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La donna abitata, di Gioconda Belli

Ho deciso di presentarvi, finalmente, il mio libro preferito.

Quando mi chiedono un consiglio per una buona lettura, infatti,  il primo titolo che mi affiora alla mente è “La donna abitata”. E’ raro trovare un libro come questo, traboccante di riflessioni, immagini poetiche, avventura, sentimenti e persino un pizzico di soprannaturale, il tutto amalgamato in una miscela a tratti struggente, in grado di incuriosire ed emozionare pagina dopo pagina.

L’autrice, la nicaraguense Gioconda Belli, ha militato nel Fronte di Liberazione Sandinista che lottava contro Somoza. Dopo la vittoria dei guerriglieri si è allontanata dalla politica per divergenze con il partito, ma non ha mai cessato l’attività di scrittrice. Questo è il suo esordio narrativo, pubblicato nel 1989 e tradotto in Italia da Edizioni E/O.

La trama

Nell’immaginaria città centroamericana di Faguas, Lavinia trova lavoro come architetto in uno studio importante. Per lei, rampolla dell’alta borghesia cresciuta nella bambagia e con studi raffinati alle spalle, è la prima occasione per entrare in contatto con la realtà e con l’ingiustizia. La dittatura militare a cui il paese è sottoposto favorisce i ricchi, ma schiaccia le classi medio-basse ed alimenta un clima di violenza ed ostracismo che ben presto risulta intollerabile. Nonostante la provenienza agiata, la ragazza entra in crisi soprattutto perché si innamora –riamata- del collega Felipe che si rivela essere uno dei capi del Fronte di Liberazione Nazionale. Lentamente, Lavinia capisce di non poter più rimanere inerte e comincerà il suo personale percorso all’interno del Movimento, facendo i conti con la paura, la violenza, l’amor di patria, gli ideali di giustizia tanto facili da dichiarare ma difficilissimi da tradurre in atti. Su di lei, però, veglia qualcuno di speciale: è lo spirito di Itzà, una guerriera azteca che a suo tempo ha lottato contro i Conquistadores e si reincarna nell’albero di arancio che Lavinia ha nel giardino. Grazie ai preziosi frutti, l’essenza della donna entra fisicamente nel corpo dell’altra guidandone le azioni. Si intrecciano così due esistenze lontane nel tempo, ma vicine nelle esperienze, in un ricamo di amore, dolore ed eroismo che fa di questa storia un’avventura epica ma allo stesso tempo vicinissima al vissuto.

L’autrice, Gioconda Belli.

I personaggi

La protagonista indiscussa è Lavinia, attraverso i cui occhi la vicenda viene narrata. Ricca, attraente, colta, ha tutte le carte in regola per prosperare nonostante la dittatura: le basterebbe chiudere gli occhi di fronte all’orrore dei desaparecidos, al divario sociale, alla fame che la circonda. Dovrebbe solo seguire le direttive dei suoi genitori per diventare un’altra ricca signora di Faguas. Ma Lavinia ha un animo completamente diverso dai suoi, e non solo per via dello spirito che va ad abitarla: da sempre ribelle, cerca la sua strada nel mondo tentando di non cedere ai luoghi comuni, riflettendo spesso sul suo essere donna e sul modo in cui la società tenta di imbrigliarla in quanto tale.

Itzà, l’antica guerriera, è a suo modo una femminista ante-litteram che rifugge il ruolo di moglie e madre impostole dal suo tempo per andare a combattere con gli uomini. Viene perciò ripudiata dalla famiglia, ma accettata dai guerrieri grazie all’amore di Yarince, l’unico che la comprende a pieno.

Yarince è il capo della rivolta contro gli spagnoli: nonostante sia un grande combattente ed un uomo orgoglioso va ben oltre i dettami della sua epoca ed è disposto a mettersi contro la tribù pur di tenere accanto a sé la donna che ama. In questo si mostra assai più evoluto dell’altro protagonista maschile, Felipe, che incontra Lavinia sul posto di lavoro e senza volere le cambia la vita. Felipe, infatti, preferirebbe che Lavinia non entrasse nel Movimento di Liberazione – ufficialmente per tenerla al sicuro – e si capisce quale sia il limite di una mentalità maschile abbastanza diffusa che vuole la donna come essere da amare, proteggere, coccolare…ma in qualche modo da tenere sempre in posizione subalterna.

Lavinia verrà infatti introdotta alla guerriglia da Sebastiàn, il capo dell’unità di Felipe, e dall’infermiera Flor, con i quali intreccerà una profondissima amicizia grazie anche alla comunione di intenti e di ideali.

