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Nella Riserva

Siccome l’articolo pubblicato qualche giorno fa sulle penne Bic ha creato un certo scalpore anche tra i miei amici e le mie amiche, ho pensato di tornare sul motivo per cui l’ho scritto, stavolta in maniera un po’ più ampia e provando a spiegare meglio che non sono certo le penne il problema.

Una critica spesso mossa al Femminismo è quella di voler definire a tutti i costi la donna uguale all’uomo. Critica mossa in malafede, ovviamente, perché chiaramente per uguaglianza non si intende quella specificatamente fisica (nessun individuo è uguale all’altro senza per questo essere necessariamente inferiore, o sbaglio?)  quanto parità, se preferite, in diritti e dignità della persona.

Non mi sembra proprio che siamo tutti fisicamente uguali, eppure…

Mi sembra un po’ strano – nel 2012 – essere ancora qui a scrivere di queste cose, ma più ascolto le persone parlare (anche gli amici, sia chiaro, anche persone che reputo stupende!) e più temo che ce ne sia quanto mai bisogno.

C’è un’ espressione molto bella e molto poetica quando si tratta di descrivere le donne: l’Altra Metà del Cielo.

Altra, appunto.

E’ un modo di dire che da una parte ci unisce (siamo tutti parte dell’Uno), ma dall’altro chiarisce perfettamente quale sia il punto di vista. Le donne sono l’Altro. E questo “altro”, diciamocelo è un po’ più limitato, “sfigato”, di serie B. Torno a fare l’esempio-chiave, cioè: non si può negare una discriminazione di genere quando, se ci riflettete un poco, tutto quanto riguarda il femminile è inevitabilmente sminuito dal comune punto di vista (che è – anche per le donne – storicamente maschile).

Ancora non mi credete? Prendiamo una cosa femminile per eccellenza: il ciclo mestruale. La giornalista americana Gloria Steinem ci scherza su così:

Cosa succederebbe, per esempio, se all’improvviso, magicamente, gli uomini potessero avere le mestruazioni e le donne no?

La risposta è chiara – le mestruazioni diverrebbero un invidiabile evento virile degno di vanto.
Gli uomini si vanterebbero di tempo e quantità.
I ragazzi segnerebbero l’inizio delle mestruazioni, quella agognata prova di virilità, con rituali religiosi e feste.
Il congresso fonderebbe un Istituto Nazionale di Dismenorrea per aiutare ad eliminare questi fastidi mensili.
Rifornimenti sanitari sarebbero federalmente finanziati e gratis. (certo, alcuni uomini ancora pagherebbero per il prestigio di marche commerciali come i tamponi John Wayne, i Rope-A-Dope di Muhammad Ali, le protezioni di Joe Namath …)
I militari, i politici di destra e i fondamentalisti religiosi citerebbero le mestruazioni come prova che solo gli uomini possono servire nell’esercito (“devi dare il sangue per prenderne”), occupare uffici politici (“possono le donne essere aggressive senza quel costante ciclo governato da Marte?”), essere preti e ministri (“come può una donna dare il proprio sangue per i nostri peccati?”) o rabbini (“senza la mensile perdita di impurità, le donne rimangono immonde”)”.

 Al di là del sorriso, penso che ci sia un fondo di verità che chiarisce un poco quanto ho detto sopra.

Ora, la stragrande maggioranza dei campi come politica, lavoro, sport, letteratura (tanto per citare alcune macrofrazioni della nostra realtà) non fanno che confermare tutto ciò: c’è la Letteratura e la letteratura femminile, lo Sport e lo sport femminile, la Politica e le Quote Rosa…

Il “rosa”, il “sesso debole”, la “necessità” di quote rosa in politica o in un’antologia letteraria sono modi per discriminare. Non si tratta di lavaggio del cervello, ma di uno spostamento del comune punto di vista. Il femminismo non rivendica il tipo di uguaglianza che i cosiddetti “maschilisti” paventano, anzi, semmai è il contrario: il femminismo rivendica la possibilità di essere diversi senza per questo venire trattati (e trattate) con condiscendenza, o addirittura disprezzo.

