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La Maledizione dei Film Lacrimogeni

Ieri sera hanno ridato “Titanic”. E no, io non l’ho visto, ma non per spocchia. Semplicemente perché avevo un altro impegno e perché tanto – non per vantarmi (ehmmm…) ma – al cinema ai suoi tempi me l’ero sparato quattro volte (Quattro. Four. Quatre. Shi.) e non ho mai contato le visioni in cassetta, DVD e passaggi televisivi.

Mentre dal mio lettino (eh sì, è finito a un orario disumano per le zitelle lavoratrici, ma per i genitori delle zitelle lavoratrici l’una di notte o l’una del pomeriggio non fa differenza in quanto a volume) origliavo il finale lacrimosissimo, un po’ mi sono commossa a distanza (sono malata, lo so), ma d’altro canto mi ha presa pure un po’ di irritazione.

Sto infatti pensando a tutte quelle magnifiche storie d’amore cinematografiche rovinate dal fatto che…uno dei due schiatta.

Maledetti.

Allora, partiamo da un presupposto un po’ articolato: la razza umana più diffusa è quella che pensa di “non essere pessimista, ma realista”…e sono i peggiori, in quanto si sentono più intelligenti solo se sguazzano nel lamento. Non fanno niente per cambiare le cose, eh, ma vanno orgogliosi della propria lucidità nell’osservare i problemi del mondo, nel maledire, nel non credere in nulla che vada al di là del proprio naso. Soprattutto, guardano coloro che la pensano diversamente come buffi animaletti: una persona ottimista sarà chiamata ingenua, nel migliore dei casi.

Ora, qualcuno di costoro potrà ricordarmi che la vita è amara e che il cinema rispecchia le nostre esistenze, ma io dico: al diavolo! Sono sconvolta dal fatto che le storie d’amore che finiscono bene siano relegate a sciocche commediole, mentre quelle con un po’ più di spessore – di solito – hanno il morto (o la morta) finale. Eccheppalle!

Credo che tutti ci siamo chiesti, prima o poi, perché cavolo quella scema di Rose non avesse fatto salire anche il fringuellino Di Caprio sulla chiatta salvatrice. Insomma, dai, Jack Dawson pesava tre chili, possibile che la porta andasse a fondo col suo peso minimo e restasse orgogliosamente a galla con la sola ragazza? Insomma, non è un po’ una forzatura aver fatto schiattare Jack? Si che la è. Tutto per poter far dire alla Rose centenaria “Non ho nemmeno un suo ritratto, vive solo nei miei ricordi” e scatenare il pianto di tutte noi fanciulline incantate dal fascino del tenero vagabondo.

SGRUNT.

Ma Titanic non è il solo esempio. C’è la categoria Malati Seriamente, come “Love Story”, “Autumn in New York”, “Sweet November”, in cui l’impianto è pressoché identico: ragazzo ricco e viziato incontra ragazza stupenda, piena di gioia di vivere, che risveglia in lui i migliori sentimenti per poi morire miseramente di malattia. E va bene che c’è un’antica tradizione di simili tragedie, opere liriche e drammi teatrali, ma porco mondo, è possibile che il cinema debba rappresentare sto destino infame? E’ più bello così per davvero, oppure sarebbe meglio godersi la favola d’amore di questo fetentone redento, con lei che –miracolosamente – guarisce e  i due che vivono finalmente felici e contenti?

Per non parlare della categoria Tanto ti piglia un camion. I film di questa serie si riconoscono a colpo d’occhio, perché sono storie d’amore tormentatissime. Cioè, i due fanno una fatica bestiale a mettersi insieme, per svariati motivi. Penso a “City of Angels”, in cui l’angelo Nicholas Cage dallo sguardo perennemente costipato di innamora perdutamente della umana a cui deve fare da guardiano (Meg Ryan, ancora carina prima delle iniezioni di botox che la fanno sembrare pronta per il rafting. Nel ruolo del canotto, però) e affronta migliaia e migliaia di peripezie per diventare mortale e avere una chance con lei. Alla fine si butta giù da un grattacielo (con tutte le conseguenze del caso, tipo ossa rotte etc etc), riesce a diventare umano e a incontrarla. Non solo, i due si innamorano subito…e peccato che il giorno dopo lei finisce sotto un camion.

