevolezza e alla comunicazione efficace, e a cambiare i propri schemi di comportamento mentale ed emozionale“.

Ora, parte di tale programmazione utilizza il linguaggio come chiave.

Non mi sembra così fantascientifico affermare che il modo di utilizzare il linguaggio condizioni il nostro modo di pensare pesantemente (e viceversa, certo). Il cuore della PNL sta nel rilevare un cambiamento della percezione che il soggetto ha del mondo a seconda del cambiamento che esso riesce ad attuare sugli elementi che vanno a formare tale percezione che sono:  linguaggio, convinzioni, fisiologia. Lo scopo della PNL è azzerare le convinzioni (e quindi i comportamenti) limitanti per lasciar spazio a quelli efficaci e di successo.

Detta in soldoni: poiché la vita ti sorride se la guardi sorridendo, lamentarsi è un danno più che uno sfogo.

Il lamento, in effetti, porta alla NON-AZIONE.

Facciamo un esempio purtroppo attualissimo: prendiamo il caso di un normale ragazzo che non trovi lavoro. In Italia, in questo periodo, avrebbe tutto il diritto di lamentarsi (magari qualcuno facesse capire ai nostri ministri che la grande totalità della popolazione giovane in Italia non è choosy, né bambocciona: è solo totalmente demotivata, perché se non sei in qualche modo mafioso, la strada è in salita). Ma che dicevo? Prendiamo questo (o questa giovane).

Se lui/lei passerà le sue giornate a lamentarsi, credete che risolverà la sua situazione? Non penso proprio.

Mi sembra che si aprano più possibilità se il nostro eroe (o la nostra eroina. Sì, ragazzi, voi che non avete perso le speranze lo siete) cercherà di concentrarsi sul risultato che vuole ottenere (cioè il lavoro) e non sulle cause che gli impediscono di trovarlo. Pensare “positivo” è la ricetta per avere la forza e continuare a cercare. Anche se il risultato non arriva subito.

Di sicuro non arriverà stando in casa a dire a tutti quanto il mondo fa schifo e quanto tutto sia ingiusto. Non vuol dire che non lo sia. Vuol dire che c’è altro a cui pensare e questo altro può darci forza e coraggio per ottenere qualcosa.

Perciò, io sto ancora imparando sia ben chiaro, ogni volta che mi viene da lamentarmi cerco di chiedermi: “A cosa mi serve?” E nel 99,9% dei casi la risposta è “a niente, se non a stare peggio”.

Vale per tutto: lavoro, sentimenti, persino salute.

Io non so se la realtà è effettivamente plasmata dal nostro modo di pensare, ma è effettivamente un’ipotesi che non mi sento di escludere.

Vi sembro troppo “esoterica”? Non fateci caso: è che ho fatto indigestione di acciughe.

Un pensiero positivo è una luce fortissima in un mondo grigio!

»

  1. Ho appena letto e sono sinceramente d’accordo.Il pensiero positivo emana forza e tutti i pensieri hanno una corposità, anche se non immediatamente materiale.
    Vienimi a trovare su ilcolibridispettoso.bloog.it
    Ciao!!!

    Rispondi
  2. Stai seguendo il metodo di Louise Hay o cos’altro? Sarei curiosa di sapere su che testi/corsi ti basi. In caso, mandami un’email, please. 🙂
    V

    Rispondi
    • Veramente no, conosco Louise Hay solo di nome e non ho mai letto niente di suo. A suo tempo avevo letto The Secret, poi ho proseguito con alcuni libri di Joe Vitale e ultimamente ho letto”The Magic”. Letture piacevolissime. 🙂 Non mi baso su alcun corso, diciamo che cerco di prendere gli elementi che più mi si accordano da tutto quello che leggo in proposito. 🙂

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: