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Alle radici del maschilismo 5 – Cavalieri ed Inquisitori

Tante volte ci siamo trovati a dibattere sulla rappresentazione della donna sotto i due unici aspetti a cui ogni atteggiamento riconduce: la donna “per bene” e la puttana.

La Madonna e la Maddalena (o Eva, scegliete voi).

La mammina e la donna in carriera che vuol scimmiottare gli atteggiamenti maschili .

Quello che preferisco, però, è il duo “Principessa Vs Strega”.

Pensate alla Principessa: tutta rosa, tutta bella, tutta mite e silenziosa, tutta docile, tutta dolce, tutta accogliente. Felicissima di ricevere il bacio del principe pure quando non è cosciente (vero Aurora?), felicissima di passare la sua vita da principessa ad apparire (ché il Regno va alla più Bella, non alla più brava) e – soprattutto – il cui aspetto esteriore corrisponde SEMPRE a quello interiore.

E poi c’è la strega: racchia, ombrosa, arrabbiata, vendicativa, si presume solitaria (ché a meno che Malefica non avesse un inciucio con – chessò – Jafar, mi pare un po’ improbabile che abbia trovato uno abbastanza figo da tenerle testa), tutta nera, tutta invidiosa (ma invidiosa ddde che? De piacé a quel pagliaccio di Filippo?), tutta cattiva. E però potente. Una creatura spaventosa.

La fantasia dei fans è davvero incredibile!!!

A volte mi sono chiesta, pensando a principesse e streghe, quali fossero i loro corrispettivi maschili.

Mi è venuto un soccorso un link di facebook che diceva più o meno “se vuoi un principe comportati da principessa”.

Che detto più terra terra a me sembra un: “Se non fai come dico io ho tutto il diritto di trattarti di merda”.

Mi sbaglio?

Qui scatta il lieve confine  – da molti maschietti molto dibattuto – tra ciò che  può considerarsi gentilezza cavalleresca e atto maschilista.

Esempio classico che più classico non si può: l’uscita a cena.

Sono moltissime le ragazze che si offendono se non cacci fuori il portafoglio. Sono altrettante quelle che si offendono se paghi tu, punto e basta. In tutto ciò il maschietto vorrebbe mandare tutte a quel paesello perché proprio non sa cosa fare. E partono i discorsi  a vanvera.

Dunque, miei deliziosi pesciolini, il fatto è questo: le gentilezza fa piacere a TUTTI, giusto? Chiedetevi sempre, quando fate un’azione di questo tipo, se a voi farebbe piacere riceverla.

Pagare una cena per obbligo, o con un secondo fine, è offensivo: presuppone a) che lei dipenda da te per le questioni economiche b) tu ti aspetti da lei un ritorno (probabilmente in natura).

Quante volte, infatti, si è sentita la frase “Quella tr…(!!!), mi ha fatto spendere un sacco di soldi al ristorante e poi non me l’ha manco data!?” (e già l’epiteto cozza con il negarsi. Chiariamoci, le tr…sono quelle che la danno o quelle che non la danno? :P )

Pagare una cena perché ti fa piacere, perché è una gentilezza che le fai volentieri, perché è un regalo, perché sai che la volta dopo offrirà lei…beh, quello è gentilezza. E’ voglia di condividere (anche il denaro, perché no?).

Lo stesso quando le apri la porta (altro esempio stra-abusato). Se lei lo facesse con te, ti farebbe piacere o penseresti che ti sta trattando come un diversamente abile? Perché le manine per aprire la porta le abbiamo tutti eh…

La fai passare avanti in una fila? Carinissimo. Lo fai per guardarle meglio il sedere? Out.

Insomma, dai, i metri di giudizio per la cavalleria non sono certo difficili da riconoscere eppure questa domanda me la sento fare spesso.

Quindi, se fra i due sessi ci fosse molta più gentilezza, secondo me ci sarebbe un gran miglioramento nei rapporti. Il fatto è che il macho medio, lo scemo di cui parlavamo ieri, usa per l’uomo gentile lo spauracchio dello Zerbino. Anateeeeeema su di voi, o uomini che siete disposti a fare sacrifici per le vostre ragazze per puro sentimento e gentilezza d’animo. Voi non potete essere gentili. Le donne sono tutte streghe, anche quelle travestite da principesse, e voi non dovete essere i cavalieri, ma gli Inquisitori.

Ho pensato a lungo alla figura dell’Inquisitore. L’inquisitore è giudice (“che cesso quella. Che troia. Che sfigata. Che scema.”), è violento (la strega va punita. Attraverso la sessualità, se necessario. Leggasi stupro.), è cinico (la strega va usata. Ancora attraverso il suo sesso. Perciò la pago, per poterla usare come un oggetto di cui disfarmi subito dopo), è privo di scrupoli (la strega non è come me. La strega è altro da me, perciò è sbagliata e se soffre non è affar mio. Solo io conto).

Ora, che le donne siano tutte streghe sono d’accordo, ma voi conoscete la MIA CONCEZIONE DI STREGA.

Sta agli uomini, per una volta, adeguarsi, perché essere inquisitori fa schifo.. Forse è per questo che fanno tanta fatica.

Alle radici del maschilismo 4 – Il prototipo del “macho”

Tra le cose che più mi fanno tristezza infinita in merito alla questione del maschilismo c’è la totale assenza – in questi figuri – di un qualcosa che anche solo vagamente assomigli ai sentimenti.

Ricondurre il tutto all’istinto o allo stato di natura, come i nostri antieroi sono soliti fare, infatti, presume l’assenza di un qualunque coinvolgimento di livello superiore. Il luogo comune vuole questo tipo di uomini che pensa solo con le parti basse e loro – tutti garruli! – si agitano per aderire il più possibile al modello imposto.

Il prototipo del macho del 2013 segue questi punti fondamentali:

 

1.

L’attenzione per il proprio aspetto, perché per beccare occorre appagare l’occhio.

Peccato che – distorto – il voler essere in forma e curati diventi ossessione per l’estetica, in cui si perde di vista ciò che si è e si considera solo ciò che appare. Motivo per cui si è subito pronti a spalare m…elma su una ragazza che magari ha qualche chilo di troppo, il seno poco abbondante, o qualsiasi altro difetto che la renda dissimile dal modello-bambola-gonfiabile.

ABOMINIO: il tentare di far sentire una donna “inferiore” perché, appunto, non corrispondente a questa aspettativa. Come, per esempio, quando Mr.B cercò di zittire Rosy Bindi non sul piano politico, ma dicendole che è un cesso.

 

2.

L’egoismo. Trovo che sia il peggior difetto degli uomini di oggi. Il fatto è che sembra che abbiamo a che fare con una generazione di bambinelli mai cresciuti. Se sanno cucinare se la tirano che nemmeno una fionda Uruk-hai. Salvo poi perdere ogni capacità di cura di se stessi nel momento in cui si accompagnano. La dignità, evidentemente, è una parola ancora sconosciuta.

E niente mi toglie dalla testa che molti, moltissimi uomini non cerchino una compagna, ma una badante.

