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Quasi Amici, di Olivier Nakache ed Eric Toledano

Era tanto che non andavo al cinema di sabato sera. Voglio dire, c’è qualcosa di più zitello che scegliere il sabato – quando si dovrebbe mettere il naso fuori casa non prima di mezzanotte per andare a dimenarsi in qualche locale alla moda – per rinchiudersi con un’altra trentina di sconosciuti in una sala buia a gustarsi un film francese? Ve lo dico io, se c’è ha a che fare con gomitoli di lana e gatti.

Però sono felicissima di aver passato il sabato sera così, 1° perché c’era anche Lui (non abbiamo litigato!) e 2° perché il film che abbiamo scelto – QUASI AMICI – è stato davvero una bella scoperta.

I registi e sceneggiatori Olivier Nakache ed Eric Toledano hanno preso spunto dalla storia vera di un milionario tetraplegico e del suo badante per regalarci una commedia sullo scontro di due mondi che più diversi non potrebbero essere ma che, inaspettatamente, arrivano a compenetrarsi in una esperienza umana quasi perfetta.

 Il milionario Philippe (François Cluzet) è rimasto paralizzato dal collo in giù per via di un incidente di parapendio. Pur mantenendo uno spirito brillante e l’ amore per l’arte e il bello ha bisogno di qualcuno che badi costantemente ai suoi bisogni fisici. E’ durante i colloqui di selezione per il candidato ideale che incontra Driss (Omar Sy), un ragazzo di colore che arriva dritto dritto dall’inferno della Banlieue e che è lì quasi per caso, alla ricerca di una firma che possa garantirgli il sussidio di disoccupazione. Subissato dai propri problemi (sei mesi di prigione appena scontati, la povertà, la famiglia numerosa, le gang), Driss non ha la benché minima intenzione di compatire Philippe – che ai suoi occhi vive in una reggia – ed è questa la carta che farà avvicinare i due. Il milionario, infatti, è stufo di essere oggetto degli sguardi preoccupati e rassegnati dei suoi amici e familiari; trovare questo giovanotto – che non esita fare umorismo sulla sua paralisi, che lo sprona alla vita, che lo tratta esattamente come se potesse muoversi a piacimento – è un toccasana. Comincia quindi un rapporto simbiotico non privo di difficoltà, ma che giorno per giorno si cementerà andando ben oltre le normali relazioni di lavoro e diventando un’esperienza di vita utile e proficua per entrambi.

 Il rischio maggiore per un film come questo era quello di inciampare negli stereotipi e rendere i toni insopportabilmente zuccherosi, o favolistici. Il lavoro dei registi, invece, coadiuvato da un cast di attori in stato di grazia (bravi anche i personaggi di supporto come Anne Le Ny nella parte della governante Yvonne), ha fatto sì che ne uscisse una commedia di un umorismo brillante e mai offensivo, né volgare. Certo, un cinico potrebbe obiettare che la disabilità è resa più semplice da vivere, se si hanno un sacco di milioni, tuttavia la bravura degli attori sta proprio nel rendere i personaggi così credibili da suscitare l’immediata simpatia ed identificazione.

Philippe – in particolare – è descritto come un animo sensibile, che non si è lasciato spezzare dall’incidente. Il suo trauma più grande non è stato, infatti, la perdita dell’uso del proprio corpo, quanto la morte della moglie. Driss – oltre a prendersi materialmente cura di lui – gli fa capire che anche il suo cuore spezzato può guarire: basta lasciarsi alle spalle la paura degli sguardi degli altri.

L’incontro di questi due caratteri genera scintille: il divertimento è assicurato da dialoghi intelligenti e spassosi, mentre i momenti di malinconia non travalicano mai i confini di un delicato retrogusto. Ad accompagnare il tutto vi è la colonna sonora di Ludovico Einaudi, semplicemente perfetta per un film del genere che – ne sono sicura – vi farà uscire dal cinema con un bel sorriso stampato sulle labbra.

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