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Pensiero felice 31/1000

Quest’anno sono un po’ in ritardo, ma stasera finalmente sono arrivate. Perciò il mio pensiero felice del giorno, il n. 31 è…un campo notturno pieno di lucciole, quando sembra che il cielo stellato si sia trasferito al piano di sotto! :D

Gif trovata sul blog “La Tela”

Pettegolezzi (e poi dicono a noi donne!!!)

Per tutta la vita mi sono sentita ripetere dai miei amici maschi che le Donne sono – in generale – delle incredibili pettegole.

Mi sono sentita affibbiare nomignoli tipo “Radio – Zitella”, mi hanno detto che siccome vivo sul cocuzzolo di una collina devo proprio captare bene i segnali…e la mia risposta è sempre stata un abissale MAHHH.

Nella mia esperienza, lo scambio di informazioni a tempo record è sempre stato comune a tutto il gruppo  e, se c’è una cosa certa, è che il gusto del pettegolezzo fine a se stesso è sempre stato diviso in buona percentuale tra femmine e maschi. Per di più – attenzione – col progredire dell’età la lancetta si è pericolosamente spostata verso questi ultimi!

Il fatto è che se IO faccio un commento qualsiasi sono una zitella curiosona e pettegola.

Se commentano LORO è solo diritto di cronaca!

Vi pare giusto?

Copertina di Focus Speciale dedicata alla Storia del Pettegolezzo – Luglio 2010

 

E non parlo solo dei miei amici. Qualche giorno fa ho assistito ad una fotonica conversazione da bar ad opera di tre personaggi: Palestrato, Ingenuotto e Vecchiosaggio.

Se ne stavano spaparanzati al tavolino, in compagnia di Sigaretta & Birretta. Ed ecco – parola più parola meno – l’amabile stralcio di conversazione:

Palestrato: “Che poi lo sapete cosa mi ha detto Collega Innegabilmente Uomo? Che Collega Sfigato sta con una! Cioè, ma non solo con una e basta. UNA TOPA!!!”

(Espressioni di sconcerto da parte degli altri due.)

 Ingenuotto: “Davvero?”

Palestrato: “Sì sì, me l’ha confermato anche Collega Super Informatoditutto, figurati. Ha detto che l’ha incontrato al supermercato e camminava con sta qua…bellissima…trent’anni, giù di lì!

Ingenuotto (con la mandibola ormai slogata): Maaaddddai! Non è possibile. Pure Topa? Ma lui quanti anni ha?

Palestrato (rivolgendosi al terzo amico): “Mah…quanti anni avrà Collega Sfigato? Più o meno quanti te, vero Vecchiosaggio?”

Vecchiosaggio (dopo attenta riflessione): “Un po’ meno.”

Ingenuotto: “Eh, ma se lei ha trent’anni lui è trooooppo vecchio, cosa ci fa?”

Palestrato (gonfiando un bicipite) : “Niente. Lo schioppa.”

(risatine libidinose, del tutto fuori luogo, converrete.)

 Ingenuotto: “Ma dove l’avrà presa?”

Palestrato: “Eh, boh!”

 Vecchiosaggio (che finora è stato in silenzio onnicomprensivo, decide dunque di far cadere la Perla): “Ah, non sapete proprio niente. Lei è di Paese Caraibico, sapete che lui ha i genitori anziani, ste ragazze, ste badanti, gironzolano…”

Palestrato e Ingenuotto si illuminano e in coro: “AAAAH ECCO. Allora è sicuramente vero amore!”

U.U

Ditemi voi quanta malignità concentrata c’è  in un discorso come questo. Ammesso che Collega Sfigato  lo sia veramente (io ho affibbiato i nomignoli a seconda di come mi sono apparsi i tizi) troviamo un misto di disprezzo, misoginia, invidia.

E come minimo questi sono gli stessi che hanno il coraggio di dire che le donne sono pettegole e gli uomini sì che sanno farsi gli affari propri!