Un esempio piuttosto chiaro è stato il trattamento riservato dai media (e non solo!) alle atlete delle recenti Olimpiadi. Ovunque si sprecavano “Galleries” di queste signore…o meglio dei sederi di queste signore. E che importa se le suddette avevano faticato 5 anni per arrivare a Londra? L’importante sono le chiappe, perché – si sa – lo Sport Femminile è come il campionato di serie B.

E se per caso una donna arriva a potersela vedere tranquillamente con i colleghi maschi (penso, ad esempio alla nuotatrice cinese Ye Shiwen, 16 anni, che ha battuto i tempi di Phelps), il commento più quotato è: “Ma quelle non sono donne!”

COME NO??????????

A me risulta proprio che uomini non sono, ci sono dei controlli. Quindi sono donne, eccome, belli miei. Eh eh, lo so bene che queste parole sono rivolte al fatto che la muscolatura ed il fisico necessario per arrivare a tali livelli non rientrano nei canoni estetici voluti dagli uomini, ma questo è, appunto, un problema degli uomini e trovo terribilmente arrogante da parte loro decidere chi è degna di essere chiamata donna e chi no. E questi nemmeno se ne rendono conto.

L’argomento delle Quote Rosa nella Politica Italiana, invece, è spinoso: nel Migliore Dei Mondi Possibili le Quote Rosa non sarebbero mai e poi mai concepite, perché – semplicemente – non ce ne sarebbe bisogno. Il problema sta nel fatto che non siamo in Quel Mondo Lì, siamo nell’Italia del 2012, dove la parola Meritocrazia è stata dimenticata e quando si parla di una ragazza che fa politica si è solo capaci di commentarle il culo (come per le atlete! Non sarà mica così per tutto, vero?).

Le donne che usano il proprio corpo per arrivare dove vogliono – contrariamente a quanto credono molti – non vanno contro alcun principio del femminismo: semplicemente ci si rattrista perché si pensa che questa sia l’unica via concessa, o comunque la più facile.

Ho usato il vocabolo “concessa” non a caso. Perché vorrei che vi chiedeste “concessa da chi?”. Da un potere che ha ancora una facciata maschile. E a cui bisogna imporre quote rosa per legge.

Il bello è che poi questo stesso potere si lamenta e dice che le donne fanno le vittime, che ci sono squilibri, che le donne che approfittano della loro avvenenza per avere la strada spianata rubano posto ai loro cervelli sopraffini…eh eh, vedo solo io il cane che si morde la coda?

Il fatto è che se si guarda ciò che è riservato al femminile viene da ridere, e qui torniamo al discorso delle Penne For Her.

Non è che non debbano esserci le penne rosa e viola, più sottili (Perché si adattano meglio ad una eterea mano di fata. E se tu sei alta un metro e ottantacinque ed hai mani proporzionate al tuo fisico sparati!) e con i fiorellini sulla scatola. Non è che non debba esserci Hello –mon Dieu – Kitty. Santo cielo, per dimostrarvi che non sono una negazionista delle cosette-pucciose- attribuite-al –femminile vi svelerò lo Scheletro nell’Armadio: porto orgogliosamente in giro una borsa con su…Mammolo! Altro scheletro: ho vestiti e magliette tutti r-o-s-a! Che facciamo, allora? Come posso definirmi? Un confetto femminista?

Quello che mi disturba è che  per chi rifiuta di essere rappresentata esclusivamente dal Rosa e dai Cuoricini è pronta l’etichetta di Racchia Acida e Frustrata. Chi è stanca di vedere il femminile costantemente sminuito e infantilizzato è accusata di essere Rigida, Bigotta e Invidiosa (ddde che, poi, non è dato di saperlo). Nel migliore dei casi, sei portatrice di un idealismo inutile.

Inutile sarà per voi, non per me. Io sento di combattere per un mondo migliore e pieno d’amore, però è ancora come vivere in una Riserva Indiana. Ci sono dei limiti invisibili, ma contro cui sbattere la testa fa male.

Se non siete ancora stufi e volete leggere un articolo secondo me molto interessante in merito vi segnalo questo link, dalla 27°ora.

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