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Il principe azzurro è morto. (e non è una metafora!)

Forse qualcuno penserà che, con un titolo del genere, io voglia rivendicare una particolare affermazione femminista secondo cui le fiabe  sono veicoli di sessismo, in quanto propongono eroine che non hanno altra méta se non apparire desiderabili agli occhi del Principe e incastrarlo.

In realtà, benché trovi degne di considerazione le riflessioni come questa, il mio intento era molto meno ardimentoso e – se vogliamo – più terra terra: come amante del cinema e della letteratura fantastica, ho assistito impotente alla proliferazione di un fenomeno che credevo ormai esaurito, ovvero la Vampiritudine come “new sexy”.

Sto dichiarando che le ragazze non hanno smesso di sognare l’Uomo Giusto, solo che hanno apportato qualche piccolo cambiamento.

I genitori delle adolescenti sanno bene di cosa parlo e, da qualche anno a questa parte, l’argomento è diventato familiare anche per le giovani donne e le “ex ragazze”:  messe da parte la cappa e la spada, archiviato persino l’Uomo Harmony, ora al centro dell’immaginario di tutte c’è il Vampiro.

 

Il fenomeno ha avuto inizio nel 2005, quando Stephenie Meyer – vispa ragazzotta del Connecticut – ha consegnato alle stampe il suo romanzo d’esordio: Twilight, un successo mondiale che ha dato poi origine a ben tre seguiti (ahinoi!) ed è stato l’unico a tenere testa al colosso Harry Potter.

In Italia le vicende dei Bellocci Zannuti della Meyer hanno immediatamente sollevato le sorti della casa editrice che aveva scommesso su di essi, la Fazi. Sperando di ripetere il miracolo, una nutrita schiera di editori si è accaparrata i diritti per la pubblicazione di qualsiasi opera straniera che avesse come protagonista un vampiro scritta da cent’ anni a questa parte. È così che siamo arrivati all’invasione odierna che, se da un lato ha stancato sia i lettori più esigenti che gli addetti ai lavori (provate a pronunciare la parola “Vampiro” in un circolo letterario e verrete presi come minimo a sassate), dall’altro ha dalla sua una nutrita schiera di fedelissimi (anzi, di fedelissime) per le quali non c’è niente di più sexy di un paio di bei dentoni puntuti. Bontà loro.

E rieccoci dunque a bomba: se le nostre nonne sognavano il principe con il mantello di raso blu e il cappello piumato, le nostre mamme hanno dirottato sul magnate della finanza Bello & Arrogante che si sdilinquisce davanti alla Maestrina d’Asilo di turno, a noi che capita?

Il morto.

Ci deve essere qualcosa che non quadra.

 

Il Vampiro Belloccio risponde a canoni ben precisi. Dimentichiamoci di Bram Stoker e LeFanu, quindi, per scoprire che:

–         questi vampiri camminano tranquillamente sotto i raggi del sole (quelli della Meyer addirittura sbaluccicano se sfiorati dalla luce del giorno. La Swarovski ringrazia per la pubblicità occulta.)

–         non bevono sangue umano. Ne hanno l’istinto, ma si trattengono con volontà d’acciaio, nella maggior parte dei casi in nome dell’Ammmore verso l’eroina.

–         Sono bonazzi. Ebbene sì, questo è il segreto: il più sfigato di costoro potrebbe girare gli spot di Dolce & Gabbana, ma fatalmente si incapriccia della cosiddetta “ragazza media”, quella con i problemi del girocoscia, per intenderci. Ecco dove la fantasia tocca il punto più alto.

–         Pur di difendere la donna amata non esitano a combattere i loro stessi simili, quelli più inclini al vizio dell’emoglobina. Ma fin da subito si sa chi vincerà, perché loro sono i più Forti, i più Intelligenti, i più Ganzi e se si mettono di impegno ti sanno fare anche una torta.

Tirando le somme, non abbiamo rinnovato proprio niente: il Principe Azzurro resta tale, solo più pallido e con un conto dal dentista più salato. Ciò che la vampiritudine esalta, o dovrebbe esaltare, è il cosiddetto Lato Oscuro, che in termini meno altisonanti è una variante del luogo comune secondo cui alle donne piacciono i cattivi ragazzi.