 Ora, non sarò bugiarda, perché a me il pettegolezzo piace. Secondo me c’è una grossa differenza, però, tra un sano e gioioso scambio di informazioni (Ohhh, finalmente Tizio si è messo con Caia! Che belloooo!) e la Malignità Detta Alle  Spalle (Però Caia è una Cessa!). E, soprattutto, trovo che nella Malignità non ci sia differenza di genere in chi le diffonde a mani basse, quindi se fossi nei panni di CERTI uomini prima di criticare le donne guarderei un po’ anche il loro orticello!

Valentina Pitzalis a “La Vita In Diretta”.

Una velocissima segnalazione, per dirvi che sì, la ragazza che avete visto ieri a “La Vita In Diretta” era proprio la nostra amica, Valentina Pitzalis.

Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker l’hanno accompagnata in trasmissione, permettendole di lanciare il suo appello per migliorare le sue condizioni di vita, gravemente compromesse dopo l’incendio che l’ha vista vittima a causa della follia femminicida dell’ex marito.

Poiché moltissimi sono venuti qui sul blog a cercare un modo per aiutare Valentina concretamente, copincollo dalla sua pagina di Facebook gli estremi del conto corrente:

C/C INTESTATO A VALENTINA PITZALIS E MATILDE BASCIU IT70B0101543850000070291480

per le donazioni dall’estero l’estero BIC SARDIT3SXXX oppure POSTE PAY di valentina lo potete capire dal codice fiscale,numero cart 4023600456976978 ; scadenza 07/14 ; codice fiscale PTZVNT83M53B354X

Vi prego di donare qualcosa, basta anche pochissimo. Ma lo sapete che sono le gocce a fare il mare?

Infine, per chi avesse perso la puntata, segnalo il link di RAI-REPLAY che le rende disponibile per almeno altri sette giorni (dopo, credo sia possibile recuperarla negli archivi).

Che dire: un bacione a Valentina e ancora un “in bocca al lupo”. Nel mio piccolo continuerò – per quanto possibile – a parlare di lei ( e – spero – con lei!) perché nonostante la tragedia che l’ha colpita, nonostante la stragrande maggioranza delle persone nelle sue condizioni si sarebbe lasciata andare, lei invece ha resistito ed ha scelto la Vita. E’ un esempio forte, per tutti noi.

La Fredda Luce del Giorno, di Mabrouk El Mechri

Lo so, vi sto bersagliando di recensioni, ma è brutto tempo e per certi argomenti polemici c’è bisogno di un po’ di approfondimento che – causa impegni di lavoro (sì, sembra strano ma nella vita io faccio dell’altro) – in questo momento non riesco ad ottenere.

Ma poi di che vi lamentate? Sto per recensire l’ultimo capolavoro (ehmmm) del nostro nuovo eletto Attore Patrono e voi avete anche da ridire?

Henry perdonali, perché non sanno quello che fanno.

Ma andiamo al dunque e attenzione, perché questo articolo contiene spoiler che possono rovinare la suspence. Ehm…vabbe’.

 

Partiamo dalla locandina e dal titolo. Per tutto il film mi sono chiesta cosa volesse dire “La fredda luce del giorno” per una pellicola che si svolge quasi totalmente di notte o dentro locali con luci allucinogene. Poi ho scoperto che è la traduzione letterale di un modo di dire inglese che significa più o meno “A mente fredda”. Esticazzi. Sì, perché il regista/sceneggiatore ha voluto evidentemente giocare sul contrasto, dato che il nostro protagonista non avrà praticamente il tempo di pensare nulla.

FIQUO!

La locandina mostra il secondo punto fallace: Bruce Willis. Avendolo piazzato in pole position sul manifesto si pensa di andare a vedere un film con Bruce Willis, invece sappiate che l’eroe di Armageddon è poco più di una comparsa (e meno male perché aveva il personaggio di padre antipatico. E la sua uscita di scena non è telefonata, di più. Insomma: cosa succede quando un padre che ti ha sempre sputato addosso all’improvviso ti dice “Sei un figlio meraviglioso”? Fate due più due.)