ABOMINIO: il sentir dire a cuor leggero cose come “Noooo, guarda non la amo più da ANNI, non mi ricordo nemmeno quando siamo stati a letto l’ultima volta…epperò sai, lava, stira, cucina, spolvera…” Figliuoli, vorrei dire a tutti che la mammina santa vi ha dotati di due manine e due gambine funzionanti. Anziché portare avanti una farsa del genere (magari condita da corna a più non posso), permettete a quella poveraccia che in buona fede ha creduto di unirsi a voi perché siete uomini degni di questo nome di rifarsi una vita. Con uno molto più furbo. Esistono, tranquilli. Voi potete continuare a fare i cazzoni in giro.

 

Certi se credono pure Rambo!!!

3.

Il sesso a tutti i costi. Questa mi fa ridere da una parte e piangere dall’altra. Il cliché del macho sempre arrapato, per cui la misura del pene è molto più importante di quella della scatola cranica mi sa di barzelletta triste. Ma per molti non la è. Credo che ci sia stato un grandissimo dispendio di neuroni per fare in modo di dare giustificazioni alla dirompente voglia di F…elicità che contraddistingue il macho medio. Il problema è che – quando sono così sfortunati da non vederne una nemmeno col binocolo – non è che fanno un po’ di autocritica e si ingegnano per migliorare e magari avvicinarsi alla meta. Nein. Loro cominciano a incolpare le donne e la loro cattiveria e superficialità. Snobbano la ragazza della porta accanto con i brufoli e i problemi del giro coscia, quando poi loro sono ancora più disgustosi e pretendono di trombarsi Charlize Theron.

ABOMINIO: per me in questo campo è abominevole la mentalità con cui gli uomini intendono la prostituzione. Ignorano – o, meglio, preferiscono far finta di ignorare – che nel 95% dei casi è una tratta ed il restante 5% si tratta di persone molto al di fuori del loro ambiente e della loro portata. Nel 100% dei casi, però, anche con la stratopa di turno che si fa pagare 1000 euro a sera, la mentalità che genera la ricerca di una compagnia del genere è: “Questa non è una persona come me, è un oggetto, che posso usare a mio piacimento. Posso farle quello che desidero, perché le do un corrispettivo in denaro. Mi interessa solo il buco, non tutto ciò che c’è attorno. E la disprezzo, perché ho la possibilità di fare questo.”

4.

Direttamente derivante dal punto 3, l’estensione della condizione di “prostituta” a tutte le donne, nella propria intima concezione. Ciò è dovuto al volersi negare il fatto che noi possiamo (e dobbiamo!!!) avere una sessualità libera. E deve essere libera anche all’interno della coppia. Per essere sinceri: molti macho sono  egoisti anche tra le lenzuola, una volta raggiunto il loro piacere può bastare. E se lei non ha fatto in tempo a venire pazienza.

SORPRESA: Pazienza un corno!

La scoperta che le donne possono non essere soddisfatte, che hanno delle esigenze tali e quali a quelle dell’uomo è forse tra le più destabilizzanti per il macho medio. Che, a parte che crede di essere l’Uomo Denim sempre e comunque, non può tollerare le critiche. E, come sl solito, mai una volta che si prendesse mezza responsabilità: la colpa è delle donne. Che sono troppo frigide o, al contrario, troppo zoccole. Comodo eh?

5.

L’atavica convinzione di qui parlavamo qualche post fa e che suggerisce che qualcosa di simile ai bargigli di un tacchino tra le gambe ti renda per definizione migliore. Perché tutto quello che conta nella vita, povere noi, è saper parcheggiare nello stretto, capitooo? Le donne hanno un ruolo che è quello da secoli e non si capisce bene perché non abbiano più voglia di avere accanto qualcuno che:

- non ascolta

- parla – se va bene – di calcio. Oppure critica la misura del tuo reggiseno.

- crede di lavorare (e quindi di essere stanco) solo lui

- crede di farti un favore a stare con te

- crede che Clitoride sia un filosofo greco (questa non è mia, è di Luciana Littizzetto! :D )

- pretende che tu sia sempre disponibile per lui, ma lui c’è se e solo se ha un suo interesse personale.

- se guadagni più di lui millanta impotenza, oppure si incattivisce al punto da offenderti in altri campi, pur di mantenere la supremazia.

- i figli sono “cazzi tuoi, che io devo dormire”, finché non ti separi e allora c’è la trasformazione in “Superpapà dell’Anno”.

- oppure di figli proprio non ne vuole perché altrimenti tu daresti più attenzione a loro che a lui. E la scusa ufficiale è che non ha ancora un lavoro stabile e non sa se potrebbe mantenerli (i soldi per cambiare l’auto ogni due anni però ci sono).

- ritiene ovvio e naturale che tu lavi, stiri, pulisci, strigli “e già che ci sei fai il caffè”

- sotto sotto pensa che non riuscirai mai a raggiungere lo scopo che ti sei prefissata…e se fossi in procinto di farcela ci penserebbe lui a metterti i bastoni tra le ruote, con una frasuccia del tipo: “Se vai all’estero per tre mesi, per fare quello stage, a me chi ci pensa?”

Ora, lo so, in questo post sono andata ai limiti estremi della galassia. E sono convinta che tutte abbiamo compagni (e compagne!) meravigliosi. Però mi ci gioco altrettanto la testa: qualche briciola di quello che ho scritto l’avete già sentita, o – peggio – l’avete vissuta. Perché questa mentalità non è dichiarata, certo, ma sottintesa. E diffusissima. O sono io che sto di nuovo parlando di fantascienza?

Se sì, allora ditemi che una cosa come questa l’ha creata Asimov. La pagina se la sono chiamata così da soli, eh? Io non centro. Più di 190.000 seguaci (tra cui un paio di miei colleghi. Complimenti.).  Io ci rifletterei. E, se fossi un maschio, mi offenderei.

Alle radici del maschilismo 3 – Delitto e Castigo

NB: l’articolo che segue utilizza termini volgariNon lo faccio per colpire o “aumentare il pubblico”, giacché i maniaci sono gli ultimi lettori che mi interessano. Trattandosi, però, di un argomento con decine e decine di sfaccettature, ho pensato – almeno nel linguaggio – di essere terra terra. Voglia perdonarmi chiunque possa sentirsi in qualche modo offeso.

Mi perdonerà anche il buon Dostoevskij – spero! – se oso prendere in prestito il titolo di uno dei suoi capolavori, ma “Delitto e Castigo” sono le prime parole che mi vengono in mente quando penso a come la media degli uomini veda la sessualità al femminile.

Sì, ho detto bene: riconosciamo due tipi di sessualità che riguardano la donna.

La prima è quella promossa a tutti i livelli: una sessualità fallocentrica, volta cioè, all’esclusivo piacere dell’uomo. Se è per far provare piacere all’uomo, il nudo NON è scandalo, la prostituzione NON è reato (ma, anzi, a volte è servizio sociale!), la tratta degli esseri umani NON è un abominio della società, l’oggettivazione del corpo NON è una forma di controllo, ma anzi un’esaltazione del bello, il porno NON è una noia mortale che devia l’immaginario su un modello unico.

