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Lydie, di Lafebre e Zidrou

Ogni tanto in fumetteria scopro dei piccoli gioielli. Anzi, è il “fumettiere” che me li fa scoprire. Costui, che per questioni di privacy chiameremo “Colui-che-non-deve-essere-nominato-ma-c’ha-la-fumetteria-in-Via-Gramsci-a-Sarzana” (un po’ lungo dite?) è già responsabile della mia passione smodata per Neil Gaiman. E’ lui che mi ha buttato lì che “American Gods” era un bel libro. Maledetto.

Col risultato che ora, quando vedo Neil Gaiman, ho reazioni simili a quando sento l’odore della benzina. Da drogata, in poche parole. Vabbe’. Che dicevo? Colui-che-etc.etc. oggi mi ha consigliato tre cose: ascoltare i Porcupine Tree, cercare la band della moglie del suddetto signor Gaiman (beata lei) e leggere “Lydie”.

 

Lydie è una graphic novel nata dalla collaborazione tra lo spagnolo Jordi Lafebre (disegni) e il francese Zidrou (testo), edita per l’Italia da Comma22. E’ lunga una sessantina di pagine ed il costo – 12 euro – sarebbe stato per me al limite del ladrocinio se…se non fosse una delizia.

Nei venti minuti impiegati a leggere tutto, non ho fatto che piangere. Poi ho riletto. E ho ri-pianto.

Eppure la storia non è tragica come potrebbe sembrare a raccontarla in poche righe!

 La vicenda è ambientata in un vicolo di Parigi negli anni Trenta, la via del “Bambino Baffuto”, così chiamata perché dei monelli hanno disegnato i baffi al volto di un bimbo rubicondo che appare sul più grande cartellone pubblicitario della zona. Il quartiere è sede di una comunità variegata ed unita, quasi un piccolo mondo a parte. Ed è proprio qui che Camille dà alla luce la piccola Lydie.

Ma Lydie è nata morta e la mamma non riesce a sopportare un dolore così grande, tanto che, dopo appena due mesi, la ragazza dice a tutti che la piccola è tornata, che gli angeli gliel’hanno restituita e si comporta come se l’avesse tra le braccia. La convinzione è tanto profonda che, a poco a poco, tutti gli abitanti del quartiere si adeguano e, pur non potendo vedere la bambina, pur di non spezzare di nuovo il cuore di Camille, decidono di assecondarla nella sua felice follia. Lydie diventa così la “mascotte” del vicolo ed un personaggio chiave nella vita di tutti coloro che vi abitano, che cominciano davvero a credere di averla veramente attorno. Il tempo passa e l’illusione non si spezza. Ma come mai tutti i bambini la disegnano in modo uguale? Perché tutti dicono che Lydie è la più gentile tra i compagni di scuola? Può l’amore di una madre compiere davvero il miracolo?

 Disegni dai tratti puliti, con colori di tonalità abbastanza cupa, accompagnano un testo malinconico eppure pieno di spunti per una lettura gioiosa: i temi del dolore e della perdita scivolano in secondo piano, infatti, rispetto alla magia dell’immaginazione, alla forza della solidarietà e all’amore materno che – in questo fumetto come in pochi altri – è  fulcro e motore degli eventi.

Non è un caso se la voce narrante della storia è una statuina. Sì, avete capito bene: la statuina in legno di una madonnina posta proprio accanto alla casa di Camille e Lydie ci racconta tutto ciò che osserva, con la tenerezza che solo una mamma può provare.

I personaggi sono tratteggiati con molta cura, sia per quanto riguarda le illustrazioni che nella caratterizzazione letteraria: Camille, ingenua e priva di malizie, vede veramente la sua bambina. E’ con lo slancio che solo la verità può dare che afferma: “In fondo lo sapevo che il buon Dio non poteva tenersi la mia bambina! Il posto di un bambino è vicino al cuore di sua madre, non in Paradiso.

Suo padre – papà Ciuf-Ciuf (perché fa il ferroviere) – è una figura di nonno amorevole e commovente per la piccola invisibile, un uomo sensibile e pieno di riguardi nei confronti della figlia che impara a non considerare matta. E ugualmente positivi si rivelano gli abitanti del quartiere, a partire dal dottor Fabian, passando per la signora Paris, il barista, il sacerdote e persino l’acida Zitella Malisse e i quattro terribili fratellini Aymard: è grazie alla loro capacità di superare l’incredulità che Lydie diventa una presenza reale, benché solo la sua mamma possa vederla.

Insomma, se ne avete la possibilità, comprate questo fumetto. Leggetelo, tenendo a portata di mano una bella scorta di fazzoletti. Vi ritroverete a pensare che il potere della mente e dell’immaginazione, forse, è più forte di quanto si creda, che i pensieri buoni sono le preghiere più potenti, e le convinzioni – anche quando si confida nell’impossibile – sono il modo più efficace per modificare e migliorare la realtà che ci circonda.

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  1. colui-che-ecc-ecc-ecc

    E’ questo che intendo, che spero, quando consiglio una lettura. Precisamente questo. Che chi legge, se possibile, provi le stesse cose che ho provato io.
    E che invidia, quando chi hai davanti non ha ancora letto questo o quel fumetto, e quando lo leggerà proverà, forse, un pò di quell’emozione che hai provato tu, la prima volta che hai aperto quelle pagine.
    Grazie per queste parole. Tutti i mestieri sono duri, ma il mio lo è un pò meno, quando un consiglio suscita queste reazioni.

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    • Neil Gaiman dovrebbe firmarti un assegno per tutte le copie dei suoi libri che ho acquistato e fatto acquistare..eheh…
      Scherzi a parte grazie davvero, mi ha fatto piacere condividere questa emozione. 🙂

      Rispondi
  2. Non so può essere di interessare questo cofanetto: Sandman Slipcase Set [Paperback] http://www.amazon.com/dp/1401238637/ref=as_li_qf_sp_asin_til?tag=ws_1178-20&camp=0&creative=0&linkCode=as1&creativeASIN=1401238637&adid=06TN4PQFQB9ZRWD4FF7J
    L’ho trovato casualmente su Amazon, data di uscita 13 novembre 2012 negli USA.
    ‘Maledetto’ me lo dico da solo… Ho finito da un po’ Caroline (Anzi no, Caroline), cioè lei insomma; molto bello. E adesso: ‘Buona Apocalisse a tutti!’!

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