Ma sono andata al cine per vedere Bruce Willis, io? No.

A dire il vero non sono andata nemmeno per vedere un BUON film d’azione. Per me poteva essere anche un documentario sulla Sagra della Pannocchia. Potevano togliere l’audio. Potevano montare cinque ore di immagini varie di Henry con in sottofondo l’Aria sulla Quarta Corda di Bach. Era lo stesso.

Sì dà il caso che siano stati così buoni da metterci anche una trama. Perciò, per tutti coloro a cui di Henry Cavill non frega nulla, proverò a raccontare il film il più obiettivamente possibile (non prometto niente).

Dunque, si parte con il giovane William Shaw che raggiunge la famiglia in Spagna dall’America per una breve vacanza che lo aiuti a rilassarsi, dato che la sua compagnia sta miseramente fallendo. Fin da subito capiamo che faceva meglio a restare a casa, in quanto il padre (Bruce Willis) non trova di meglio che offenderlo su più fronti, mentre madre, fratello e fidanzata del fratello (che appena lo vede sicuramente capisce di aver sbagliato tutto nella vita) assistono impotenti a queste schermaglie psicologiche. Esacerbato dall’ennesimo litigio, il nostro si allontana dalla barca, dove tutti sono riuniti per una simpatica gita, e porta le sue grazie in città per qualche ora. Peccato che al ritorno non trovi più nessuno.

La polizia non lo aiuta  – anzi – tenta di consegnarlo a nonsisabenechi e, proprio quando cala il buio, suo padre si rifa vivo giusto per annunciargli che no, lui non è un organizzatore di eventi ma un’agente della CIA. Tutta la famiglia Shaw è stata rapita, affinché l’Intelligence riconsegnasse una valigetta sottratta dal personaggio di Willis pochi giorni prima e ci sono solo 21 ore di tempo per restituirla. Peccato che Willis dica la fatidica frase del figlio meraviglioso, il che lo condanna automaticamente, lo sappiamo tutti.

E infatti Will si trova da solo, in un paese straniero, col cellulare del padre come unico indizio per poter risolvere l’ingarbugliata situazione. In questo casino farà conoscenza con una ragazza carina (non fate quella faccia, si rivelerà sua sorella) che gli darà una mano, ma dovrà vedersela con una Sigourney Weaver incazzata, nei panni di un’agente della CIA che fa il doppiogioco, col Mossad e…per farvela breve prenderà botte da tutte le parti, ma alla fine riuscirà a sfangarla.

Ora, siamo onesti: sto film non è granché. Il protagonista è talmente sfortunato che invece di Will Shaw di cognome poteva fare tranquillamente Coyote e nessuno avrebbe visto la differenza. Lo menano i cosiddetti amici di suo padre, lo menano i nemici, ad un certo punto hai l’impressione che qualunque sconosciuto che passava di lì gli allungasse un ficcone per sport.

Ma lui, come Ercolino Sempreinpiedi, resiste a botte e pallottole (d’altronde è figlio di Bruce!), zoppica, ma si lancia dai palazzi di Madrid legato a un cavo della tv, gli sparano ad un rene e dopo due secondi è già a correre. E come corre! Credo abbia preso lezioni da Bolt. (il che torna a suo favore, perché trasmette davvero la voglia di scappare, dato che è ridicolo che negli altri film d’azione quando gli eroi scappano corrano in modo che anche un bambino di cinque anni li supererebbe).

Insomma, la cosa dell’”uomo comune” che viene coinvolto in una situazione più grande di lui è abbastanza riuscita solo per il fatto che per tutto il tempo Cavill ha l’aria da “Machecazzodisfigahoooooo?”, che è un po’ quello che avremmo pensato tutti noi nei suoi panni.

