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Femminile e Femminista

Anche se sono una vecchia zitella…non sono così vecchia. Non ho vissuto il ‘68, gli anni ‘70 li ho appena sfiorati (e non ero in grado di intendere e di volere). Non so cosa fosse il femminismo, allora.

So che oggi la parola suona spesso come un insulto, o come un’estremizzazione di pensiero che sfocia nel negativo (odio verso gli uomini, bigottismo, avversione ed invidia per le cosiddette “veline” in quanto soggetti avvenenti). Non c’è niente di più falso, eppure ci si ostina a portare avanti questi luoghi comuni.

Ci sono donne che non si pongono proprio il problema. Sono talmente calate nella mentalità vigente che non vedono i meccanismi di una società che le discrimina continuamente: sono loro stesse che sminuiscono le tematiche femministe (l’utilizzo del corpo delle donne, la visione maschile secondo cui -andando al sodo – per la donna sono contemplati solo i ruoli archetipici di “sposa” o “prostituta” ancor prima che quello di PERSONA), considerando il prendere sul serio tali tematiche e provocazioni come “inutile” e, a volte, dannoso. Credo che ci siano donne che ne sono sinceramente convinte. E mi viene da dire “poverine”, anche se forse loro vivono assai meglio (o comunque più “alla leggera”. Ma sarà poi vero?).

Per me, tutto è iniziato con Loredana Lipperini. Già giornalista, collaboratrice di “La Repubblica” e voce storica di “Farenheit” su Radio Tre, questa signora ha scritto un libro dalla copertina agghiacciante. Il titolo è “Ancora dalla parte delle bambine” – ancora perché riprende il testo scritto da Elena Gianini Belotti negli anni 70, che era appunto “Dalla parte delle bambine”.

Il libro è una fotografia sconvolgente e a tratti allucinante che immortala come la discriminazione di genere inizi prestissimo (attorno al primo anno di età) e sia in gran parte sfavorevole al femminile.

Un esempio tra i molteplici proposti: si dice che alle bambine viene insegnato fin da subito che tutto ciò che per loro conterà nella vita sarà piacere al maschio. E per questo il loro unico scopo  dovrà essere quello di essere belle e disponibili all’accudimento. E come viene insegnato questo? Prendiamo i giochi. SAPIENTINO: nella pubblicità ci sono solo maschietti, ai quali viene “richiesto” dai media di essere intelligenti e brillanti. Ma attenzione: c’è anche SAPIENTINA! Peccato che la versione dedicata alle femmine sia una sinfonia di rosa e sbaluccichini (niente contro: io adoro ciò che luccica!) e le domande vertano attorno al mondo di Barbie! (E SU QUESTO, Sì, HO QUALCOSA CONTRO).

Riassumiamo: stesso gioco, ma ai maschietti vengono posti quesiti interessanti sulla scienza, la geografia, la matematica (con la semplicità di un gioco per bambini di 6 anni, è ovvio!) mentre alle bambine viene richiesto come si chiama la sorella di Barbie. (Skipper, per inciso).

E’ una goccia nel mare. Ma il mare è in tempesta ed io mi ritrovo ad osservare, a leggere, a cercare la prospettiva femminile e femminista nelle situazioni che mi capitano, negli articoli di giornale, nella pubblicità.

A volte è sconfortante.

A volte devo rendermi conto che il mondo non è cambiato, dagli anni 50 ad oggi.

Che ci sono vari tipi di burqa: quello che ti copre dalla testa ai piedi e quello – meno palpabile ma altrettanto costrittivo – che ti induce ad avere paura a camminare da sola in una stazione, di notte.

Che molti di coloro che predicano la parità, razzolano malissimo “perché comunque le donne e gli uomini sono fisicamente diversi, quindi…” Quindi cosa? Io non sollevo70 Kg, ma nemmeno il mio collega di scrivania ce la fa. Perché – dunque – dovrei sentirmi inferiore, specie con i mezzi che la tecnologia ci mette attualmente a disposizione?

Sia ben chiaro che sto andando dove mi porta la “tastiera”, cioè non ho un ordine fisso delle idee. E’ che queste idee fioriscono ed evadono dalla mia mente e vorrei continuare a parlarne e a scriverne, anche se mi è appena stato detto DA UNA DONNA che poi gli uomini mi considereranno “acida e rompicoglioni”. Mio dio, che paura e tristezza!

Ma sono o non sono una zitella della peggior specie?