Pensate a come cambiano le cose quando la sessualità femminile è invece autodeterminata: a un tratto diventa insopportabile. Il nudo diventa volgare (leggasi i commenti alla protesta del gruppo Femen. Se queste ragazze ucraine si presentassero in topless su una rivista di moda sono certa che la società sbaverebbe. Ma visto che di piacere non gliene può fregar di meno e si scrivono slogan sul corpo…allora è un modo di protestare che “personalmente” non troviamo adeguato.) Allora compaiono i vari epiteti: troia, puttana, zoccola e le centinaia di loro simili. Allora i corpi diventano estranei: non li si può controllare allora non piacciono più. Non rientrano nei canoni imposti, capite? E poco importa se il “giudice” di turno è Brad Pitt, o un panzone pelato con la scabbia e senza denti (uso anche io alcuni luoghi comuni sulla bruttezza, tanto per far capire). E molto altro: la prostituzione diventa “scorciatoia per fare carriera”, ma mai una volta che si punti il dito su chi – in posizione di potere – richiede questo tipo di atteggiamento; il desiderio femminile è completamente ignorato, se non nella misura in cui corrisponde a quello maschile. Se una donna è spesso in cerca di sesso è una porca, se è l’uomo è normale mascolinità - ‘ché il maschio deve spargere il seme, cavolo!

Ed eccoci al nodo cruciale: la sessualità femminile autodeterminata vista come una cosa sporca, moralmente condannabile, qualcosa percui chi osa metterla in pratica deve essere punita. Delitto e castigo, appunto.

Non so se a voi ragazze è mai capitato di discutere con un uomo (magari anche di tutt’altro) e lui non abbia trovato altro modo per tentare di mettervi a tacere se non con un’allusione sessuale. A me un mucchio di volte.  (NB: nonostante ciò sono felice di dire che non sto zitta.) E, allo stesso tempo, mi è capitato di ascoltare alcuni uomini che parlavano di fare del sesso con qualcuna (che magari non era alla loro portata) come fosse una punizione. Come per “rimetterla al suo posto”.  Ed ecco qui – nel dettaglio – la cultura dello stupro, con la quale tu “punisci” la persona che ha osato infrangere le tue regole.

L’educazione morale e religiosa hanno fatto uno sporco lavoro, in tutto questo, legittimando la linea di confine tra “le brave ragazze” e le “puttane”.

Il presupposto secondo cui per le “brave ragazze” la sessualità deve essere qualcosa di ignoto e il cui controllo è interamente deputato all’uomo (pena la mancanza di “protezione” e quindi la violenza!) è ancora qualcosa di profondamente radicato nella società e trova un culmine evidente in pratiche come l’infibulazione. Le madri praticano l’infibulazione alle figlie, perché altrimenti nessun uomo le vorrà. Perché nessun uomo vuole una donna che possa provare piacere nel rapporto ed – eventualmente- cercare di meglio se il compagno non è all’altezza (è davvero questo il peggior incubo, per un uomo che  poi, all’atto pratico, cambierà partner sessuale almeno una dozzina di volte?). E ci dimentichiamo dell’odiosa pratica con cui si “visitano” le ragazze non vergini in India cercando di inserire due dita nella vagina per vedere se la donna è abituata ai rapporti sessuali? Neanche fossero cavalli.

Dalle nostre parti, la morale non è molto diversa, benché certe pratiche siano ben distanti da noi. Però manifestare i propri desideri attraverso il linguaggio o il modo di vestire è ancora malvisto. E’ la fonte di tutti i “te la sei cercata” del mondo.  Perché possono esserci solo due donne: la Madonna e la Maddalena. La Madonna che trova glorificazione solo nel suo essere madre e IN VIRTU’ di questo, non come essere a sé stante. E la Maddalena che trova la redenzione solo nel porsi  ”sotto la protezione” di un altro.

Maddalena. Molto spesso ho pensato a questa figura. La Maddalena viene spesso fatta corrispondere con l’adultera che troviamo in procinto di essere lapidata. Ed in effetti la donna che lavò i piedi a Gesù con le proprie lacrime e li asciugò con i propri capelli (!!!) e colei che venne salvata da Lui perché trovata in adulterio corrispondono allo stesso modello: la prostituta. Io mi sono sempre chiesta se l’Adultera questo adulterio lo avesse commesso da sola e in caso contrario perché il suo compagno non fosse lì con lei ad affrontare il giudizio delle pietre. Ma no, si colpevolizza – da sempre – solo la donna.

Vogliamo nominare Eva? E nominiamola, perdonatemi la banalità.

Cosa c’è di più abbietto ed evidente, da parte della religione che ha plasmato la nostra società, se non addossare la Colpa Primordiale alla Donna, saltando in cavallina l’evidente corresponsabilità maschile? Che lo vogliamo o no, anche se non siamo cattolici e praticanti, questo punto di vista ha dilagato, forgiando il nostro inconscio. TUTTO concorre e non sto scherzando.

Con la scusa che le donne erano esseri più deboli e più inclini al peccato è cominciato il lungo processo di disuguaglianza. Nessuno ha mai voluto ammettere che il fulcro di quel peccato stesse nella corresponsabilità. Insomma, se Adamo fosse stato questo stinco di santo, con ogni probabilità davanti alla mela avrebbe opposto un cortese rifiuto. Se fosse stato così superiore avrebbe anche spiegato perché rifiutava. Invece si è dimostrato solo vigliacco, lasciando fare alla moglie ciò che lui desiderava sopra ogni cosa , partecipandone e poi lasciando che tutto il biasimo fosse su di lei. Per secoli.

Sinceramente: chi vi sembra peggio, la disobbediente Eva o il vigliacco Adamo? Io non ho dubbi.

Per ora mi fermo qui, la prossima volta parleremo di sentimenti, un aspetto che non ho ancora affrontato e di cui si tiene sempre poco conto quando si discutono tematiche come questa.

Alle radici del Maschilismo 2 – Il Pizzo.

Dunque, dove eravamo? Ah, sì, la sessualità femminile.

Torniamo ad UGH e MEH. Viene anche a me da pensare che probabilmente i loro rapporti avvenissero con un livello di consensualità piuttosto basso, eppure guardiamo di nuovo alla natura: gli animali non fanno sesso per divertimento eppure le femmine non sono sempre recalcitranti.

Nel senso che anch’ esse cercano l’accoppiamento. La natura le prepara a questo. Anzi, a voler essere onesti (correggetemi se sbaglio) sono le femmine che danno inizio alla stagione degli amori, entrando in calore e diffondendo nell’aria i preziosissimi feromoni.

Ora, essendo l’uomo un animale dotato di sentimenti e un certo discernimento, la questione dei feromoni passa un po’ in secondo piano, ma molte cose sono rimaste: i rituali di corteggiamento, per esempio.

Nel mondo animale fior fior di passerotti gonfiano le piume per piacere di più alla loro bella. I maschi combattono tra loro per far vedere di essere i più forti.

L’essere umano – dotato di sentimenti e un certo  discernimento – non ha nemmeno più davanti a sé queste prove, perché l’amore umano non è una gara a chi è più forte. Non sempre vincono i “migliori”.

Ho sentito molti maschilisti lamentarsi di donne che scelgono solo coloro che hanno il portafoglio pieno. Sono gli stessi uomini che non riescono ad andare al di là della misura di reggiseno, quindi – a mio parere – hanno poco da parlare. Ma a questo arriveremo.

