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11 Ottobre: La Giornata delle Bambine e delle Ragazze

Non è una festa.

Purtroppo, dico io, perché se potesse trattarsi di una festa dedicata (in Giappone c’è e si celebra il 3 Marzo) sarei molto più felice. Questa giornata è stata scelta dall’ONU per portare i riflettori mondiali sulla condizione di 150 MILIONI (milioni, milioni!!! Ma non vi vengono i brividi?) di bambine che nel mondo subiscono violenze, torture, ingiustizie.

Vogliamo parlare dell’infibulazione? Delle “spose bambine” in Bangladesh? Delle misteriose sparizioni di figlie femmine nelle campagne della Cina o delle Baby Prostitute del Sud-Est Asiatico e di certi paesi centroamericani? Altrimenti si può scegliere tra i soprusi talebani: il divieto di istruzione nonché di qualsiasi autonomia per le ragazzine.

Sono certamente i fatti più eclatanti, più evidenti, qualcosa che dovrebbe farci inorridire almeno al pari della fame nel mondo, delle guerre e delle pestilenze. Ma, purtroppo, non è così.

E il fatto che l’ONU abbia dovuto istituire una giornata dedicata, ne è la prova.

In Italia, forse, crediamo di essere più “civili” e quindi al sicuro ma anche qui devo smentire: l’agenzia ANSA, in collaborazione con Terre Des Hommes ha sottoposto alle autorità italiane un dossier riguardante la condizione delle minorenni in Italia. Il quadro è preoccupante: in diciotto mesi sono stati segnalati quasi 3200 casi di violenza e abuso che hanno avuto per protagoniste bambine o ragazze, una media di 6 al giorno. Molti i casi di pedofilia e abusi sessuali, talvolta – purtroppo – finiti nel modo peggiore possibile (pensiamo alle gemelline Schepp, ma anche a Yara Gambirasio, il cui omicidio ha occupato la cronaca nera per giorni e giorni).

Voi chiederete – visto che io predico la felicità – come si può essere felici davanti a qualcosa del genere. Ebbene non si può. Ma non si può nemmeno ignorare. In tutto questo trovo un motivo di felicità nella lotta contro queste ingiustizie. Certo, lo faccio assai in piccolo, ma ci provo.

D’altronde il Saggio dice che prima di cambiare il mondo occorre cambiare se stessi e, se possibile, chi ci sta attorno, come una goccia che cade in un lago tranquillo e crea l’onda.

Non smettiamo, perciò, di indignarci!

Le ONG Terre D’Hommes ha creato la campagna InDifesa, volta a raccogliere fondi per progetti che si occupino di alleviare la situazione di molte bambine nel mondo. Se volete, potete contribuire col solito sms solidale al numero 45501. So che ultimamente questi numeri sono stati oggetti di critica, dato che i soldi restano bloccati e non si tratta di operazioni trasparenti come vorremmo. Io però ve lo segnalo lo stesso, poi ognuno agirà secondo le proprie convinzioni. In fondo, ci sono tanti modi per aiutare.

PS: approfitto di questo post per inviare tutto il mio bene ed esprimere la mia felicità per la salvezza di Malala Yousufzai, l’attivista quattordicenne (14 anni, signori! E le chiamano bambine…) che martedì è stata ferita in un agguato dai talebani, contro il cui regime si è sempre battuta con coraggio. Non parlerò di coloro che hanno ritenuto giusto spararle. Quelli sono tristemente noti al mondo. Esprimo soltanto la mia gioia perché la bambina si è ripresa, perché non sono riusciti a spegnere la sua voce che, spero, sarà solo una tra le tante che un giorno riscatteranno la condizione femminile in Pakistan (evidentemente anche Allah lo vuole! Tiè!).

Malala. Un grande esempio per tutte noi.

Una risposta »

  1. Verissimo: prima di cambiare il mondo occorre cambiare se stessi… E mi viene da ribaltare tale concetto: se il mondo diventa un brutto posto in cui vivere, è perché stiamo diventando “brutti” noi, facendo della nostra vita un lungo elenco di brutture. E i 3.200 casi italiani di violenza sui minori dimostra ciò anche dalle nostre parti…

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