Stessa sorte per la deliziosa Emma/Anne Hathaway, del recente “One Day” (Ricordate? Alcuni post fa ho recensito il libro). Dopo vent’anni di sdilinquimento per Dexter, quando finalmente luuuui si accorge che è lei Quella Giusta…arriva il camion. Senza se e senza ma.

Non so a voi, ma a me non fanno neanche piangere.

Non ho pianto, infatti, nemmeno davanti alle Sagra della Sfiga per eccellenza: “Le parole che non ti ho detto.”. A parte il fatto che i dialoghi fanno venire il latte alle ginocchia per via del ritmo: una battuta ogni quarto d’ora devasterebbe anche mia nonna. Su tutto questo si staglia il fatto che siamo davanti a personaggi che quando passano è meglio darsi una toccatina, che non si sa mai. Kevin Costner, mamma mia, ti abbatte il morale alla prima apparizione. E la bella Robin Wright (ex signora Penn) non aveva altro da fare che andare a cercare lo sfigato che ha lasciato il messaggio in bottiglia per un’altra? Dopo due ore di giulebbe, la fine in mare di lui è solo una goccia nell’oceano di malumore.

Dunque, io mi chiedo: cosa vogliono comunicarci i signori di Hollywood con queste genialate deprimenti? Alla gente piace davvero frignare? Su, su, siate onesti: se Jack fosse rimasto sulla chiatta e non fosse morto Titanic vi sarebbe piaciuto di meno?

A me no. Anzi, sarebbe stato bellissimo vedere Jack e Rose fuggire insieme verso una serie di meravigliose avventure.

Il proliferare di drammoni, però, mi spinge a chiedermi se per la gente vale il detto “si ama davvero solo nel ricordo”. Perché io non lo credo. C’è molto più romanticismo nel trovare affascinanti le rughe di mio marito e i suoi capelli bianchi, secondo me, piuttosto che in un giovanotto che conosco un pomeriggio (Tipo in “Ritorno a Cold Mountain”: Jude Law e Nicole Kidman si conoscono in chiesa, il giorno dopo lui parte per la guerra, si fa tre anni nel ricordo di lei, quando torna vanno a letto una volta e il giorno dopo gli sparano!) e poi non rivedo mai più.

Sarà che sono poco sensibile io, o forse che l’impronta della morte – così definitiva ed inarrestabile – esercita sempre un fascino insondabile. Mah, contenti voi.

Io, nel dubbio, vado a rivedermi “Harry ti presento Sally”, che almeno finisce bene. 🙂

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  1. Cosa mi dici se ti dico che ieri sono andata a rivedere al cinema Titanic in 3D per la seconda volta, e che non l’ho guardato ieri sera su Canale 5 solo perché ero in pizzeria (ma sbirciavo il monitor della tv nel locale, anche se era senza audio)? 😀

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  2. Ahahahahaha, io lo dico sempre, che non sono pessimista ma realista xD Però è vero. Cioè, spero per il meglio, ma mi paro dietro per il peggio, ecco ù_ù’
    Titanic non lo voglio più vedere. Piango. Non c’è niente da fare, ho pianto al cinema che ero alle elementari e piango adesso che sono fuori corso all’università.
    Effettivamente la morte della tizia in ‘City of Angels’ (quella colonna sonora meravigliosa T_T) è proprio tirata per i capelli. E forse è anche vero che se tutto fosse andato bene non staremmo a parlarne, però… mah. Non lo so.
    La risposta alla domanda è ‘forse’. Può darsi. Effettivamente le emozioni che rimangono di più dai film – almeno, per me – sono disperazione e depressione quando un personaggio muore. Tipo che di Bambi mi è rimasta solo la madre che il cacciatore le spara, del Re Leone mi tormenta ancora Mufasa, se ripenso a Dumbo mi viene da rabbrividire alla scena della madre che lo culla dalla gabbia T___T DDDDIO, QUELLA SCENA! … ho urgente bisogno di canzoncine allegre ;__;
    (Comunque penso che Titanic mi sarebbe piaciuto di più se Jack fosse sopravvissuto, ma me lo sarei anche ricordato meno..)