Dicevamo che in amore, per noi, non sempre vince il migliore. O, meglio, la questione diventa così soggettiva da non poter essere definita statisticamente.

Spesso mi viene da pensare che il metro di apprezzamento femminile sia assai più vasto di quello maschile. Un po’ come la questione dei colori, no? I ragazzi vedono i colori primari, le ragazze trovano decine di sfumature. Ecco, probabilmente la differenza sta lì.

O forse non è vero, un ragazzo può indistintamente innamorarsi di una ragazza anche se è bassa, piatta, con i capelli opachi e l’apparecchio ai denti solo che…ecco…magari non lo vogliono far sapere in giro. Poveretti.

Ma torniamo a bomba.

Una delle cose che paradossalmente ha frenato e limitato di più le donne nella propria sessualità è proprio la possibilità di concepire. Ad un certo punto (molto presto nella storia!) deve essere scattata una molla di distorsione, per cui questo dono è diventato ad un tempo facoltà divina e maledizione.

In quanto “facoltà divina” è stato in qualche modo invidiato. Nel senso che tutti gli sforzi si sono concentrati sul controllarlo. Il sistema è un po’ quello mafioso del pizzo, ovvero: tu sei una creatura forte, ma io, che sono più forte, se mi dai qualcosa in cambio ti proteggo. Altrimenti ti faccio del male. E faccio del male anche ai tuoi figli indifesi. Anche se sono miei, non me ne frega niente.

(Ed è allora che è diventato maledizione).

Questo discorso, a livello conscio, probabilmente risale all’australopiteco. Ma a livello inconscio, in qualcuno, sopravvive ed è terribile.

Sentimenti e discernimento? Rodetevi il fegato. In uno dei siti maschilisti di maggior richiamo, un cliente di prostitute ha scritto testuale: “A me non piace la donna, a me piace la [organo sessuale femminile definito in modo volgare].” Oltre a fare la figura del cretino davanti al paese, alla città e al mondo, ha purtroppo dichiarato il Pensiero Base del Maschilista e ha risposto alla domanda: “Qual è la carenza che porta al maschilismo i salsicciotto-dotati?”

A questo punto subentrano i limiti personali dell’australopiteco: per alcuni instaurare un rapporto umano è troppo, troppo difficile. Secondo Darwin, questi non dovrebbero riprodursi e STOP. Il loro DNA muore con loro. Purtroppo però i sentimenti ed il discernimento non sono sempre volti al positivo, così l’australopiteco è riuscito ad aggirare l’ostacolo in due semplici passi:

1. Oggettivizzazione dell’organo sessuale femminile, al punto di arrivare a chiamare una donna con una sineddoche (indicare una parte per intendere il tutto.) e a scambiarla con beni materiali.

2. Controllo e Coercizione. Il loro più grande successo. Dall’inizio dei tempi, gli sforzi del maschio sono stati tesi, con qualsiasi mezzo, al controllo della sessualità femminile. Che fosse con la violenza o con i precetti religiosi, con le “leggi di natura” o con la “filosofia”. Ciò che in principio era stato imposto con la clava, è diventato “Legge di Dio”, “Filosofia”, “Morale”…chiamatela come volete. Chi non si adattava era già una puttana, pensate un po’. E chi si è “adattata” troppo era puttana lo stesso perché, avendo assunto QUEL modo di pensare, non trovava nulla di male a vendere il proprio corpo.

Ma di “puttane e spose” parleremo nel prossimo articolo.

La fabbrica delle mogli, di Ira Levin

Giorni fa rimbalzavo tra un blog e l’altro. Sono capitata su quello de “La leggivendola” e mi sono segnata un bel po’ di titoli, poi – tra i suoi blog amici – ne ho trovato uno dal titolo “La lettrice felice”. Per forza di cose sono andata a sbirciarlo, giacché abbiamo la felicità e la lettura in comune. Ho trovato questo bel bloggonzolo e  un consiglio di lettura grazie al quale ho infranto il mio record personale di velocità: contando le distrazioni dovute al quotidiano, ho impiegato 2 ore e mezzo per 97 pagine. E non ho saltato una riga eh.

Sto parlando di un thriller fantascientifico intitolato “La fabbrica delle mogli” scritto nel 1972 da Ira Levin, che non è una femminista arrabbiata come molti potrebbero essere portati a pensare, bensì l’autore di Rosemary’s baby, tra gli altri successi.

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Eppure, questo libro, in originale The Stepford Wives, è un testo che analizza con grande profondità il problema avvertito dalle donne che si interessano alla questione femminile. E- mi spingo oltre – tra le righe è un atto d’accusa pesantissimo alla pochezza mentale di certi uomini (benché questi, in ultima analisi, risultino vincitori).

La storia si svolge quasi completamente seguendo il punto di vista di Joanna Eberhart, una donna normale, con una vita piena e soddisfacente: un marito, due figli, la passione per la fotografia, che le procura anche qualche soldo, e una brillante intelligenza. Joanna è una donna emancipata degli anni 70, in contatto anche con i circoli femminili, perciò il trasferimento da New York a Stepford le pesa, dato che è costretta a restringere di molto la propria realtà.

Nicole Kidman/Joanna, nel film del 2004 liberamente ispirato al libro.

Nicole Kidman/Joanna, nel film del 2004 liberamente ispirato al libro.

In principio Stepford appare un’accogliente villaggio in colori pastello: le villette tutte uguali, una vicina all’altra, il supermercato, i giardini…ma da subito Joanna si accorge che qualcosa non va.

Tutte le donne di Stepford sono casalinghe. E non solo. La dedizione che mettono nella cura della casa è assoluta, non escono nemmeno per un caffè. E non solo: hanno tutte risposte che sembrano prestampate, appaiono felici, ma di una felicità di plastica, e il loro aspetto è curioso, sono tutte bellissime e tettone. In modo inquietante.

Joanna trova solo due alleate che appaiono normali, che la mattina hanno i capelli scompigliati, che si annoiano a fare la spesa, le cui case sono un disastro: Bobbie, una donna della sua età frizzante, simpatica ed un po’ caciarona e Charmaine, ex modella somigliante a Raquel Welch fissata col tennis e l’oroscopo ed in rotta col marito, Ed.

Quando all’improvviso Charmaine appare bellissima, pettinatissima, tettonissima, ma soprattutto iperdevota alle faccende domestiche ed entusiasta del sesso con il marito (che per tutto il tempo aveva denigrato con le amiche), Joanna e Bobbie restano sconvolte. Bobbie in particolare avanza l’ipotesi che vi sia un complotto dei mariti per rendere chimicamente o elettronicamente le mogli simili a Barbie inutili, senza un proprio pensiero e con l’unico scopo di soddisfarli come colf e a letto.

A Joanna tutto ciò sembra ridicolo, lei in particolare si sente al sicuro perché il suo Walter è sempre stato un marito attento, premuroso e molto dedito al tema della parità tra i sessi, tanto da essere entrato al Circolo Maschile di Stepford con il chiaro intento di decostruirne le fondamenta.

