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Hysteria, di Tania Wexler

Quando si è sentito parlare per la prima volta del film “Hysteria” era inevitabile che scappasse un risolino, imbarazzato per qualcuno, sinceramente divertito per qualcun altro. D’altronde un film che parla della nascita del vibratore (non vi devo spiegare cos’è un vibratore, vero?) sulla carta è un argomento pruriginoso abbastanza da far chiacchierare ben pensanti e trasgressivi.

Spiacente, strada errata.

Il fatto che nella mia zona il film sia stato distribuito presso il cinemino dell’oratorio la dice lunga: se sperate in un film di approfondimento, o di denuncia, o addirittura un qualcosa che parli apertamente del modo femminile di vivere la sessualità…cambiate pellicola, non è questo il caso.

Tuttavia “Hysteria” si rivela un film molto godibile: si sorride, si ammirano le splendide ambientazioni vittoriane e si colgono gli spunti riflessivi che la regista Tania Wexler ha voluto inserire, il tutto con estrema leggerezza.

La storia narra del giovane medico Mortimer Granville (Hugh Dancy) che, nella Londra del 1880, fatica a trovare un posto di lavoro perché è idealista e già proiettato in una visione della medicina troppo avanti per l’epoca, che comprende la sensibilità verso i pazienti, la cura nel proteggerli dai germi (ancora in fase di studio), la fedeltà al giuramento di Ippocrate. Per sua fortuna trova impiego presso il facoltoso ginecologo Darlymple, il quale è dedito a curare i malanni delle signore della buona società, tutti riconducibili alla malattia che allora andava di moda per liquidare il malessere delle donne: l’isteria. Qui incontra anche le due figlie del dottore: Charlotte, ribelle ed anticonformista, ed Emily che è invece incarnazione delle più apprezzate virtù femminili, quali la mansuetudine, l’obbedienza, la devozione nel mandare avanti la casa.

Darlymple insegna a Mortimer un innovativo metodo di “manipolazione” delle parti intime delle pazienti, che attenua i pericolosi sintomi dell’isteria. Ma a forza di lavorare, il giovane medico è vittima di una feroce tendinite che lo obbliga ad aguzzare l’ingegno. Grazie al provvidenziale aiuto del facoltoso inventore Lord Edmund (un divertentissimo Rupert Everett, che si fa perdonare con la bravura la faccia imbottita di botulino), Mortimer inventa un attrezzo elettrico capace di sostituire le sue mani e con risultati ancora migliori per la soddisfazione delle signore. Nel frattempo, crede di essere innamorato di Emily, ma è attratto dall’irruenza di Charlotte, suffragetta e direttrice di una Casa per i Poveri, in cui tenta di dare il suo aiuto alle persone bisognose contando solo sulle proprie forze. E quando Charlotte sarà imprigionata e accusata di isteria incurabile, Mortimer sarà al suo fianco per rendersi conto che l’Isteria non è mai esistita e che la sensibilità delle donne non può essere liquidata con un superficiale parere medico, perciò si renderà conto di non volere una moglie ubbidiente, ma una compagna che sappia sostenerlo e stimolarlo a dare sempre il meglio di sé. Indovinate un po’ chi sarà questa compagna.

Se devo riconoscere un difetto al film è forse perché mi aspettavo “qualcosa di più” da una storia così piena di spunti. In realtà sembra che la regista abbia badato a non graffiare mai e per tanto si resta sempre in un recinto di contenuti abbastanza stereotipati – compresi quelli riguardanti il tema a me caro del femminismo.

Tuttavia, c’è da considerare che forse un’ottica aggressiva non avrebbe giovato alla trama e l’avrebbe caricata di amarezza e – forse – di volgarità, data anche la delicatezza del tema.

