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Equilibrium, di Kurt Wimmer

All’inizio degli anni 2000 è esploso il successo di “Matrix”, la trilogia distopica dei fratelli Wachowski. Questa enorme popolarità ha schiacciato sul nascere tutte le possibilità di un film come “Equilibrium”, che a mio parere aveva una trama accattivante ed è stato realizzato dignitosamente, ma ha pagato un grosso tributo alle pellicole con Keanu Reeves, dato che sulle locandine i due progetti apparivano – erroneamente – molto simili.

In realtà “Equilibrium” tratta, sì, di una distopia, ma se vogliamo ricercare i precedenti forse potremmo ritrovarli in opere come “1984”, di George Orwell.

La storia è ambientata, infatti, in un prossimo futuro, nella città di Libria. Dopo un olocausto nucleare, i sopravvissuti vivono sotto la dittatura di una misteriosa figura che si fa chiamare Il Padre, il quale ha individuato nelle emozioni la causa di tutti i mali ed obbliga perciò i suoi sudditi a spegnerle completamente, assumendo due volte al giorno una droga chiamata Prozium.

A vigilare su questo fragile sistema c’è il Tetragrammathon, una organizzazione poliziesca i cui membri – i Clerics –  hanno ricevuto uno speciale addestramento marziale che prevede anche l’uso di armi da fuoco, il che li rende guerrieri temibili.

John Preston (Christian Bale) è forse il più severo tra i clerics. La moglie è stata giustiziata anni prima, perché ha osato mostrare di amarlo e si è resa quindi colpevole di reato d’emozione. I due figli vivono con lui in una casa priva di qualsiasi comfort, dato che anche gli oggetti che possono in qualche modo provocare un sentimento – o il ricordo di esso – sono banditi, pena la morte.

Il mestiere di Preston è proprio quello di scovare e distruggere tutto ciò che può suscitare la minima sensazione, uccidendone i portatori.

Accade che – durante una missione – Preston si accorge che il suo collega, Partridge (Sean Bean…ed ho detto tutto!), è in grado di provare qualcosa, perciò lo segue e gli confisca un libro di poesie prima di ucciderlo (e beh, è Sean Bean!). Questo fatto, insieme all’arresto della compagna di Partridge, in qualche modo scuote la granitica immobilità di Preston, che “dimentica” di iniettarsi il Prozium e comincia a fare i conti con la varietà delle emozioni umane. Ovviamente il gioco è pericolosissimo, perché non c’è alcuna pietà per i ribelli che combattono per la libertà di provare qualcosa.

Nel suo percorso di liberazione, Preston avrà molte sorprese e dovrà combattere con tutto se stesso per scoprire ed evitare anche i tranelli del Padre, che ha occhi ovunque e si nasconde sotto spoglie impensate.

In generale, la trama ha un impianto fallace – infatti è un po’ troppo semplice per gli Esseri Umani liberarsi dall’effetto del Prozium, dato che la droga è assunta per volontà personale. Tuttavia devo ammettere che il film è ben realizzato e molte trovate sono piuttosto godibili (ad esempio il Gun Kata, l’arte di combattimento dei Clerics, che, sfruttando complicati calcoli di balistica applicati alle arti marziali, li rende praticamente invulnerabili).

Inoltre, la domanda di fondo è appassionante: Per cosa viviamo, se non per provare emozioni? Vedere rappresentata in concreto una società priva di sentimenti suggerisce che, nonostante il caos, le imperfezioni, i malumori e l’aggressività, l’umanità ha un suo senso grazie a ciò che abbiamo nel cuore. Vivere senza provare nulla non è vita. O sì? Questo apre molteplici interrogativi ed è l’ideale per un animato “dopo film” con gli amici.

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  1. Da come lo descrivi sembra Farenheit 451, ma più splatter.

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  2. anche io l’avevo visto (indovina perché:D) e anche se mi era tutto sommato piaciuto, condivido le tue perplessità!!

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