Ma qualcosa non va davvero.

Joanna fa ricerche e scopre che pochi anni prima Stepford era un centro culturalmente molto vivace, specie sul piano delle attività femminili. Poi, quasi all’improvviso e con un effetto domino straordinario, tutto sembra essersi appiattito. E tutto parte proprio dalla creazione dell’Associazione Maschile.

Quelli che sembrano vaneggiamenti diventano un timore fondato quando anche Bobbie, da un giorno all’altro, appare mutata: più bella, certo, ma decisamente vuota.

Joanna capisce che per salvarsi deve andarsene da lì, ma la congiura è già pronta ad agire anche su di lei. E sarà la nuova arrivata, Ruthanne, a vedere per prima una Joanna che fa la spesa con grande gioia, i capelli lucidi e in perfetto ordine, la pelle di porcellana, il petto prominente e una parlantina deliziosa in merito alla migliore tra le marche di detersivo per i piatti.

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Ora, sarà l’argomento, sarà lo stile, non so quale dei due ha contribuito di più, ma questo libro mi ha acchiappata dalla prima all’ultima pagina e mi ha letteralmente assorbita.

Bellissimo il personaggio di Joanna, che non è una virago, non è nemmeno una eroina tutta d’un pezzo, ma è una ragazza della mia età circa, che ama suo marito ed è felice di sé stessa e del suo mondo, ma come tutti e tutte ha aspirazioni che la aiutano a migliorare la propria realtà e lavora quotidianamente anche per prendersi cura dei suoi familiari.

Joanna è divisa tra il suo essere normale e ciò che le “mogli di Stepford” rappresentano: un modello che in apparenza tende alla perfezione, ma che in realtà è tale solo per gli uomini. Anzi, per quel tipo d’uomo. Il libro ha anche un momento secondo me dolorosissimo, cioè quando lei si rende conto del tradimento morale del marito Walter, che fino a quel momento le aveva fatto credere di apprezzarla per se stessa e persino per i suoi difetti ed invece si rivela uno come tutti gli altri, che non esita cioè a scambiarla per una bambola senz’anima, che pulisca la sua casa, gli cucini bei pranzetti e non abbia un pensiero suo.

Il che è un incubo, perché secondo me (ma forse sono io una malpensante) questo sospetto si può insinuare in qualunque coppia. Qualunque. Che Lui in realtà non veda ME, ma quello che vorrebbe che io fossi. (Ora non sto parlando della mia vita, ma di quella di chiunque. Però parlo ANCHE della mia vita, questo è certo: nessuno è al sicuro).

Il dubbio è spaventoso ed interessante e val la pena interrogarcisi, anche a ruoli invertiti.

Si ama una persona, o quello che questa dovrebbe rappresentare? E cosa fare se la nostra rappresentazione è falsata dalle spinte esterne? Oddio, potrei parlarne per ore.

Di certo Levin ha toccato un nervo scoperto della nostra società, almeno sul versante del femminismo: quando così tanti stimoli sociali ci indirizzano verso l’identico modello, è difficile per una donna ribellarsi ai dettami ed essere semplicemente se stessa. Peccato però che essere se stessi sia l’unica condizione possibile per arrivare a sentirsi davvero felici.

E ancora: qual è il confine tra i compromessi necessari in amore e la rinuncia a ciò che si è davvero?

Amo rifletterci, ne riscriverò.

Per adesso resto felice ed estasiata di aver letto un testo così stimolante. Ottimo, anche dal punto di vista stilistico, perché scorre veloce, senza una sbavatura, mantenendo la tensione proprio fino alla fine, il che mi fa pensare che questo autore entrerà a far parte del mio prezioso scaffale.

So che da questo libro sono state tratte due versioni cinematografiche, di cui l’ultima vede Nicole Kidman protagonista. Ma sapendo che la trama è stata pesantemente modificata sono un po’ restia a vederlo. Nel film infatti c’è un riscatto delle donne, mentre nel libro Levin non dà alcun sollievo ai suoi lettori, gli omuncoli vincono. Ma vincono davvero, con accanto degli automi privi di qualsiasi personalità?

Consigliatissimo.

fabbricamoglifilmvecchio

6 Febbraio. Giornata contro le Mutilazioni Genitali Femminili

 

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Impossibile non parlarne.

Ho provato a trattenermi, in realtà, perché QUESTO ARTICOLO spiega già tutto (vi prego di leggerlo ,anche se siete sensibili. Mi scuso per le immagini crude, ma quando si documenta qualcosa, talvolta, bisogna affondare). Non voglio scopiazzarlo, preferisco riportarvi il link affinché possiate leggere e approfondire, se ritenete.

Provo a riassumere di che cosa si tratti, per chi proprio non ha voglia di leggere il testo della signora Oberhammer: ad oggi è stimato che più di 100.000.000 di donne nel mondo siano sottoposte alla pratica della Infibulazione. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un metodo ancestrale per preservare l’igiene, un corrispettivo femminile della circoncisione, tanto per fare un esempio. Ebbene, non è affatto così.

L’infibulazione è una pratica tradizionale, ma interreligiosa, vi sono sottoposte donne islamiche, cristiane, animiste etc. etc. e non solo in Africa o nei paesi di cultura islamica. Anche la nostra civilissima Europa vede centinaia di migliaia di bambine sottoposte a questo tormento, anche perché laddove esso venga proibito per legge basta un “viaggetto all’estero” per “mettere a posto” la piccola. In che cosa consiste questa barbarie? Di base si tratta di cucire i lembi della vagina in modo da lasciare due minuscoli buchi, uno per l’urina e l’altro per il sangue mestruale.

A volte, però, si recide anche il clitoride.

L’età dell’infibulazione può variare tra i 3 e i 15 anni. Quando poi la fanciulla viene data in sposa, il marito si aprirà un “varco” col coltello. Non sto scherzando.Serve davvero che vi dica che cosa essa comporta?

Provo a dirvelo, anche se mi fa male anche solo scriverlo.

Il danno fisico è irreversibile: a queste donne viene negato per sempre il diritto ad una sessualità normale, ma anche alle più normali funzioni corporali, perché sia urinare che evacuare il sangue mestruale diventa estremamente difficoltoso. Essendo poi tale pratica inflitta in condizioni igieniche scarsissime, le infezioni si susseguono, creando danni anche su altri versanti.

Il danno psicologico non è quantificabile. Si tratta di far odiare il proprio corpo ad una donna, di farla desiderare di non esistere.

Viene spontaneo chiedersi il perché di tutta questa sofferenza.

Ebbene, c’è un solo perché: la volontà patriarcale di controllo sulla sessualità femminile. Una donna infibulata non potrà mai tradire (chi vorrebbe un rapporto sessuale, al prezzo di una sofferenza così atroce?), arriverà vergine al letto di nozze, vivrà il sesso come qualcosa di terribile. In una parola, sarà sempre succube ed incapace di autodeterminarsi e di scegliersi una vita.

Ciò che è più difficile da accettare, però, è che questa tortura non viene inflitta per mano degli uomini: sono le altre donne, le madri (!!!) a perpetuare la tradizione. Sono le donne a giudicare impura una ragazza non infibulata e sono sempre le donne le principali sostenitrici di questa pratica che serve a distinguerle agli occhi maschili.

