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Tanit, di Lara Manni

Non so se la polemica su “Lipperalara” si è già placata: spero di sì. Intanto, in barba a tutti i complottisti, ho appena finito di leggere “Tanit”, il terzo e ultimo romanzo della Manni (della Lippe? Il dubbio mi divora…eh eh, scherzo!), a conclusione della trilogia di Hyoutsuki-sama (in realtà il nome “ufficiale” del ciclo è “T”, ma io semplifico di parecchio.)

Avevo già recensito “Esbat”, il primo volume, su Liblog e purtroppo mi è mancata la possibilità di recensire “Sopdet”, dato che il sito stava chiudendo proprio in quel periodo. Tuttavia uno dei pregi della trilogia è che – ferme restando le caratteristiche dei personaggi – ogni libro è in sé una storia autoconclusiva, in continuità con le altre ma non strettamente dipendente da queste.

Dunque in “Sopdet” avevamo lasciato Hyoutsuki-sama, demone bellissimo e terribile, completamente privo delle memorie passate nel mondo degli uomini che egli disprezza. Ivy, la sedicenne che lo ama e l’unica che può interferire nel suo mondo, gli ha concesso il dono (o la maledizione?) della dimenticanza ed ha cominciato una vita normale accanto a Max. Una vita che non le appartiene e che la rende profondamente infelice.

In questo nuovo romanzo la protagonista occulta è la divinità femminile Axièros che, caotica e crudele, gioca con i destini altrui e resta beffata dallo strano sentimento che la lega al perverso mezzo demone Yobai, l’acerrimo nemico di Hyoutsuki.

Veniamo finalmente a scoprire che il gioco di Axièros aveva un fine: concepire una figlia destinata a distruggere il mondo degli uomini. Tanit, la bambina nera del titolo.

Ed in effetti qualcosa di terribile sta accadendo, nel ventre prosciugato di una moglie picchiata, di una madre che ha perso la sua bambina. Un miracolo oscuro e terribile che precipita la città di Roma in una maledizione senza fine.

O, meglio, una possibilità di salvezza c’è ed è riposta, ancora una volta, in Ivy e nel suo amore per il demone dagli occhi d’oro. Anche Ivy è incinta di Hyoutsuki e a causa di ciò è straziata dal desiderio di riaverlo, ma sa anche che una vita accanto a lui è impossibile. Inoltre, il bambino soprannaturale crea scompiglio in quanto i Grigori, mezzi demoni guardiani che da sempre vigilano sulla venuta di Tanit, credono che sia lei a portare in grembola BambinaNerae quindi tentano di ucciderla.

Ancora una volta amore, morte, demoni e immaginario giapponese si intrecciano in un gioco sempre sul filo della follia. Difficile dire quale dei due mondi, se quello dei demoni o quello degli uomini, scomparirà. Certo è che solo un amore puro, benché impossibile, potrà salvarne almeno uno.

La cosa che ho apprezzato di più nell’intera trilogia, ma soprattutto in questo libro, è che pur incentrandosi – in fondo – sull’amore di una ragazzina, non vi è traccia dei brutti romances a cui le case editrici ci hanno abituate. Eppure l’impianto si presterebbe: la formula “sedicenne-che-si-innamora-del-demone-figo” è ormai (ahimè) collaudata.

Eppure. Eppure Lara è brava, c’è poco da fa’. Mettetevi l’animo in pace, o detrattori. Questa ragazza sa scrivere. Lo ha dimostrato in tre romanzi che potevano degenerare da bella idea in boiata galattica ed invece ne ha tirato fuori qualcosa di avvincente. Lo stile è migliorato, di libro in libro. Le immagini sono nitide, così nitide che quasi sembra di vedere i rami di ciliegio sfiorare il kimono di Hyoutsuki. E se l’immaginario da manga può non piacere a tutti, di sicuro viene ampiamente compensato dalle scene del mondo “reale”, dalla psicologia approfondita dei personaggi, dalla storia d’amore che finalmente ci risparmia le descrizioni da libro Harmony e le protagoniste cretine che non sanno fare altro che tremare e sbavazzare sul figone di turno.

Non mi si fraintenda: Hyoutsuki è un figo. Si potrebbe parafrasare Puccini, però, dicendo che è “bianco al pariii della giadaaa, freddo comeee quella spadaaa…” e il bello è che non si intenerisce mai. Beh, quasi mai. Non tradisce la sua natura. Il che, in un romanzo di questo genere, è al giorno d’oggi una piacevole eccezione.

Anche i Grigori, Nadia e Brizio, sono due personaggi molto interessanti. Un uomo ed una donna di mezza età, apparentemente normali, ma che celano poteri spaventosi in quanto discendenti dei demoni che camminano nel nostro mondo. Nadia in particolare è una figura materna di spiccata sensibilità ed il lettore, assieme ad Ivy, non può fare a meno di affezionarsi a lei.

Dove però il libro raggiunge il picco di intensità, a mio parere, è nella descrizione di Laura, la donna abusata che riceve da Axièros il “dono oscuro” di restare incinta della Bambina Nera.

Laura viene scelta poiché il marito le ha appena ucciso la figlia neonata. C’è forse un pozzo più profondo di nera disperazione? Ed è questo ciò di cui ha bisogno la piccola dea della distruzione. Le parti dedicate a Laura, impazzita di dolore e poi di una gioia feroce, sono le più terribili e difficili da sopportare. Personalmente, ho avuto la pelle d’oca per tutto il tempo, nel leggerle e sono pochi gli scrittori che mi fanno questo effetto.

Quindi, promuovo questo libro – e l’intera trilogia – a pieni voti. Chissà se la vera Sensei, Rumiko Takahashi, potesse sapere che cosa ha prodotto una grande passione per Inuyasha. Fossi in lei sarei felicissima.

In quanto a Lara, so che è al lavoro su un nuovo progetto che ha come titolo (credo provvisorio) “Lavinia”. Che dire? La aspetto con entusiasmo.

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