Sconcertante è anche il personaggio della “pupa”, Lucia, interpretato da Verònica Echegui. Io me la immagino, sta povera Crista, che esulta per aver ottenuto la parte e festeggia pensando a tutti gli sbaciucchiamenti che potrà scambiare col Figo…e poi si suicida appena legge il copione. Cioè, il Bonazzo più inverecondo degli ultimi dieci anni ti salva la vita e scopri che è tuo fratello… è crudeltà mentale.

Una nota di plauso va a Sigourney, per il tentativo (vano) di rendere la sua Jean Carrack una cattiva di spessore. Ma non si possono fare miracoli, se, dopo un inseguimento automobilistico di tre ore, la sceneggiatura ti costringe a bullarti per una ventina di minuti su quanto sei ganza e spietata, prima di cercare di sparare all’eroe. In tutto quel tempo, con il Mossad in giro, ci sarà pure una pallottola anche per te.

Insomma, se non siete fans di Henry Cavill temo proprio che trovereste questa pellicola più mediocre che divertente, anche se devo dire che ha la sua buona dose di scene spettacolari, sparatorie ed inseguimenti, perciò forse non si colloca proprio sul fondo dell’abisso.

Alle ragazzine (ed ex ragazzine) sbavazzanti, invece, lo consiglio:  il Nostro è figo pure di spalle e, se devo essere onesta, è piuttosto espressivo (il che non era scontato!). Quindi mettiamoci comode e aspettiamo Man of Steel!

PS: QUI  trovate un articolo un po’ più serio del mio…solo che, essendo stato scritto prima dell’uscita del film annovera Bruce Willis tra i protagonisti. Ricordatevelo: il buon Bruce c’è, ma per poco. Se andate al cinema per lui non vale molto la pena!

Pensiero felice 30/1000

Non servono parole, se non SBAV SBAV.Qui è un po’ malridotto (motivi di sceneggiatura.), ma lo eleggo ufficialmente “Santo Patrono del Blog“. Stasera ho visto il suo ultimo film e devo ancora riprendermi (non per la brillantezza di trama e dialoghi). A domani per la recensione ufficiale. Per stasera ci accontentiamo: pensiero felice numero 30 = Henry Cavill.

PS: lo so bene che ci ho un’età, ma quando ce vò ce vò.

“The” Henry con i lividi.

La Zitella Felice presenta: I Am the Pusher, by Only

Sempre parlando di telefilm, ecco la nostra amica Only alla carica con un nuovo articolo su ciò che affligge in questi giorni i telefilm addicts come noi: i maledetti finali di stagione!!!

Avviso prima della lettura. Questo articolo non contiene veri e propri spoiler ma possibili indicazioni sui finali di stagione di alcuni telefilm. Se proseguite da ora in poi , lo fate a vostro rischio e pericolo!!!

Mi presento.
Anzi, mi ha già presentato la nostra missloislane79 e io stessa vi ho già detto qualcosa di me, nel mio primo articolo postato. Quello che non ho precisato è che oltre a essere una frequentatrice di profumerie  sono anche la superpusher della Zitella Felice.

Chi non capisse di cosa sto parlando, può rileggersi questo articolo della nostra blogger.

Come ogni Pusher che si rispetti, sono io per prima una “telefilm addict”.

Ma di quelle serie.
Ho provato una volta a contare quanti ne seguo a stagione (parlo di quella televisiva americana, ovviamente!) e in quella appena finita mi sono fermata al rispettabile numero di 13.
Inclusi quelli cessati e non rinnovati.
Esclusi i telefilm estivi.
Ecco, questi forse dovrei metterli, visto che il numero detto sopra suona un po’ male.
Come ogni dipendenza grave, la mia si acuisce appena viene a mancare la droga quotidiana.
Inutile girarci intorno e far finta che non esista il problema: man mano si avvicina la data delle varie  season finale, mi sale l’inquietudine.
Ambivalente: da una parte sono già triste al pensiero che dovrò fare senza la serie tal dei tali per diversi mesi. Dall’altra parte sono già imbestialita perché temo l’ennesimo colpo gobbo dell’autore/autrice del telefilm in questione. Cosa avranno escogitato per tenerci appesi all’amo fino al prossimo autunno?