In tutto ciò – è bene tornare a sottolinearlo – io non penso che gli uomini siano tutti stronzi. Non li odio affatto, al contrario. Solo che– se si investisse nell’educazione di genere – ci sarebbero vantaggi per tutti. E, ancora, per educazione di genere, non penso che dovrebbe portare a una presunta superiorità del femminile. Non è così. Sarebbe solo iniziare a riconoscere che le donne, prima di essere mogli, madri, sorelle, figlie, bitch lovers child mothers Satan Saints etc etc sono, prima di tutto, PERSONE. E che non si può spacciare il desiderio naturale di amare ed essere amate per una sorta di sudditanza psicologica all’interno della quale o corrispondi ad un immaginario assurdo dettato dai media oppure sei fuori dal gioco. O almeno, essere fuori da quel gioco dovrebbe essere visto come un fattore del tutto normale, non come un’aberrazione della società, dato che in primis sono alcuni maschi che hanno difficoltà nel reagire davanti ad una Donna-Persona  e si rifugiano, perciò, in idee precostruite che i media hanno “pensato” per loro.

Non tutti, alcuni. E altri – semplicemente – si adeguano al modello.

Da oggi troverete, sulla destra, una serie di link a siti “femministi”. Alcuni più arrabbiati, altri più moderati. Non tutto è oro colato, a mio parere – anzi – ci sono alcune esagerazioni (Diatribe sulla depilazione? Ma per favore!). Eppure è un punto di vista di cui mi sento di tenere conto e di cui mi piacerebbe avere altre occasioni per discutere.

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  1. Be’, che posso dire? Questo anneddoto, di certo: una volta un “simpatico” ometto, davanti a una mia replica, ha esclamato “Ah, ma si anche intelligente!”.
    Fate vobis…

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    • C’è chi dice che non ci si dovrebbe alterare. Ed in effetti un simile modo di dire è talmente “banale” che molte persone neanche ci farebbero caso. O farebbero un sorrisino condiscendente…se non fosse che alla base sta l’idea che per una donna un cervello che funziona sia una caratteristica che possa tranquillamente non esserci, se in cambio ci sono due belle tette. Questo non è accettabile, soprattutto per chi, le due belle tette, le ha…e non riesce ad essere considerata per nient’altro. Per esempio. 😉

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  2. Io ho avuto 3 fratelli. Due più grandi e uno più piccolo. Ho sempre giocato con i loro giochi, fatto quello che facevano loro… i miei genitori mi hanno dato le stesse identiche possibilità che hanno dato a loro. Tanto per rendere l’idea, a casa mia non sarebbe entrato un SAPIENTINO e una SAPIENTINA: SAPIENTINO per tutti! 😉
    Fa male pensare che ci sia ancora questa discriminazione di genere.

    Al tuo post volevo solo mettere il like; poi, più leggevo, più mi rendevo conto che avevi scritto cose così “giuste” che sarebbe stato riduttivo. Veramente un bel post, complimenti.

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  3. Un solo commento: anche io avrei paura ad attraversare certe stazioni di notte. Per il resto, sono d’accordo su tutto

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  4. Ma perché ce l’avete tanto con gli uomini? Ma che vi avranno fatto mai di così grave?
    Se ce l’avete con gli uomini forse siete voi ad avere qualche problema, o pensate che metà del mondo sia sbagliata e voi 4 siete perfette?

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  5. … stendiamo un velo pietoso su Gianni, và.
    Sono appena giunta su questo blog passando per lidi vari e ho apprezzato molto questo post. Non so bene come mai, ma il problema della differenza maschi-femmine per me è sempre stato centrale, fin dall’asilo, ancora di più alle elementari. Più dicevano che eravamo diversi e più io mi impuntavo e ‘dimostravo’ che non lo eravamo affatto. La Lipperini l’ho letta alle superiori ed è stata una lettura tragica, dolorosa. La parte sulle Winx e le Bratz l’ho trovata straziante, ho voluto perfino provare a guardarne un pezzettino e non ho retto due minuti. La nausea, davvero.

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    • Io non sono ai livelli di nausea, forse perchè col tempo ho imparato ad arrabbiarmi di meno (quando mi arrabbio non ottengo niente!!!). Ciò non toglie che anche io sono rimasta sconvolta dalla “tragica realtà” di certe situazioni. Spero di poter andare avanti nella riflessione, anche se vedo che nel mondo di internet, quindi dove qualsiasi cretino può accedere ad un computer i più numerosi sono i “provocatori” che pensano di avere la verità in tasca e credono che noi ci lasciamo smontare da un “le donne devono stare in cucina”. Non hanno nemmeno capito che in cucina ci sono i coltelli… 😉

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  6. questo post è vecchio, ma quanta, troppa verità in queste parole.

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