E non vedono l’abominio implicito in questa affermazione. Preferiscono infliggere una sofferenza lunga tutta la vita, piuttosto che ribellarsi a questo dettame maschile.

Non riesco a parlarne con la dovuta calma e lucidità, perché per me è inconcepibile.

Comunque, nell’ambito delle Giornate promosse dall’Onu, anche quella contro le Mutilazioni Genitali  ha la sua. Ed è proprio oggi.

Nel mio piccolo faccio da cassa di risonanza a coloro che ne sanno parlare con più cognizione di causa di me, perché sono da sempre convinta che l’informazione sia sempre un primo passo verso la risoluzione di un problema, anche se – in questo caso – temo che siamo ancora lontani anni luce.

Se dopo la lettura volete saperne di più e magari fare qualcosa VI CONSIGLIO QUESTO SITO, che raccoglie le principali associazioni in lotta contro questa piaga.

infibulazione

“Non uscite sole”. E non l’ha detto un talebano.

Ci risiamo. E’ scoppiata una nuova polemica in merito ad un caso di stupro (purtroppo). La vicenda ha coinvolto una ventiquattrenne di Bergamo che ha subito violenza da parte di un uomo di origini kosovare (tutti i giornali si affannano a puntualizzare che non è italiano) all’uscita di un locale (erano all’incirca le 2 di notte).

Ne hanno parlato in tanti: Un Altro Genere di Comunicazione, Blog-O, La Repubblica. I vari articoli sottolineano ognuno un diverso aspetto della vicenda: di come la città abbia risposto con cortei di solidarietà (dimenticando un poco, però che la stragrande maggioranza delle violenze è ad opera di italiani, tra le mura domestiche…), di come i giornali abbiano adottato il solito, tristissimo linguaggio sensazionalistico spostando l’attenzione dalla gravità del delitto in sé al fatto che la ragazza si è scoperto essere incinta, che lo straniero è stato colto da un “raptus”, che “lei era fuori alle due di notte”…

A porre la cosiddetta ciliegina sulla torta è poi spuntato il procuratore della Repubblica Francesco Dettori, che ha ben pensato di uscirsene con il seguente scambio di opinioni:

D La ragazza è stata aggredita in una zona centrale della città.

R «Ovvio che è impossibile un presidio del territorio al 100%. E così anche ai cittadini sono richiesti sforzi che a volte sembrano cozzare contro i diritti della persona».

D Tipo?

R «Le donne sono l’anello debole di una società in cui è parzialmente ancora inculcata l’assurda mentalità della femmina come oggetto del possesso. Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che di sera non uscissero da sole».

D Ma così sembra che la ragazza sia andata a cercarsela.

R «Non voglio colpevolizzare la giovane che ha subito violenza, anzi a lei vanno le nostre scuse per non aver saputo offrire la degna protezione.Ma a volte bisogna ragionare in termini reali».

Ora, dalle mie parti si dice “A me tasto s’a ghe son“, che terra terra vuol dire “Mi tocco per vedere se ci sono”.

Cerco di pensare il meglio possibile e capisco che quello del procuratore sia stato un invito alla prudenza che tutti – uomini e donne – siamo costretti a tenere perché non viviamo nel migliore dei mondi possibili. Tuttavia lasciatemi commentare anche che una frase simile nel 2013 è inaccettabile. E’ degna di un talebano. Credevo che solo i talebani, infatti, pensassero che la soluzione di un problema possa essere in qualche modo la limitazione della libertà personale. Invece no: alcuni italiani, anche in posti di responsabilità, la pensano allo stesso modo. Non riescono ad arrivare al concetto che il crimine di stupro è figlio di una determinata mentalità e pur condannandolo che fanno? Spostano il focus sulla vittima.

Non si insegna al maschio a NON STUPRARE. Si insegna alla femmina a NON FARSI STUPRARE.

Finché siamo a questo punto, penso che resteremo nel vicolo cieco. L’indignazione dell’opinione pubblica (femminile e maschile) anche in merito a questa frase è già stata espressa in modo ancora più efficace del mio. Tra i tanti articoli che – per fortuna – sono emersi, c’è quello tradotto da Maria Grazia Di Rienzo che vi invito a leggere perché contrariamente ad altri non è una sterile critica o un generico “In che mondo viviamo”. Questo articolo, che in originale è opera di Amanda Taub, prova a far calare gli uomini nei panni di coloro che subiscono pesanti limitazioni alla libertà individuale, per far capire a chi non ci arriva perché ci risentiamo tanto quando un procuratore ci dice che “sarebbe bene non uscissimo sole”.  L’articolo, infatti, propone di non fare uscire TUTTI GLI UOMINI (in quanto potenziali violenti), oppure di farli uscire solamente bendati, perché è ormai provato che non sono in grado di resistere alla tentazione costituita da un corpo femminile nelle vicinanze.

Vi sembra folle? Sì, tranquilli ,anche a noi. Ed è la stessa follia che riconosciamo nelle affermazioni di chi – anche solo per proteggerci  in quanto anello debole - rifiuta di scaricare il problema sui responsabili e propone soluzioni che poi soluzioni non sono, per più di un motivo, infatti ormai anche i muri sanno che:

1. i “consigli” sull’abbigliamento non contano, in quanto la statistica ci mostra come non ci sia alcun legame tra una gonna corta ed una violenza. Anzi: è famosa la sentenza di qualche anno fa per cui le intenzioni del violentatore furono messe in dubbio in quanto la vittima indossava i jeans.

2. la stragrande maggioranza delle violenze avviene tra le mura di casa.

3. non importa che sia giorno o notte.

4. non importa nemmeno che tu sia accompagnata o meno, perché chi è seriamente malintenzionato non impiega nulla a minacciare anche il tuo compagno con un’arma e, se si tratta di un gruppo, come minimo lui viene gonfiato di botte.

La soluzione, che mi rendo conto non esiste ancora concretamente, è – e non smetterò mai di dirlo – in un profondo cambiamento di mentalità. So che non è possibile impedire del tutto questi crimini, ma di sicuro potrebbero essere ottimi deterrenti una differente educazione al rispetto dell’individuo indipendentemente dal genere (e questo è un lavoro duro, perché non è attualmente supportato dalla nostra cultura) e la certezza di una pena che possa chiamarsi tale per chi viene riconosciuto colpevole. Perché se dopo uno stupro di gruppo ti mandano a casetta tua non solo la sensazione è quella di averla fatta franca, ma il reato in sé viene sminuito come qualcosa di secondario, non estremamente pericoloso.

Una vergogna oltre la vergogna per il nostro paese.

violenza

 

 

A Lerici,in questi giorni.

Lerici è sempre stato un paese piccolo e chiuso. Una perla in un Golfo meraviglioso, ma anche un borgo in cui le voci corrono, soprattutto quelle maligne. Però, diciamola così, accanto ai difetti che si possono trovare qui ci sono anche tanti pregi. Noi liguri siamo mugugnoni e tendiamo a vedere il peggio nelle situazioni, per questo spesso le bruttezze e le meschinità acquistano più rilievo rispetto al bello che – a volerlo ammettere – è un po’ ovunque.

