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Uomini (e donne) che parlano di donne 2 – Decidetevi!

Mi rendo conto che questa settimana non ho ancora fatto alcun post polemico e non vorrei che finiste in astinenza, dunque sono andata a rispolverare gli appunti dell’ultimo mese. Cari signori maschietti – amici, romani, concittadini! – io vi ascolto. La maggior parte delle volte mi mordo la lingua, ma vi sento benissimo.

Dunque dai miei appunti risulta un altro aspetto recidivo del modo imbecille in cui CERTI uomini e CERTE donne parlano delle donne stesse: parliamo di Ruoli Definiti e malintese concezioni di uguaglianza.

Sembra che per la maggior parte dei miei conoscenti maschi ( e sì, sì, io frequento dei trogloditi, me l’hanno già detto, ma possibile che lo diventino solo da questo punto di vista?) dire di essere femminista significhi meritarsi palesi manifestazioni di maleducazione, al grido di “hai voluto la parità?”

Dolciotti.

Mi chiedo se siete cresciuti coi Teletubbies. Se tra voi vi comportate come orangotango, questo non vi dà l’automatico diritto di farlo anche con me. Ma non in quanto donna – e quindi creatura angelica le cui orecchie sanguinano per una parolaccia, perché nessuna di noi è così – bensì come persona, che come tale merita rispetto e considerazione per la propria sensibilità.

L’educazione è un valore che non ha nulla a che fare con una pretesa femminista, quindi mi chiedo perché venga vissuta spesso come un’imposizione e, soprattutto, usando, quando manca, la scusa dell’uguaglianza.

Boh, malanni della società.

Un altro punto che mi fa impazzire è la determinazione del ruolo che CERTI MASCHIETTI vorrebbero per la propria partner. In rete gira un post umoristico in cui si dice che per far felice una donna si debba essere mille cose contemporaneamente, mentre per ottenere lo stesso effetto con un uomo basta – cito testualmente – dargliela e non rompergli i c… .

Peccato che non sia vero.

CERTI ragazzi hanno le loro belle pretese, ovvero mi vorrebbero:

Bella. Se non lo sono, con loro dovrei vestirmi in modo appariscente. Se non in modo appariscente almeno mettiti i tacchi, per Dio, che sei alta, magra e fai figura.

MA ANCHE

Modesta: Dove vai con la gonna così corta, vuoi farti guardare il culo eh? (Per amor di precisione: No, caro. Ci sono 40° e sto andando al mare).

Accomodante. Perché, belin, con te si finisce sempre a discutere. Che stanchezza eh?

MA ANCHE

Intelligente (grazie!), ma non devo farlo vedere (ah, ecco dov’era la gabbola). Perché, vedi, tu non hai capito, IO TI DEVO INSEGNARE CHE…

E poi, l’accoppiata più bella, tenetevi forte:

Innamorata (Come? Stasera non ci sei? Non hai mai tempo per me, uffa.)

MA ANCHE

Indipendente. E su questa indipendenza si potrebbe aprire un vocabolario, qui io accennerò soltanto a cosa significhi indipendenza per CERTI uomini.

INDIPENDENZA ECONOMICA: al giorno d’oggi è sacrosanta. Io sono del parere che anche se una storia d’amore comincia nel migliore dei modi, tutto può succedere. Farsi gabbolare dalla frase: “Tesoro, lavoro io, tu stai pure a casa coi bambini.”  Anche se fatta passare per segno di inequivocabile amore, oggi non è più possibile e non solo per via della crisi.

Il ruolo della casalinga è pe-ri-co-lo-so.

Significa essere su un piano di disagio sociale, perché nessuno si accorge che il lavoro della casalinga non finisce mai, non ha ferie, non ha diritti. Tu ti sbatti per far quadrare tutto e ti dicono che non fai niente. Fai sette bucati al giorno, lustri i pavimenti che nemmeno lo specchio di Grimilde e ci sarà sempre il figlio di dieci anni (o il marito di 45) che zampetteranno in casa con le scarpe da calcetto tutte infangate. E, oltre al riconoscimento sociale praticamente pari a zero, anche il compenso economico non esiste, ergo sei dipendente dalla persona che porta a casa lo stipendio. E cosa succede se, un brutto giorno, scopri che tuo marito ti tradisce da dieci anni?

