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I sospiri del mio cuore, di Miyazaki e Yoshifumi

I nomi di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli sono ormai una garanzia per quanto riguarda l’animazione giapponese. I meravigliosi paesaggi, i personaggi sempre sopra le righe, l’animazione fluida li hanno resi pilastri della cinematografia, con capolavori come “Il mio vicino Totoro”, “La Città Incantata”, “Il castello errante di Howl” e il recente Arrietty”. Per chi ha la mia età, poi, è difficile dimenticare le avventure di “Conan, ragazzo del futuro” e tutti i suoi disperati tentativi di salvare Lana (che era una vera palla al piede, dopo trent’anni possiamo ammetterlo o no?).

L'ingresso del "Museo Ghibli"

 Quando sono stata in Giappone, mi è capitato sia di visitare il  Ghibli Museum (delizioso! Un’esperienza assolutamente da fare per chi va in vacanza a Tokyo!), che di scoprire qualche piccolo capolavoro che – temevo – in Italia non sarebbe mai arrivato. Tra questi il mio preferito in assoluto è “Mimiwo Sumaseba” (Se drizzi le orecchie), da noi tradotto con “I sospiri del mio cuore” perchè tratto dal manga “Sussurri del Cuore” di Aoi Hiiragi. Non vi dico, perciò, lo stupore e la gioia quando – proprio nella vetrina della famosa fumetteria di Colui-che-non-deve-etc.etc.- ho visto il DVD. Non ho resistito ad acquistarlo, con la somma motivazione che essendoci l’audio anche in giapponese, mi serve moltissimooooo per tenere fresca la lingua. (eeeh, come no. Non perché ho 13 anni inside, non diciamo sciocchezzuole).

 

La storia ha come protagonista Shizuku, una studentessa all’ultimo anno delle scuole medie, che coltiva l’hobby della lettura. Siamo sul finire dell’estate del 1994 e la ragazzina, che passa il suo tempo in biblioteca, nota che nelle schede di tutti i volumi da lei presi in prestito compare il nome del lettore che l’ha preceduta: Amasawa Seiji. Incuriosita da questo fatto, comincia a fantasticare su questa misteriosa persona, finché non scopre che si tratta di un coetaneo, compagno di scuola e per di più nipote di un antiquario nel cui negozio Shizuku capita per caso ed in cui scopre un vero e proprio tesoro di meraviglie, prima fra tutte la preziosa statua di un gatto dalle sembianze umane di nome Baron. All’inizio Seiji prende in giro Shizuku, perciò le sembra antipatico, in realtà tra i due nasce ben presto una tenera amicizia. Shizuku scopre così che Seiji ha già deciso cosa fare nella vita: appena terminato il semestre si trasferirà in Italia, a Cremona, per diventare liutaio.

Impressionata dalla chiarezza di idee del ragazzo di cui si è innamorata, anche lei decide di dare una svolta alla sua vita ed inizia la stesura di un romanzo dal titolo “Se drizzi le orecchie”, in cui una fanciulla, assieme al gatto antropomorfo Baron, attraversa un regno incantato alla ricerca di una gemma preziossima.

Nei due mesi in cui Seiji e Shizuku sono separati, cioè mentre lui effettua un viaggio in Italia “in avanscoperta”, la ragazzina mette tutta se stessa nel suo progetto e questo l’aiuta sia a superare la malinconia ed il senso di vuoto, sia nello scoprire ciò che anche lei vorrebbe dalla vita. Quando Amasawa fa ritorno, trova una Shizuku più dolce e matura, alla quale è facile dichiarare il proprio amore.

 

Questo delicato percorso di formazione si dipana in un cartone animato che può piacere, secondo me, ad un pubblico adulto ancor più che ai bambini. La storia si svolge attraverso piccoli gesti quotidiani, non succede quasi nulla di eclatante, eppure tutto è intriso di una grazia che davvero riesce a far sorridere.

La caratteristica principale dei cartoni di Miyazaki, secondo me, è l’estrema leggerezza nel trattare tutti gli argomenti con sensibilità, sia che le sue avventure siano ambientate nella Tokyo quotidiana, come in questo caso, o in un regno da favola dove i protagonisti cercano un castello sospeso nel cielo (come in “Laputa”, che ho scoperto tra poco arriverà nei nostri cinema).

L’amore tra adolescenti, non ancora macchiato da delusioni e cinismo, è un tema che si accorda perfettamente allo stile del maestro, che non forza mai la mano eppure riesce ad essere incisivo. La precisione dei paesaggi e dei particolari (le case, l’arredamento, i negozi, i panorami) sono omaggio al Giappone più vero, tanto che sembra davvero di camminare per le strade di periferia assieme ai personaggi. Il tutto poi è accompagnato da una deliziosa colonna sonora, su cui spicca un adattamento di “Country Roads” di John Denver, tradotta in lingua giapponese per l’occasione e quanto mai perfetta per trasmettere il senso di dolcezza e malinconia che è inevitabile quando una stagione della vita si avvia al termine ed un’altra sta per cominciare e porta con sé aspettative ed incertezze.

Da vedere assolutamente, anche se non siete estimatori degli anime. Quando il cinema ci regala un gioiellino, è un vero peccato lasciarselo sfuggire.

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  1. E’ uno dei pochi film di Miyazaki che non ho visto e mi tenta moltissimo. Dopo aver letto la tua recensione verserò l’obolo più volentieri!
    Uno degli aspetti che amo di più in tutte le opere dello studio Ghibli è proprio la grazia di cui parli, mi fa piacere non essere la sola 🙂
    Felice di aver scoperto il tuo blog!

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  2. Il piacere è tutto mio! Spero che il film non ti deluderà (credo proprio di no!) 😀

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  3. Visto e piaciuto, grazie 🙂 Veramente tenero!

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  4. Se ti interessa a fine aprile dovrebbe uscire Kiki’s Delivery Service al cinema! 🙂

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