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Perché maschilismo e femminismo non sono uguali

Più e più volte, durante i pipponi femministi a cui sottopongo tutti coloro che mi stanno attorno (anche il gatto, sì, se ve lo steste chiedendo), mi sono sentita rivolgere un’obiezione che  – se non sbaglio – è apparsa anche da qualche parte in questo blog, ovvero mi è stato detto che maschilismo e femminismo dovrebbero essere uguali, perché entrambi terminano in – ismo.

Signore e signori, buona sera, eccoci alla prima puntata della serie : “Hai perso un’occasione per star zitto/a”. Qui lo dico e qui lo nego: non prendiamoci per il culo. Lo so benissimo che il suffisso -ismo ci spaventa, poiché è stato dato anche  a movimenti molto dannosi nella storia, tuttavia trovo davvero ingenuo e superficiale far dipendere il proprio giudizio su una realtà incredibilmente complessa dalla parola che la identifica, dato che anche,per esempio, la parola attivismo finisce con – brrr, il suffisso che non può essere nominato se no vi spaventate – eppure non mi pare che rechi con sé chissà quali connotazioni negative.

Femminismo = femminile + attivismo. Possiamo anche vederla così e dare una definizione molto a grandi linee, ma meno spaventosa: femminista è chi in qualche modo si attiva per la questione femminile, ovvero riconosce che alle donne sono chiuse molte porte, non sulla base di dati effettivi, ma per semplice pregiudizio di genere.

Io, per esempio, sono mooooolto goffa. Sono goffa e distratta. IO. Troppe volte mi sono sentita dire qualcosa del tipo “Ah, voi donne…!” invece di “Ah,missloislane…!” Mi è dispiaciuto un sacco per le migliaia e migliaia di donne che goffe non sono e distratte nemmeno, che si sono beccate il velato insulto rivolto A ME dal mio Sommo Giudice di turno.

Eccola lì una figura che odio: il Sommo Giudice. Attenzione prego: di solito il Sommo Giudice è maschio, ma non è detto. Ci sono donne educate talmente male, poverine, che quando si vedono prendere a pesci in faccia in quanto femmmmne (detta un po’ alla sicula, ma senza cattiveria per gli amici siculi, eh) sorridono e ringraziano pure. E – per far vedere quanto riescono a essere brave bambine – si fanno un po’ Sommi Giudici anche loro. Superando la tristezza, devo dire che tra i Sommi Giudici si insinua spesso la convinzione che Femminismo e Maschilismo siano i due volti di una stessa medaglia. E quando mi sparano questo loro delirio ignorante sul muso, devo dire che un po’ mi scoraggio. Ma poi mi faccio forza e così eccomi qui, a scriverne di nuovo.

La differenza fondamentale tra femminista e maschilista sta nel fatto che chi abbraccia il valore del primo termine si batte per un equilibrio di forze, il secondo invece vuole mantenere il predominio sia concreto che morale del genere maschile sul femminile. Questo ve lo scrivo in neretto, perché sono arcistufa di sentire che il femminismo è il movimento che vuole affermare la superiorità del genere femminile, ridurre gli uomini in schiavitù e costringerli tutti a guardare Beautiful. Oooooh.

Essere femminista non significa nemmeno negare le differenze biologiche (Il famoso discorso “Perché le donne dovrebbero essere ammesse nei corpi speciali se non hanno il fisico per fare nulla?” “Beh, per esempio perché gli uomini sono ammessi in sala parto e non hanno il fisico per fare nulla”.), o la realtà dei fatti secondo cui la stragrande maggioranza delle ragazze è fisicamente più debole della stragrande maggioranza dei ragazzi.  Non siamo stupide, né cieche e la cronaca è piena di ingiustizie dovute a tali “differenze”. Essere femminista significa, di fatto, battersi per un ampliamento dei valori attualmente riconosciuti in modo che le nostre differenze siano ricchezza e non svantaggio.

Il condizionamento culturale è devastante, specie quando si pretende per farlo passare come “legge di natura”, mentre in realtà è solo una limitazione del punto di vista.

Un esempio pratico del fatto che il maschilismo esiste è che quando i ragazzi vogliono offendersi tra loro si attribuiscono in qualche modo caratteristiche femminili: mentre per una donna essere additata come “una che ha le palle” è un complimento, per un uomo ricevere un commento che possa in qualsiasi modo espropriarlo delle caratteristiche del “macho” (aggressività, forza, coraggio che non necessariamente sono estranee alle donne, ma c’è ancora questa visione arcaica) e accostarlo alle donne è un’onta da lavare facendo a pugni.

Può sembrare esagerato, ma non è così perché questo modo di vedere le cose si applica a TUTTO. E le donne da millenni ne fanno le spese, sul lavoro, in famiglia, persino nella sfera privata.

Purtroppo, siamo tutti un po’ maschilisti. Quasi sempre.

Abbiamo però anche una testa che lavora. La facciamo funzionare bene o no?

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  1. Ecco, diglielo anche da parte mia, che ho i capelli cortissimi e un bel paio di bicipiti e mi tocca essere chiamata maschio. Oggi mi era pure venuta la nostalgia dei capelli lunghi, pensa te.
    Nessuno capisce che non lo faccio per somigliare a un maschio, ma per somigliare a ME. Uffa.

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  2. Affezionato_Lettore_o_Lettrice

    Tutti i sessi sono uguali, ma le donne sono più uguali. Questo è quello che vogliono le femministe che si vantano di esserlo. Sinceramente non so come facciate a tollerare le “quote rosa”, fossi in voi troverei umiliante che ci siano dei posti riservati alle donne “in quanto tali”. Le spiegazioni sono due: o ne avete bisogno perché sennò non riuscireste a conquistare una poltrona (cosa a cui personalmente non credo) oppure vi lamentate solo quando vi fa comodo. Peggio ancora la legge sul femminicidio. Se fossi una femminista chiederei di chiamarla “omicidio domestico” e che tuteli qualunque dei due coniugi che subisca violenze dall’altro. Il fatto che la TV faccia vedere solo le donne come vittime perché fa notizia/propaganda dovrebbe essere abbastanza scontato, ma invece di chiedere la parità si vuole un occhio di riguardo. Bella roba.

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    • Se ci fosse veramente un occhio di riguardo, s ci fosse mai stato, non saremmo certo a questo punto. Sono alcuni uomini che temono di perdere il privilegio di genere perciò invece di essere solidali si accaniscono contro i risultati riportati dal femminismo. Il femminismo vero sogna un mondo in cui le quote rosa non siano necessarie, ma per una fase di passaggio - ahimé - ritengo siano uno step da provare. Nessuna rivoluzione non violenta è mai avvenuta in poco tempo e " di botto". Quanto al femminicidio il motivo di tale termine è già stato ampiamente spiegato qui e altrove, quindi francamente non ho voglia di ripetermi. E'un termine che fa paura, ma viene da chiedersi come mai si spendono tante energie a definire il fenomeno invece di combatterlo...

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  3. Pazzesco: proprio ieri leggevo una notizia di qualche anno fa, relativa al fatto che se ti qualcuno ti chiama “puttana”, tuo padre può chiedere un risarcimento (https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/09/24/ti-chiamano-puttana-e-unoffesa-allonore-di-tuo-padre/). Se a un uomo viene detto “non hai le palle”, può chiedere un risarcimento. Qui qualcosa non mi quadra… E a te?

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