Perché, diciamocelo, per essere uno sceneggiatore di una serie americana di successo devi avere una vena sadica ben radicata. Ne sono convinta da sempre, come sono anche convinta che devi essere un attore da Oscar. Altro che Al Pacino, nessuno ti batte mentre piangi lacrime (di coccodrillo) su quanto ti è dispiaciuto:
a)uccidere

b)suicidare

c)far partire

d)far rinchiudere in un manicomio

l”attore Tizio o l’attrice Caia che ami tantissimo e che avrà sempre un posto speciale nel tuo cuore , ma a malincuore hai dovuto far sbranare da quattro pitbull nell’ultimo minuto dell’ultima puntata. Forse. Perché a pensarci bene i pitbull si sentono ma mica si vedono perciò…vabbeh, ci rivediamo a settembre!

Ma non devo essere troppo prevenuta contro i poveri autori. In fondo ci sono anni migliori e anni peggiori. Primavere in cui il sole e il profumo di fiori spinge gli sceneggiatori a essere particolarmente clementi con noi poveri telespettatori, a essere cattivi giusto quel tanto senza infierire troppo.
Questo 2012 dove lo mettiamo? Tra i migliori o i pessimi? Vediamo..mi piacerebbe sintetizzarlo in una frase.
Pescando nel mazzo, mi piacerebbe prendere gli autori di:
Castle
Bones
Grey’s anatomy
Supernatural
Vampire diaries
Dexter

Metterli tutti in fila e prenderli a martellate sugli alluci.

By Only

Once Upon A Time (C’era una volta), di Edward Kitsis & Adam Horowitz

Dlin Dlon – attenzione prego:

l’autrice di questo post segue i telefilm in parallelo con gli USA, pertanto, chi si limita  alla programmazione italiana potrà trovarsi a RISCHIO SPOILER o con nomi di persone o luoghi non tradotti.

                                                                                                                             Dlon Dlin

Tra le novità di quest’anno, si è imposta all’attenzione del pubblico la colorata carovana di “Once Upon A Time”, direttamente dalla penna di due dei celebrati sceneggiatori di Lost. L’idea di portare nel nostro mondo i personaggi delle fiabe e rendere lo show appetibile ad un pubblico adulto (coff coff) non era affatto scontata, ma grazie ad una trama super-avvincente, personaggi accattivanti, memorie dei film che hanno accompagnato la nostra infanzia (in particolare gli espliciti omaggi alla Disney) la scommessa è riuscita alla perfezione.

Il serial è cominciato sulla rete ABC il 23 Ottobre 2011, mentre in Italia la prima rete ad accaparrarselo è stata la FOX, che ha trasmesso il Pilot la sera di Natale, conquistandosi uno zoccolo duro di appassionati fin dal principio.

La protagonista è Emma Swan, bionda e graziosa, ma triste e solitaria. Emma vive a Boston dove si occupa di recupero crediti. E’ una dura, cresciuta in orfanotrofio senza mai riuscire a legare col prossimo. La sera del suo ventottesimo compleanno, Henry – un ragazzino di dieci anni – bussa alla sua porta dicendole di essere il figlio che ha partorito giovanissima e poi dato in adozione. Ma non è questo il più grande elemento di stupore: il bambino è infatti convinto che Emma sia la vera figlia di Biancaneve e del Principe Azzurro e che solo lei possa spezzare la Maledizione che grava sulla cittadina di Storybrooke (Maine). Una volta giunti nella cittadina, Henry mostra alla madre naturale un libro di fiabe intitolato “Once Upon A Time” e le giura che i personaggi del libro sono tutti intrappolati in quel mondo reale in cui il tempo è immobile, senza memoria della loro vita precedente e – soprattutto – senza alcun lieto fine. Lui stesso è stato adottato dalla Regina Cattiva, colei che ha lanciato il potente incantesimo che ha incatenato tutti e che – adesso – ha le sembianze di Regina, sindaco della città.