Le donne del passato, quelle che stavano in cucina, hanno subito. PER SECOLI. E forse non è il lavoro stipendiato che ti salva da questa condizione, ma di certo è un fattore in meno che ti trattiene dal riprendere in mano la tua vita. Oggi il problema si pone sempre meno, visto che l’economia è un disastro e tirare a campare con un solo stipendio è un’impresa. Tuttavia sento ancora personaggi che affermano – anche col tono di chi dice una sacrosanta verità eh – che se le donne stessero a casa ci sarebbe più lavoro per gli uomini. E sono gli stessi che se alla sera ti offrono qualcosa parte la Madonna di Lourdes a stringere loro la mano.

Giuro, l’ho sentito dire. No, di cognome non facevano Kong.

INDIPENDENZA AFFETTIVA: la più grande cretinata che ho sentito da CERTI UOMINI. Ora, c’è da ammettere questo: sicuramente siamo diversi e, specialmente, quando una storia funziona, per la donna il lato sentimentale prende il sopravvento su molte altre cose (cosucce piccole e insignificanti come il lavoro, per esempio). Il fatto è che noi siamo capaci di pensarvi E lavorare e non è colpa nostra se non riuscite a restituire il favore. Come noi accettiamo il fatto che voi vi concentriate su una cosa per volta, voi dovreste provare a mettervi ogni tanto nei nostri panni. Quando aspettate una telefonata di lavoro, se non arriva entro 5 minuti, vi incazzate o no? E per noi è lo stesso. Se ci avete detto “Ci sentiamo domani.” noi lo prendiamo alla lettera.

Eh sì, voi dovete fare quelli impegnati, salvo poi lamentarvi se siamo noi a non avere tempo. Allora, la clausola dell’indipendenza affettiva decade. Provate a rifiutare un invito a casa del vostro fidanzato, specie se per caso è in fase di ormone galoppino, dicendo – che so – che avete una partita di pallavolo con le amiche. Il cielo si squarcerà e usciranno i Titani, lo posso garantire.

Toccategli la partita di calcetto del venerdì e vi dirà che siete la peggiore delle rompiballe.

La vedo solo io la contraddizione?

Poi, per amor di Dio, ognuno deve avere i propri spazi e blablabla, ma secondo me moltissimo dipende da come questi spazi vengono ritagliati ed ottenuti.

Ho anche il sospetto che sia la mia provincia a fare caso a parte con simili tacchini,  perché mesi fa mi trovavo in un negozio di Reggio Emilia e con la commessa è venuto fuori il mio luogo di residenza. La poverina mi ha attaccato un pippone di mezz’ora sugli uomini della mia zona, poiché aveva appena terminato la relazione con uno che pretendeva che LEI, ogni sacrosanto venerdì sera, prendesse armi e bagagli e venisse a trovarlo, mentre per lui andar da lei era troppa fatica.

Il brutto è che l’ha lasciata lui adducendo la scusa che voleva una Donna Indipendente, e che la prossima l’avrebbe scelta nel raggio massimo di 40 Km! Giuro che sarei voluta sprofondare.

E’ la Liguria una terra leggiadra…ma se partorisce ‘sti cretini io emigro.

»

  1. …a me i tacchi fanno schifo. 😛

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  2. Io credo che, tra due person in generale e quindi maggiormente in due persone che stanno pensando ad una relazione a lungo termine, sia molto importante effettuare costantemente dei versamenti sul conto corrente dell’altra persona… Non mi riferisco al conto corrente bancario, ma al “conto corrente emozionale”; questa metafora si riferisce alla quantità di fiducia che si è venuta a creare in una relazione; più abbiamo riempito il “conto corrente emozionale” dell’altra persona, più avrà nei nostri confronti una sensazione di sicurezza. Ognuno di noi (almeno io) non è perfetto, quindi potrò accadere che a volte faremo un prelievo dal conto dell’altro, ma se ci comportiamo bene non ci saranno ripercussioni e la fiducià aumentera fino a far provare nell’altro quella che tutti desideriamo.
    Fare questi ‘versamenti’ per alcuni di noi probabilmente è banale (anche se fa bene ricordarcelo), per altri forse no e trovo sia utile questo post http://www.strategievincenti.net/conto-corrente-emozionale/ dove vengono illustrati alcuni comportamenti utili come ad esempio (interesse, ascolto attivo, disponibilità, chiarire le aspettative, chiedere scusa (mi dispiace, scusa, grazie, ti amo (utile anche con se stessi!!))). Non so se sono andato OT, ma ho letto ieri l’articolo sul “conto corrente” e dato che ci vedo un legame con questo post ho deciso di replicare.

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