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Ci vogliono le palle per essere una donna, di Caitlin Moran

Sorvoliamo sul titolo. In originale era “How to be a woman” (Come essere una donna), ma gli editori italiani, evidentemente, hanno voluto fare una scelta “di rottura” ed hanno pensato ad inserire le palle. Grandi provocatori, gegnali, proprio.

Ma se non si è risentita l’autrice, la trentacinquenne giornalista inglese Caitlin Moran, perché dovrei prenderla male proprio io? Inoltre, il titolo importa poco, rispetto al contenuto: a metà tra autobiografia e manuale femminista, questo libro non è lo spasso che tutti dicono, forse, ma di sicuro è un testo prezioso.

E perché? Chiederete voi. Sentivamo il bisogno di un altro libro in cui l’autrice di turno sputa sentenze su come una donna dovrebbe o non dovrebbe essere?

Ebbene, mi sa di sì.

Ce ne vorrebbero di libri come questo, risposte corrette e sincere ai vari “L’educazione della fanciulla” e simili, che trovavamo negli anni 70 e che imbalsamavano le ragazze nello stereotipo della casalingaperfettamadreamorevoleEBBBASTA.

Badate bene che non si tratta di una risposta volgare, non ci sono incitamenti alla Rivolta nelle piazze, né al Rutto Libero per dimostrare di essere pari ai maschi.

No, c’è solo tanta onestà.

Sarà che la Moran parla prevalentemente di episodi che le sono accaduti in prima persona, anche riguardo temi non facili. Quello che si trova scritto, secondo me, è ciò che la stragrande maggioranza delle donne pensa ma non dice e la gamma degli argomenti varia dai più frivoli (la lotta ai peli superflui, per esempio!) ai più seri (il tema dell’aborto, forse il pezzo del libro più difficile da digerire).

Il fulcro della questione è perfettamente centrato: la Moran si riappropria dell’essenza del femminismo moderno, cancella lo stereotipo (anche lì! Ahime’!) della donna incazzata che brucia il reggiseno in un corteo e vorrebbe eliminare il genere maschile, per restituire al termine il significato originale: è veramente femminista chi chiede il diritto di essere SE STESSA in tutti gli aspetti (di poter sfuggire alle mode, per esempio, o seguirle a puntino, di poter lavorare e studiare oppure  starsene a casa a curare la famiglia, di poter godere di una soddisfacente vita sessuale, senza che la società imponga rimorsi inutili dettati da una cultura patriarcale vecchia di millenni).

Non mi sembrano richieste tanto assurde, eppure ancora oggi sono richieste non esaudite.

Per carità, come dice la Moran, questo secolo è il migliore in assoluto per essere donna: in fondo possiamo sposare chi vogliamo, non ci bruciano più sul rogo, possiamo studiare e uscire di casa. Spero che qualcuno abbia colto l’ironia.

In questo “How to be a woman” non ci sono giudizi facili, badate. Ogni presa di posizione è spiegata con esempi di vita vissuta, e soprattutto non c’è mai un tono troppo supponente (tipo quello che ho io a volte quando mi infervoro. Me ne scuso.).

Il suggerimento che viene dato alle ragazze è di chiedersi sempre: “Vogliono che mi comporti/vesta/agisca/pensi in questo modo. E’ qualcosa che mi rende felice? Lo chiederebbero anche se fossi un maschio?” Di solito rispondere alla prima domanda, quella sulla felicità, è sufficiente per riconoscere un atteggiamento sessista. Occorre però essere molto sincere con noi stesse, perché noi donne spesso siamo più “patriarcali” degli uomini!

Le tematiche, come dicevo, sfiorano parecchi aspetti della vita di una donna comune e la Moran ha una propria opinione su tutto: la pornografia, per esempio, non è affatto condannabile, ma è mortalmente noiosa. Non ci sono mai donne che si divertono davvero e su questo si misura il fatto che sia stata creata ad uso e consumo maschile. L’enfasi sull’aspetto fisico: ben venga, se in una molteplicità di modelli (HA!) e non solo quello della bambolina, affinché una donna possa essere orgogliosamente brutta (DOPPIO HA!). La maternità: qualcosa di splendido, ma che non deve essere considerato come il fine unico di un’esistenza. Si pretende che la madre sostituisca la donna e dato che questo stereotipo appare rassicurante non è mai stato combattuto ed è il più insidioso. Aborto: idem. (Devo dire che per me è stato il pezzo più difficile. Pensare alla libertà della donna di abortire è ancora qualcosa che non riesco ad accettare al 100%, ma che mi rendo conto che abbia un suo senso profondo.) Rapporto con gli altri: deve essere gioioso e gentile. Ecco cosa mi è piaciuto di più della Moran, la sua invocazione alla cortesia e al vivere felici insieme. Non ci sono guerre, ma non ci sono nemmeno più belle addormentate.

Le ragazze possono benissimo ottenere un mondo fatto anche a loro misura. Basta coi giudizi, basta con le costrizioni inutili, basta con le coercizioni ed i ricatti affettivi (tipo: sei mamma, la tua vita è INGLOBATA in quella di tuo figlio. Piuttosto: sei mamma, ama tantissimo tuo figlio e sappi che il modo migliore di farlo è continuare ad amare te stessa).

Se qualcuno se lo chiedesse, l’autrice non è una Zitella come la sottoscritta, ma è felicissimamente sposata ed ha due bambine. In Inghilterra è diventata un caso letterario e mi auguro che anche da noi abbia fortuna: consiglio questo libro sia alle ragazze che ai ragazzi, che potrebbero trovarlo una lettura importante per rispondere alla domanda più frequente e insondabile: “Ma cosa cavolo pensano davvero le donne?”

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  1. pensa che l’ho visto in libreria ed ero indeciso perchè mi sembrava una minchiata.. mmh.. ooops! ho detto minchiata

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  2. Se dopo lo becco in libreria me lo prendo… Altrimenti san Amazon intercederà per me 😀
    (Comunque, viste le recenti esperienze attorno a me, più che ”cosa pensano le donne?” la domanda insondabile è ”ma che diavolo pensano gli uomini?” -_-)

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  3. Devo dire che dopo aver letto questa recensione, ieri, ho acquistato l’ebook su amazon.it (…acquista in un click, ‘click’ …e dopo pochi secondi è già sul tuo reader). È molto interessante, l’autrice ha inoltre un modo di scrivere molto divertente, tratta appunto dei temi di estrema importanza come spiegato nel blog. Inoltre trovo molto motivante la storia dell’autrice, di come sia riuscita a dare una svolta alla sua vita e questo mi fa riflettere sull’enorme potenziale che è in noi! Inoltre sono contento poiché grazie al mio kindle, sono passato ad una media due libri al mese!! Senza contate che 10€ investiti in un ebook ti danno molta più soddisfazione di un gelato o di una birra!!! …ok ora vado a finire di radermi le ascelle…

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  4. Cercavo giusto un libro da leggere e, dopo aver letto la tua carinissima recensione, penso proprio di averlo trovato.

    P.S. Complimenti per il blog.

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