Sulle prime timorosa, Emma vorrebbe riportare il figlio alla madre adottiva e lasciare Storybrooke per sempre, ma alcuni elementi la trattengono: innanzi tutto non può che affezionarsi al bambino, che vivace e coraggioso, tenta con tutti i mezzi di convincerla del’impossibile; scopre inoltre che il rapporto tra Henry e Regina è burrascoso e che la donna sembra non amarlo come lei aveva sempre sperato dandolo in adozione. Infine, fa la conoscenza di Mary Margareth Blanchard, una giovane maestra elementare, che con la sua dolcezza e delicatezza la fa sentire a casa. In realtà noi sappiamo che Mary Margareth è Biancaneve, perché in parallelo scorrono i flashback dei personaggi nel mondo delle fiabe.

Scopriamo così di come la Regina Cattiva abbia tentato in tutti i modi di contrastare la felicità di Biancaneve e di Azzurro (in inglese “Prince Charming” suona molto meno belinone, onestamente) e che, non riuscendoci, abbia chiesto aiuto alla creatura oscura più potente e inaffidabile: Rumplestilstkin (Tremotino) che le indica quale maledizione usare.

Il fatto che Emma decida di rimanere a Storybrooke mette in moto gli eventi: Regina sa che d’ora in poi avrà una temibile rivale, perché la profezia dice che solo la figlia di Biancaneve avrebbe potuto restituire a tutti il proprio lieto fine e spezzare il malefico incanto.

Da qui si susseguono 22 episodi, in cui Emma conosce poco a poco gli abitanti di Storybrooke, mentre noi ci divertiamo a seguire attraverso sapienti sprazzi del passato le loro avventure nel mondo delle fiabe. Alcune storie sono ampiamente rivisitate (quella del Grillo parlante, per esempio, che in realtà è Archie Hopper, lo psicologo della città), altre più fedeli all’originale. Tutte contribuiscono a creare un amalgama avvincente e avventuroso che tiene lo spettatore incollato allo schermo, sia per via dei momenti di suspence, che per le trovate inaspettate e brillanti (il che è un gran complimento, se si considera che la stragrande maggioranza dei personaggi e delle vicende sono quelli del folclore popolare).

La parte del leone la fanno i personaggi, per questo non si può scrivere una recensione a questa prima serie del telefilm senza presentarvi almeno quelli principali.

A parte Emma ed Henry abbiamo dunque:

Mary Margareth/ Biancaneve: nella vita di Storybrooke è molto più mite di come non si rivelerà essere stata nel mondo delle fiabe. E’ una maestrina dal cuore puro, è lei che ha dato ad Henry il libro di fiabe. Fa volontariato in ospedale ed è lì che vedrà per la prima volta David, in coma e senza memoria.

David/ Prince Charming: vittima di un incidente (in realtà noi sappiamo che è stato colpito da una spada mentre cercava di mettere in salvo la piccola Emma dalla maledizione), non ricorda nulla di se’. Si risveglierà grazie al semplice tocco di Mary, ma senza recuperare la memoria per buona parte della stagione. Regina interverrà immediatamente mettendogli accanto una “moglie” che lui non ama, perché – da quando i loro occhi si incontrano – David sarà sempre innamorato di Mary, nonostante dubbi e contraddizioni.

The Evil Queen/ Regina: è certamente tra i personaggi più affascinanti e sfaccettati della serie. Non è una cattiva “perchésssì” e questo già ci piace, anche se le sue motivazioni saranno svelate solo verso la fine (ovviamente). Nella realtà è una donna sicura di se’, l’unica a ricordare la propria identità (o forse no?) Trae soddisfazione dal veder soffrire gli altri e l’unico che sembra starle a cuore è proprio Henry, perciò il ritorno di Emma la sconvolge sia perché la ragazza è l’unica che potrebbe spezzare la maledizione, sia perché è la sola che potrebbe mettersi di mezzo tra lei e il bambino.