Per questo non me l’aspettavo.

A Lerici, in questi giorni, una famiglia trema e aspetta con angoscia le notizie di un ragazzo di 30 anni che dieci giorni fa è stato portato via con la forza dalla sua casa.

Andrea Calevo non è ancora stato trovato. Le notizie si alternano tra tristezza, “cauto ottimismo”, interrogatori, ansia, mitomani che le sparano grosse, fiaccolate, frasi di circostanza ed opinionisti TV.

Già, la TV. In questi giorni i giornalisti sono ovunque, alla ricerca di un frammento che non aggiungerà niente ad una storia nebulosa, che fa stare tutti col fiato sospeso.

Andrea, almeno di vista, lo conosciamo in tanti. Succede, nei borghi così piccoli, di vedere qualcuno fin da quando è bambino. Ci scambi il saluto, qualche volta. Un sorriso. “Ah, ma sì, ero a scuola con sua sorella…ah, ma sì frequentiamo gli stessi locali”…succede, poi, che questo qualcuno viene portato via. E sembra che i delinquenti abbiano fatto un torto a tutto il paese.

L’altra sera c’è stata una fiaccolata a cui hanno partecipato oltre 2000 persone. Credo che, come me, l’abbiano fatto con la sincera speranza che il sequestro si risolva per il meglio. Devo dire che è stata un’esperienza toccante, ho avuto i brividi per tutto il tempo.

Se poi i sindaci di Lerici ed Arcola avessero evitato di dirci tra le righe dei loro discorsi di circostanza che considerano tutti i lericini degli emeriti stronzi perché non si aspettavano una partecipazione così numerosa e sentita sarebbe stato anche meglio.

E poi.

E poi.

A Lerici, in questi giorni, succede che un prete esca fuori di cabina e diventi caso nazionale. Che ha fatto questo emerito esponente del clero, di tanto grave? Semplice: ha fatto sue le istanze di Pontifex, attaccando alla bacheca del sagrato di San Terenzo l’articolo del tristemente noto Bruno Volpe, in cui si denuncia che “Le donne devono fare autocritica perché sono loro stesse con i loro abiti succinti, la presunzione di poter essere indipendenti, la minor attenzione dedicata alla cura della casa ad attirare su di sé le ire e la violenza del maschio, incapace di non cedere a siffatte tentazioni”.

Non so voi, ma io credevo che l’equazione: Donna = Strega tentatrice + strumento del demonio + fonte di perdizione per il maschio innocente  fosse ormai appannaggio dei talebani, nonché triste ricordo dell’Inquisizione.

E invece no.

Ora, chi mi conosce un po’ meglio e chi mi legge con attenzione sa che sto vivendo un progressivo allontanamento dal cattolicesimo, seppure io difenda con tutto il cuore  la libertà di un credente sincero a professare la propria fede. Così, però, MI CASCANO LE BRACCIA.

Presumere che la vittima di una qualsiasi violenza abbia “provocato” l’aggressore è di per sé anormale. In qualsiasi caso, chi assume un comportamento violento di qualsiasi natura passa dalla parte del torto.

Don Corsi insulta nello stesso tempo uomini e donne: accusa i primi di essere animali privi di qualsiasi intelligenza, che sbavano alla vista di una scollatura al punto da non capire più niente e le seconde di essere strumenti del demonio con il loro semplice esistere. Mi fa fatica persino scrivere di cose del genere, perché la tentazione di chiudere tutto con un immenso VAFFANCULO è forte.

Però andiamo oltre ed analizziamo il motivo per cui la gravità di una simile azione è degna delle prime pagine dei giornali: ad oggi in Italia si sono verificati 120 femminicidi, laddove differenziamo il femminicidio dal comune omicidio per il substrato culturale e motivazionale che ha dato luogo al delitto. Il femminicida è un compagno (o ex compagno) che fa del male alla donna che considera propria, perché questa – in vari modi – ha tentato di ribellarsi alla sua istanza di possesso. Si è allontanata, si è rifatta una vita, pretendeva di essere indipendente ed autosufficiente.

Ora, come può un esponente di una religione che DOVREBBE professare l’amore e il cui DIO ha detto “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra!” a degli uomini che volevano lapidare un’adultera (NB: un adulterio non certo compiuto in SOLITUDINE!!!) permettersi di GIUSTIFICARE la violenza di un genere sull’altro per il futile motivo dell’abbigliamento, ma anche solo per il rifiuto di un ruolo lungamente imposto, cioè quello subordinato? Come si può, nel 2012, essere ancora a favore di idee così palesemente squilibrate e pretendere anche di essere compreso? Qui non si sta parlando di morale e di senso della famiglia, su cui ognuno di noi è libero di esprimere un’opinione. Qui si sta dando il “placet” a chi si sente in DIRITTO di abusare di un altro essere solo perché questo è uscito da uno schema precostituito, ingiusto e retrogrado.

Il peggio è che, con la stessa motivazione, si potrebbe giustificare anche una molestia verso i bambini. Perché – scusate – ma se mi viene detto che se vengo violentata è colpa mia e di come mi vesto e perché non so cucinare bene, allora nulla mi vieta di pensare che anche un bambino non può impedirsi di essere carino e dolce e perciò se un adulto gli mette le mani addosso è colpa del piccolo!!!

Lo so che ho scritto una cosa terribile, ma la mentalità è questa.

E se avere un proprio cervello, vestirsi come si vuole, chiedere la parità dei diritti e il rispetto degli uomini, nella stessa misura in cui io rispetto loro, fa di me una “puttana” e una “strega”, allora…sono una puttana e una strega.

MA LEI DON CORSI SI VERGOGNI PROFONDAMENTE e non si stupisca se la gente in Chiesa viene sempre meno.

Povera la nostra Lerici!!!

Povera la nostra Lerici!!!

Perché maschilismo e femminismo non sono uguali

Più e più volte, durante i pipponi femministi a cui sottopongo tutti coloro che mi stanno attorno (anche il gatto, sì, se ve lo steste chiedendo), mi sono sentita rivolgere un’obiezione che  – se non sbaglio – è apparsa anche da qualche parte in questo blog, ovvero mi è stato detto che maschilismo e femminismo dovrebbero essere uguali, perché entrambi terminano in – ismo.

Signore e signori, buona sera, eccoci alla prima puntata della serie : “Hai perso un’occasione per star zitto/a”. Qui lo dico e qui lo nego: non prendiamoci per il culo. Lo so benissimo che il suffisso -ismo ci spaventa, poiché è stato dato anche  a movimenti molto dannosi nella storia, tuttavia trovo davvero ingenuo e superficiale far dipendere il proprio giudizio su una realtà incredibilmente complessa dalla parola che la identifica, dato che anche,per esempio, la parola attivismo finisce con – brrr, il suffisso che non può essere nominato se no vi spaventate – eppure non mi pare che rechi con sé chissà quali connotazioni negative.

Femminismo = femminile + attivismo. Possiamo anche vederla così e dare una definizione molto a grandi linee, ma meno spaventosa: femminista è chi in qualche modo si attiva per la questione femminile, ovvero riconosce che alle donne sono chiuse molte porte, non sulla base di dati effettivi, ma per semplice pregiudizio di genere.