In generale la pellicola si regge sulla intensa interpretazione di Maggie Gyllenhall, già conturbante segretaria masochista per Steven Shainberg, ed ora nei panni di una femminista ante litteram con grandi ideali (e grandi problemi economici, dato che il padre utilizza ogni mezzo per ostacolarne le aspirazioni). La sua Charlotte è vivace, brillante e nutre sogni ambiziosi: tutte cose che nell’Inghilterra vittoriana potevano condannare una donna ad essere internata. E mentre le immagini colorate stuzzicano la nostra fantasia, ci chiediamo sommariamente un “Possibile che sia stato davvero così? Che non si potesse nemmeno sognare una vita diversa per non essere considerate pazze?” e la risposta è amara: sì, è stato davvero così. Ed oggi è davvero tanto diverso? Forse sì, per quanto riguarda l’ambito strettamente medico e legale, ma non troppo se ci rivolgiamo all’aspetto che comprende l’approvazione sociale.

In tutto ciò, il vibratore è ciò che “rompe” gli schemi. Dapprima visto solo come strumento medico nato da un piumino per acciuffare la polvere, ci vuole ben poco affinché diventi un simbolo. Un modo in cui, finalmente, si dichiarava che la responsabilità del malessere non era tutta sulle spalle delle donne che lo provavano, ma era condivisa dai mariti, troppo presi dal proprio ego e non abituati a considerare le necessità fisiche e sentimentali di mogli che erano loro appioppate per procura.

E poiché il mondo maschile restava indifferente ed inconsapevole del fatto che anche le donne sono fatte per provare piacere, queste hanno imparato a sgattaiolare fuori dalla gabbia da sole, per una volta. Per sperimentare. Che poi un vibratore non possa eguagliare la soddisfazione di un rapporto amoroso è ben altro paio di maniche, qui il discorso si ferma in superficie e resta come un innocente divertimento che- come il film intero – riesce a far passare una serata molto piacevole.

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  1. Solo a me quel coso sembra un phon? xD
    Comunque, non avevo ancora sentito parlare di questo film, sembra carino assai. Grazie per la segnalazione 🙂

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  2. Eh eh…era un modello rudimentale…
    Strano che tu non abbia sentito parlare prima del film ,dato l’argomento so che hanno cercato di spacciarlo come “film scandalo”. Cosa che non è affatto. Comunque se lo vedrai credo potrai passare un paio d’ore in allegria. 🙂

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  3. me ne hanno parlato molto bene. Una commedia (e non si può prescindere da questo fatto nell’approcciarsi al film, appartenere ad un genere non significa essere “stereotipati” in senso negativo) vivace che affronta temi seri con leggerezza. Lo vedrò (e poi adoro Maggie Gyllenhall che ho già apprezzato in un’altra bizzarra e riuscita commedia romantica, Secretary). Certamente non è e non vuole essere un film scandalo (come non lo era Secretary) ma comunque una pellicola interessante

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    • l’importante è che il film racconti in maniera efficace quel che vuole raccontare con situazioni e personaggi credibili e coerenti con le ambizioni dell’autore o autrice.
      Scusate se mi dilungo, ma sono appassionato di cinema e serie-tv (e anche fumetti e tutto ciò che è narrativa) quindi sono cose che mi stanno a cuore

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      • Però non negherai che il battage pubblicitario mirava un po’ a cercare il punto di scandalo, mentre in realtà è una storiella “rosa” e non molto di più. 🙂

      • non lo nego ma a me interessa il film non il battage pubblicitario. E se la storia di qualunque tipo sia (e io al cinema sono onnivoro, vado dalle commedie romantiche al comico-demenziale, dal film d’autore fino all’horror splatter fino a tutte le commistioni possibili e immaginabili insomma guardo di tutto!) è ben raccontata, appassionante, ben recitata se insomma la trovo riuscita io apprezzo

  4. Ma almeno l’hai visto??? 🙂

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  5. Beh, magari allora ne potremo riparlare quando l’avrai visto, così potrai dare una tua opinione non per “sentito dire”. 🙂

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