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La felicità e l’arte

Una cosa che mi ha sempre dato un po’ da pensare è il pregiudizio secondo cui il grado di felicità sarebbe inversamente proporzionale all’intelligenza. Il generale De Gaulle disse addirittura che “Solo gli imbecilli possono essere felici” e questa massima è stata ripresa da un sacco di intellettuali che si sono sempre compiaciuti del loro genio e della loro depressione.

Ancora adesso, la parola “felicità” è mal gestita nei circoli artistici, arranca in quelli filosofici e stendiamo un velo pietoso su quei salotti culturali in cui si declamano le Verità della Vità alla “Io so’ io e voi non siete un c***o

Mentre riflettevo su bischerate come queste, mi è capitato sotto gli occhi (sarà stato un caso? Io penso di no!) una pagina di swissinfo.ch , il portale del turismo svizzero e qui ho letto un articolo che risale al mese scorso in cui si fa riferimento alla splendida idea dei curatori del Museo San Gallo i quali hanno proposto (e penso che sia ancora possibile visitarla!) una mostra dal titolo “Over the Rainbow” in omaggio alla canzone di Judy Garland.

E perché mi sembra un’esposizione così straordinaria? Molto semplice: da questa mostra sono banditi i quadri deprimenti ed  invece sono raccolte opere che hanno come tema la felicità e i momenti spensierati, dall’800 ad oggi.

E se è vero che la realtà ottocentesca ci appaia quanto mai cupa anche grazie alle immagini a noi giunte per mano dei grandi artisti dell’epoca, occorre sottolineare che il genere umano non è cambiato molto e che anche allora devono esserci stati momenti idilliaci. E chissà perché essi non sono mai stati sottolineati a dovere. Possibile che all’essere umano sensibile piaccia soffrire?

Johann Nuesch – Giorni senza preoccupazioni, 1903

Io penso di no.

“Over the rainbow è un «dialogo inaspettato, delizioso e perfino divertente tra opere d’arte di epoche diverse che trattano momenti di felicità, come la nascita, il ballo, la relazione con la natura o più in generale il benessere famigliare”.

(Konrad Bitterli, curatore della mostra)

E doveva pensarla così anche Jacques Henry Lartigue, francese come De Gaulle, pensate un po’, ma acuto osservatore della felicità e della serenità nelle immagini fotografiche. Io l’ho conosciuto perché la sua mostra si è tenuta lo scorso anno a Milano e si intitolava “La Scelta della Felicità“. Qui l’autore, diventato famoso negli anni 60, registrava il suo quotidiano attraverso lo sguardo di chi sceglie per sé di cogliere il meglio della vita (e – chiaramente – ha la possibilità di farlo ed è grato per questo).

E siamo sicuri che sia una scelta così stupida?

Una foto “estiva” di Jacques Henri Lartigue. 🙂

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