Mi è capitato più volte di chiedere alle amiche il vero motivo della loro passione per i vampiri di Twilight e i loro soci: nella stragrande maggioranza dei casi mi è stato risposto che la storia d’amore in bilico tra passione e pericolo ne è l’elemento trainante. Se però domandavo dove fosse il pericolo, nessuna sapeva rispondermi.

In verità, infatti, stare con un Vampiro Belloccio è rischioso quanto entrare nella casa stregata al Luna Park: il sangue è sempre finto, la cattiveria – persino quella – è di plastica. Fin dall’inizio sappiamo che Lui non farà mai nulla di male, che il suo appartenere all’oscurità è solo dovuto al fatto di non pagare la bolletta all’Enel. Non a caso, Edward Cullen (il protagonista di Twilight, per chi non lo sapesse) ripete un centinaio di volte alla sua Bella di essere pericoloso. E viene il dubbio che lo dica perché altrimenti non se ne accorgerebbe nessuno.

Con questo non intendo dire che tutta la letteratura recente dedicata ai vampiri sia pessima: ci sono casi – come Lasciami entrare di John A.Lindqvist, o Ho Freddo di Gianfranco Manfredi – che sono esempi di come il canone possa essere rivisto e corretto con ottimi risultati, c’è l’immenso Stephen King, che con Le Notti di Salem ci ha mostrato come non sia necessaria l’originalità ad ogni costo, se si sa scrivere. Devo ammettere che nessuno di questi libri ha come protagonista un Belloccio, ma, se un personaggio del genere è proprio imprescindibile per il successo, è molto meglio rivolgersi a quelle pubblicazioni che hanno in sé almeno un po’ di umorismo. La saga de La Confraternita del Pugnale Nero di J.R.R.Ward, per esempio, ci narra di un gruppo di Bellocci che parlano come camionisti, combattono contro una setta di umani privati dell’anima e per tutto il resto del tempo si trastullano con fanciulle umane, finendo per innamorarsi perdutamente e non capire più niente. Qui il livello di scrittura è piuttosto basso, le situazioni virano spesso sul piccante (tanto è vero che non regalerei un libro del genere alla mia cuginetta di dieci anni) ma almeno si sorride e l’autrice non tenta di ingannare i lettori proponendo personaggi finto-horror che poi si rivelano agnellini belanti.

In generale, l’operazione editoriale più onesta è stata svolta dalla Harlequin-Mondadori, quella dei libri Harmony: fiutato l’affare del Paranormal Romance è stato dato il via alla collana “Blue Nocturne” in cui le eroine umane si innamorano di vampiri, demoni e creature sovrannaturali assortite. Ma è un Harmony, perciò tutte sappiamo come andrà a finire. E proprio da queste storie a buon mercato è sorta la minaccia che rischia di offuscare la stella dei nipotini di Dracula: il successo insperato degli  Angeli Caduti, che al posto delle zanne hanno le ali, ma mantengono l’aura di pericolo e mistero che va tanto di moda. Chi vincerà tra le due agguerrite schiere? Ai posteri l’ardua sentenza, con buona pace di Bram Stoker.

(…e comunque se non si è capito io preferisco The Vampire Diaries, solo ed esclusivamente perché ne hanno fatto un telefilm con Ian Somerhalder!!!)

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  1. per me gli unici vampiri innamorati degli ultimi anni artisticamente degni sono i mai dimenticati Angel e Spike (so che concordi) e loro due (Spike,sopratutto) il lato oscuro l’avevano per davvero, altro che Edward Cullen! Comunque ammetto di non aver visto True Blood e Vampire Diaries

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    • però secondo me alcune fiabe sono fraintese: Cenerentola, per esempio, contrariamente a quanto si crede, non è la storia di una povera che si sistema col principe: Cenerentola è una ragazza ricca di famiglia, privata dei suoi averi e dell’eredità da matrigna e sorellastre, che con l’aiuto della fata madrina si riprende ciò che è suo e trova pure l’amore (scusate l’OT)

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      • Sia True Blood che vampire Diaries meritano MOLTO più di Twilight (parlo dei telefilm, i libri mi sembrano altrettanto brutti, onestamente). Quanto a Cenerentola…ahimé potrei aprirti una discussione qui su come le eroine di certe fiabe siano delle sfigate mondiali e – soprattutto – siano un pessimo esempio perchè non AGISCONO…appaiono solamente….ma per stavolta ti farò la grazia…:D

      • grazie, anche perchè ho idea che si sarebbe aperta una discussione molto lunga

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