Io, per esempio, sono mooooolto goffa. Sono goffa e distratta. IO. Troppe volte mi sono sentita dire qualcosa del tipo “Ah, voi donne…!” invece di “Ah,missloislane…!” Mi è dispiaciuto un sacco per le migliaia e migliaia di donne che goffe non sono e distratte nemmeno, che si sono beccate il velato insulto rivolto A ME dal mio Sommo Giudice di turno.

Eccola lì una figura che odio: il Sommo Giudice. Attenzione prego: di solito il Sommo Giudice è maschio, ma non è detto. Ci sono donne educate talmente male, poverine, che quando si vedono prendere a pesci in faccia in quanto femmmmne (detta un po’ alla sicula, ma senza cattiveria per gli amici siculi, eh) sorridono e ringraziano pure. E – per far vedere quanto riescono a essere brave bambine – si fanno un po’ Sommi Giudici anche loro. Superando la tristezza, devo dire che tra i Sommi Giudici si insinua spesso la convinzione che Femminismo e Maschilismo siano i due volti di una stessa medaglia. E quando mi sparano questo loro delirio ignorante sul muso, devo dire che un po’ mi scoraggio. Ma poi mi faccio forza e così eccomi qui, a scriverne di nuovo.

La differenza fondamentale tra femminista e maschilista sta nel fatto che chi abbraccia il valore del primo termine si batte per un equilibrio di forze, il secondo invece vuole mantenere il predominio sia concreto che morale del genere maschile sul femminile. Questo ve lo scrivo in neretto, perché sono arcistufa di sentire che il femminismo è il movimento che vuole affermare la superiorità del genere femminile, ridurre gli uomini in schiavitù e costringerli tutti a guardare Beautiful. Oooooh.

Essere femminista non significa nemmeno negare le differenze biologiche (Il famoso discorso “Perché le donne dovrebbero essere ammesse nei corpi speciali se non hanno il fisico per fare nulla?” “Beh, per esempio perché gli uomini sono ammessi in sala parto e non hanno il fisico per fare nulla”.), o la realtà dei fatti secondo cui la stragrande maggioranza delle ragazze è fisicamente più debole della stragrande maggioranza dei ragazzi.  Non siamo stupide, né cieche e la cronaca è piena di ingiustizie dovute a tali “differenze”. Essere femminista significa, di fatto, battersi per un ampliamento dei valori attualmente riconosciuti in modo che le nostre differenze siano ricchezza e non svantaggio.

Il condizionamento culturale è devastante, specie quando si pretende per farlo passare come “legge di natura”, mentre in realtà è solo una limitazione del punto di vista.

Un esempio pratico del fatto che il maschilismo esiste è che quando i ragazzi vogliono offendersi tra loro si attribuiscono in qualche modo caratteristiche femminili: mentre per una donna essere additata come “una che ha le palle” è un complimento, per un uomo ricevere un commento che possa in qualsiasi modo espropriarlo delle caratteristiche del “macho” (aggressività, forza, coraggio che non necessariamente sono estranee alle donne, ma c’è ancora questa visione arcaica) e accostarlo alle donne è un’onta da lavare facendo a pugni.

Può sembrare esagerato, ma non è così perché questo modo di vedere le cose si applica a TUTTO. E le donne da millenni ne fanno le spese, sul lavoro, in famiglia, persino nella sfera privata.

Purtroppo, siamo tutti un po’ maschilisti. Quasi sempre.

Abbiamo però anche una testa che lavora. La facciamo funzionare bene o no?

Di fare il muratore

Ok, di solito il giorno del post polemico è il venerdì, ma non mi trattengo più perciò ‘sta settimana anticipiamo, contenti?

Spunto di vita reale: ieri sentivo discutere i colleghi e ovviamente mi è uscito fuori il Pippone Femminista. Lo so, sono dei santi, ma mi devono sopportare.

Comunque si discuteva di ruoli. E devo dire che, per un momento, mi è sembrato di vederela Luce fuori dal Tunnel, in quanto mi sembrava che stessero effettivamente ragionando su come la società costringa le Donne in caselle che spesso e volentieri ci stanno strette.

Poi, però, è arrivato il Luogo Comune: “Beh, però negare i ruoli è ridicolo, scusa. E’ inutile, ma una Donna non potrà mai, mai fare il muratore come un uomo.”

A parte il fatto che occorrerebbe distinguere quale donna e quale uomo mettere a paragone (nel mio caso – col fisico da Sollevatrice di Polemiche che mi ritrovo – è probabile che come manovale farei schifo, ma non credo sia così per tutte), poniamo anche che questo sia vero in generale. A me, però,  è venuta spontanea una risposta che li ha lasciati tutti un po’ spettinati, ovvero: “Scusate, ma chi lo ha deciso che è questo l’importante?”

Ora, ne possiamo parlare.

Forse all’Età della Pietra la forza bruta era essenziale per la sopravvivenza. E per forza bruta intendo potenza muscolare priva di intelligenza. Fiiiquo, anche le scimmie ce l’hanno.

Dopodiché, però , mi risulta che noi ci siamo un tantino evoluti. Il problema è che tutta la nostra cultura, storia ed evoluzione è stata tagliata su stoffa esclusivamente maschile. Le donne hanno dovuto occupare i pochi spazi liberi. Le donne stesse poi, per fattori culturali e religiosi, hanno promosso tutto questo.

La fatidica divisione tra Puttane e Spose è tuttora difesa da moltissime donne e l’articolo di “Un altro genere di comunicazione” che ho rebloggato pochi giorni fa ne è una testimonianza avvilente ma genuina.

Il fatto è che andiamo a battere sempre sullo stesso tasto dolente: in qualunque categoria tu venga messa, essa è sempre ad uso e consumo maschile. La Sposa per la famiglia, la Puttana per il sesso.

Come sfuggire a tutto questo? Non ne ho idea, so solo che si può fare insieme. Riflettendoci e parlandone molto. Tanto per cominciare.

E, parlando di forza e di  “muratori” (sia chiaro che non ce l’ho assolutamente con la categoria) anche qui chi ha stabilito che sia questa la “cosa più importante”? Sono davvero più importanti la forza e la capacità di  costruire una casa rispetto a quelle necessarie per dare alla luce un bambino? Davvero davvero?

Perché mi risulta che, senza una creatura abbastanza forte da sopportare quel dolore, oggi forse l’umanità sarebbe estinta…e parlo anche per coloro che non sono e non saranno mai madri. Perché quella forza ce l’avrebbero ugualmente.

Quindi, quando ci chiamate sesso debole, è il caso di contare fino a  dieci.

PS: a proposito di maternità e diritti negati, ricordo a tutti che domani inizia il “processo” alla Legge 194, che sancisce la LIBERTA’ DI SCELTA. Se siete davvero a favore della vita, difendete questa Legge con le unghie e con i denti. Scrivete #save194 su Twitter e, se potete, cercate i gruppi che si riuniranno simbolicamente davanti ai tribunali delle vostre città. Uomini o Donne che siate, non permettiamo a nessuno di decidere del nostro corpo, della nostra vita e del nostro futuro.

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