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Young Adult

Ieri sera ho fatto una cosa zitellissima, così zitella che mi sono fatta quasi impressione. Per farvela breve…sono andata al cinema. Da sola.

Ora, questo potrebbe aprire scenari devastanti sulla mia vita sociale, ma vi posso rassicurare: non l’ho fatto per disperazione. E’ che sto film non me lo volevo perdere e sapevo che non era nelle corde della maggioranza delle persone con cui di solito mi accompagno. Perciò, perché dipendere sempre dalla voglia degli altri?

Così ho preso la macchinina ed ho infranto il tabù. Sono stata felicissima di averlo fatto, anche perché il film in questione mi ha fatta molto riflettere. Vi sto parlando di “Young Adult”.

Il titolo deriva dalla denominazione che negli USA (ed ora anche da noi) si dà alle produzioni di libri e film mirati alla fascia di età 16 – 21 anni. Un po’ come TUAILAIT, per intenderci. In questo caso, Young Adult è il genere scritto da Mavis Gray, una ghost writer che abita a Minneapolis e che – apparentemente – corrisponde al modello di donna con cui oggi la televisione ama bersagliarci: è bellissima (sullo schermo ha il viso di Charlize Theron, che secondo me corrisponde a canoni estetici praticamente perfetti), ha un lavoro di cui potersi vantare (anche se il suo nome non appare in copertina), vive in un appartamento fiiiquo in città, usa gli uomini a piacimento…insomma, una vera e propria donna alla “Sex and The City”. Peccato che Mavis sia anche egocentrica, immatura, perennemente insoddisfatta, incapace di provare qualsiasi tipo di empatia verso gli altri a meno che non possa usarli per qualche suo fine…insomma, ‘na vera stronza.

Le casca il mondo in testa, dunque, quando proprio in un momento di noia creativa (la serie per cui lavora volge al termine), scopre che il suo ex fidanzato del liceo ha avuto una bambina. Con la scusa di salvarlo da una terribile vita di provincia, Mavis parte per riconquistarlo e si scontra con il fatto che il passato è passato e lei non è più la reginetta della scuola.

La sceneggiatura di questo film è di Diablo Cody, la stessa di “Juno”, il che ci garantisce uno sguardo spiazzante. E’ anche vero che non c’è traccia di commedia. Gli abiti colorati di Mavis/Theron non traggano in inganno: siamo davanti ad un film che mostra l’impoverimento dell’anima, il tracollo di coloro che in America vengono definiti “Popular”. L’elemento più riuscito del film, secondo me, è il mostrare l’ambivalenza della figura di Mavis, che superficialmente ha tutto quello che le persone normali desidererebbero, ma che invece ha forse più difficoltà di tutti i suoi ex compagni. E’ sola, beve troppo, autoconvincersi di essere la migliore non le basta più. Non le viene nemmeno in mente che l’atteggiamento ostile che trova nel suo piccolo paese sia dovuto ai suoi sbagli passati e presenti. Gli altri sono inferiori, lei non ne ha bisogno. Il classico atteggiamento di chi ha avuto tanto dalla vita e non ha saputo riconoscerlo. Su questo personaggio, Charlize Theron ha fatto un lavoro stupendo: mi credete se vi dico che in alcune scene è proprio brutta? E non sto parlando di estetica, ma di un qualcosa che nasce dentro e si trasmette fuori, per cui l’aspetto semplice e rassicurante della sua “rivale in amore” risulta in alcuni momenti più attraente della sfolgorante bellezza della protagonista. Solo una brava attrice poteva riuscirci e credo che Charlize abbia centrato l’obiettivo, stavolta senza l’aiuto delle maschere che l’avevano resa così sgradevole in “Monster” (per cui ha ottenuto l’Oscar).

La pellicola si regge quasi tutta sulle sue spalle, ma devo dire che anche i comprimari sono ritratti non scontati e questo è chiaramente un valore aggiunto. Attenzione attenzione: abbiamo la quasi fantascientifica figura del marito fedele ed innamorato! Sono quasi caduta dalla poltrona, quando l’ho visto e devo dire: FINALMENTE! Il luogo comune del matrimonio come gabbia infelice è talmente trito e ritrito che è un vero piacere vederne rappresentato sullo schermo uno che dovrebbe essere normale! Yu-huu! C’è comunque da dire che nemmeno la tenera coppia formata da Buddy e Beth risulta essere vincente: sono impantanati nella realtà piccolo borghese, prontissimi a giudicare con la mentalità provinciale qualsiasi cosa turbi l’equilibrio della loro sonnolenta cittadina…almeno però hanno l’amore ed una bambina bellissima a salvarli.

Un altro personaggio che vale la pena approfondire è Matt Freehauf, un ex compagno di liceo di Mavis e Buddy, che ai tempi della scuole è stato vittima di un pestaggio che lo ha lasciato invalido. E se fossimo in un film di Ferzan Ozpeteck lui sarebbe il buooono, che ama tutti ed è amico di tutti. Non per Diablo Cody, che ne fa un NERD complessato, cui il dolore ha dato molte lezioni e che però nutre un umanissimo rancore nei confronti di coloro che ritiene più fortunati. Matt si trasforma in un’ottima spalla per Mavis, ma il suo secondo fine è evidente. E anche lui perde, nonostante sia il personaggio che – almeno in principio – ispira maggior simpatia, in quanto è almeno dotato di una coscienza.

Sarei in difficoltà se dovessi definire questo film con una sola parola. Forse sarebbe “amaro”, forse “urticante”, nella scarsità di sentimenti che viene rappresentata. I sentimenti, questi grandi assenti, che potrebbero salvare tutti ed invece vengono sistematicamente ignorati o respinti, in nome di un’apparenza stupida e superficiale. In nome dello stereotipo del “vincente”.

Sembra che la “morale della favola” non sia che non si può vivere senza amore per il prossimo, si vive –anzi – e la società ti applaude. Ma in realtà lo sfigato sei tu.

Questo io l’ho sempre pensato, perché mi sono trovata tante volte davanti alla mancanza di sentimenti. Così spesso che a volte mi sono chiesta se non fosse un difetto di fabbrica della mia generazione e la paura più grande che ho avuto davanti a questo film è stato trovarci rispecchiato qualcosa del mio mondo. Ebbene, c’è. Ma nel film non c’è speranza, io invece la conservo sempre.

Se no che zitella felice ed ottimista sarei? 😀

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  1. L’ho visto una decina di giorni fa, mi ha messo adosso una depressione! Soprattutto nelle scene dopo-sbronza, quando si sveglia a faccia in giù nel letto completamente vestita, comprese le scarpe!
    A tre quarti del film il gioco cominciava a stancare, però almeno non c’è stato un finale confettoso alla “vogliamoci bene” 😀

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  2. Mi hai incuriosita, spero di riuscire a vederlo pure io!

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  3. Ho appena scoperto il tuo meraviglioso blog, davvero complimenti.

    Questo film mi ispira tantissimo e credo che se vorrò vederlo dovrò fare come te 🙂

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  4. non ce la farei psicologicamente ad andare al cinema da solo! anche a me ispirava questo film! n____n

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  5. Credo che nessuno ti obblighi…:D

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