E’ importante sottolineare come tutti i personaggi siano descritti con intensità e passione, ma non vengano mai elevati ad eroi. Tutti vivono il contrasto tra l’ideale di giustizia e la violenza della guerriglia, tutti hanno paura, tutti sanno che il sentiero che hanno scelto porta quasi certamente alla morte ma sono disposti a perdere se stessi per la collettività.

Tematiche e riflessioni

 La donna abitata è un libro di grande impatto emotivo, perché approfondisce vari argomenti su cui tutti – prima o poi – finiscono per arenarsi. Il tema centrale è di sicuro il concetto di giustizia, declinato poi in giustizia sociale, a cui si correla il dubbio se sia giusto o meno utilizzare la violenza pur di ristabilirne almeno un poco. I concetti universali di Bene e Male sono dunque sviscerati e rappresentati attraverso il conflitto interno dei protagonisti, ma su di essi domina anche la tematica femminile – si noti bene: femminile e  femminista – che ci fa interrogare sull’equilibrio, sulla società, su ciò di cui la nostra epoca ha veramente bisogno.

Inevitabilmente, i personaggi fanno i conti con l’amore e la morte quindi è molto interessante seguirli mentre si destreggiano fronteggiando le entità più soverchianti che l’umanità conosca.

L’eco storica e fantastica portata dalle figure di Itzà e Yarince non è disturbante in questa serie di riflessioni, soprattutto perché mostrano come i temi universali non vengano scalfiti dal tempo e come –anche se gli uomini sono mortali – certi ideali possano veramente sopravvivere.

Di fatto, La Donna Abitata è una storia che travalica i secoli e gli spazi per annidarsi tra le pieghe nascoste della sensibilità di ognuno, mettendo il lettore alla prova, affascinandolo e coinvolgendolo continuamente. Una lettura da non perdere, dunque, che piacerà senza dubbio al pubblico femminile e potrebbe far riflettere a lungo i signori uomini, in un confronto delicato, ma allo stesso tempo spiazzante e stimolante.

Da “La donna abitata”:

Nessuno sarà padrone di questo corpo di laghi e vulcani
di questa mescolanza di razze,
di questa storia di lance;
di questo popolo amante del mais,
delle feste al chiaro di luna;
del popolo dei canti e dei tessuti di tutti i colori.
Né lei né io siamo morte senza un progetto, senza lasciare un’eredità.
Siamo tornate alla terra da dove ancora torneremo a vivere.
Popoleremo di frutti carnosi l’aria dei tempi nuovi.
Colibrì Yarince
Colibrì Felipe
danzeranno sulle nostre corolle
ci feconderanno eternamente.
Vivremo nel crepuscolo della gioia
nell’alba di tutti i giardini.
Presto vedremo il giorno colmo di felicità
le imbarcazioni dei conquistatori allontanarsi per sempre.
Saranno nostri l’oro e le piume
il cacao e il mango
l’essenza dei sacuanjioces.
Chi ama non muore mai.

»

  1. Grazie per il suggerimento! Non conoscevo questa scrittrice. Me lo segno e lo cerco 🙂
    Irma

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  2. Non so perché, la trama mi ha fatto pensare a Banana Yoshimoto. Forse per il tocco di “spiriti” che c’è sempre nei suoi romanzi, anche se nel caso della giapponese si innestano sempre in situazioni e personaggi molto normali e minimali. Mi rendo conto che c’entri pochissimo 🙂

    Rispondi
    • Non c’entra granché, in effetti, perché – a parte che io non apprezzo particolarmente la Yoshimoto, di lei ho amato solo un racconto breve in appendice a Kitchen: Moonlight Shadow – Itzà non è un fantasma. E’ un personaggio reale, con i suoi ricordi, la sua coscienza, le sue riflessioni e la sua poesia. Inoltre questo libro è molto più intenso e sanguigno. Quelli della Yoshimoto li trovo algidi.

      Rispondi
  3. E’ un libro che conosco da anni, ed è davvero bellissimo. Grazie di avermelo ricordato!^^

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  4. Maria del Rosario

    Non conoscevo questa scrittrice anche se amo molto la litteratura suramericana. Ho letto il libro e mi è piacciuto moltissimo. mi è dispiaciuto quando l’ho finito. O
    rmai è entrato a formar parte dei miei romanzi preferiti. Stupendo!

    Rispondi
  5. Ho letto questo libro parecchi anni fa e l’ho amato all’inverosimile !!

    Rispondi

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