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  3. e pensa a Ghost in cui lui è morto dall’inizio! Personalmente adoro la varietà quindi apprezzo sia le storie d’amore che finiscono bene sia quelle col finale tragico (e poi adoro il romanticismo disperato) se sono ben raccontate, se mi catturano. Titanic con Jack e Rose che vivono per sempre felici e contenti.bè non sarebbe più stato Titanic, sarebbe stato un altro film non necessariamente più brutto, sicuramente avrebbe avuto un impatto diverso..per conto mio quel finale è perfetto per quel genere di storia. e sì alla gente piace piangere, ma piace anche ridere e divertirsi e ad alcuni piace pure essere terrorizzati, in una parola alla gente (a me di sicuro) piace emozionarsi quando va al cinema o legge un romanzo, se la storia, che si tratti di commedia o dramma (che poi la vita di tutti non ha forse aspetti comici e tragici, belli e brutti?), non appassiona, non avvince, non ti prende, se i personaggi e le loro storie non ti coinvolgono, non ti catturano..bè non vale proprio la pena di vedere un film. i film che citi hanno catturato molti spettatori (Titanic ha di sicuro catturato me, è un gran film nella tradizione dei kolossal hollywoodiani che come Via col vento inscenano drammi personali sullo sfondo di tragedie collettive) e pertanto hanno raggiunto il loro scopo.
    Comunque ti consiglio di vedere Amore & altri rimedi: ha una struttura base “dongiovanni incallito incontra brava ragazza affetta da grave malattia” (morbo di Parkinson in questo caso)..però non è un film drammatico, è una commedia romantica con finale ottimista e oltretutto senza sdolcinatezze..una love story “adulta” che a me è piaciuta molto

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    • Uh, è quello con Anne Hathaway, vero? Mi ispira, lo cercherò. 🙂 Grazie!

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    • e poi ci sono anche storie d’amore che finiscono “male” anche se nessuno dei due muore come appunto Via col vento e l’altro grande classico da me adorato Casablanca..ma cosa sarebbero diventati quei film con un happy end classico? Mi sarebbero piaciuti ugualmente? Sarebbero entrati lo stesso nella storia del cinema? Ne dubito anche se non posso esserne certo ma sopratutto ha senso chiederselo dato che sono perfetti così come sono?

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      • Mah, per quanto mi riguarda un film come Casablanca, appunto, è ugualmente struggente e nessuno va sotto un camion. E’ che la morte è la fine di tutto, ogni speranza, ogni scintilla…è così..definitiva! 😀

      • perciò è spesso usata per i finali tragici (se fossimo immortali gli sceneggiatori avrebbero seri problemi!). Comunque se sei in cerca di amori struggenti senza nessun morto alla fine (o meglio dove la morte non è “irreversibile”) ti consiglio anche l’ultimo romanzo di Stephen King, 22/11/’63

    • Lasciarsi non è forse già abbastanza tragico??? 😀

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      • Bè è senza dubbio triste (mi viene in mente anche Pocahontas pure là si lasciano e nessuno dei due crepa, il film disneyano si ispira ovviamente in maniera molto libera ad una vicenda storica, tra l’altro).
        Diciamo che la tragedia classicamente intesa da quella greca a quella elisabettiana eccetera è difficile immaginarla senza la morte di uno o più personaggi principali, in particolare è difficile immaginare una storia d’amore tragica (sempre in senso classico) che non implichi la morte di uno dei due o di entrambi (vedi Romeo e Giulietta per me il non plus ultra del romanticismo tragico). poi come abbiamo visto si possono inventare 8e credo siano state inventate) tante trame, con tante soluzioni, tante combinazioni..secondo me la varietà c’è (per non parlare poi delle tragicommedie ma è un altro campo)

  4. Io comunque adoro piangere guardando un film, mi commuovo praticamente con tutto, film comici inclusi… Sarà per questo che i miei film preferiti sono cose come Il gladiatore, L’ultimo samurai e Il corvo? XD

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