Rumplestilstkin/Mr. Gold: l’antiquario del paese è l’altra faccia di Tremotino ed è l’unico che sembra riuscire a tenere testa a Regina, sia emotivamente che finanziariamente, visto che possiede mezza città. Cinico, astuto e tentatore, è fissato con gli “affari” e sembra sempre saperne una più del diavolo.

Cappuccetto Rosso/Ruby: cameriera nella locanda della città (da Granny’s), la bella ragazza sempre vestita con accessori rossi è una ribelle che nel mondo delle favole è stata molto amica di Biancaneve, ma che nascondeva un segreto assai pericoloso! Si rivelerà sempre un’amica fidata per i “buoni”.

The Huntsman/Sceriffo Graham: nella prima parte della serie è il Figo della situazione. Serve fedelmente Regina ed infatti non è altri che il Cacciatore incaricato di strappare il cuore a Biancaneve e che poi ha pietà di lei. Mentre nel film della Disney era raffigurato grosso e brutto, qui è un graaaan bel ragazzo, che ha spezzato il cuore di innumerevoli spettatrici perché…perché…non ve lo dico. Anzi, sì, ve lo dico, tanto anche in Italia abbiamo superato la puntata incriminata: muore all’incirca a metà serie. SIGH.

The Writer/August: misterioso e affascinante, anche lui è un gran bel figliolo, ammettiamolo. Sembra essere al di fuori dei giochi, ma  ha un’identità segreta che verrà svelata solo verso la fine. E diciamo che come personaggio poteva andargli meglio, secondo me…ma non posso commentare oltre senza svelare chi è e questo sono sicura che non sia ancora stato detto, nel momento in cui sto scrivendo. Vedrete poi se darmi ragione o no.

Insomma, grazie ad una galleria di personaggi davvero affascinanti (ne ho citati alcuni, ma non ci facciamo mancare nulla: da Cenerentola al Cappellaio Matto, dal dolcissimo – ??? – Brontolo a Geppetto) la storia si dipana in un intreccio efficacissimo, adatto a liberare la fantasia più sfrenata.

Il bello è anche assistere ad un telefilm che si può guardare con i bambini senza trovarlo troppo ingenuo, ed è raro che un prodotto possa entusiasmare in egual modo i grandi (per la suspence, i colpi di scena, gli effetti speciali e i costumi) e i piccini (perché le fiabe sono sempre le fiabe e qui se ne rispetta in pieno lo spirito).

Quindi: chi non ha ancora visto “Once Upon A Time” si affretti a recuperarlo, perché la Seconda Stagione è in arrivo quest’autunno e – da come si è conclusa la Season Finale – ne vedremo sicuramente delle belle!

Film di cui non si sentiva il bisogno 1 – Chronicle, di John Trank

Ebbene, mea culpa.

Ieri sera ho trascinato gli amici a vedere “Chronicle”, anche se avevo avuto pareri discordanti. Il fatto è che mi piacciono i film di argomento fantastico e le premesse (vedere tre ragazzi normali alle prese con grandi poteri e conseguenti grandi responsabilità al di fuori degli schemi precostituiti dalla Marvel) mi sembravano ottime.

Chiedo scusa ai Tre Smandrappati che mi sono portata dietro.

La trama, sulla carta, è interessante. Siamo a Seattle e qui vivono tre studenti all’ultimo anno delle superiori: Andrew è un disagiato sociale con la mamma allo stadio terminale e il padre alcolista che lo pesta come una zampogna; Matt è suo cugino, che –credo – avrebbe dovuto essere il figo della situazione e fallisce miseramente nell’esserlo causa espressione perennemente bovina e citazioni a sproposito di filosofi tedeschi prese pari pari da wikipedia; infine c’è Steve, amico di Matt e membro della squadra di football, che invece sembra l’unico ad avere una vita ed una mentalità – diciamo – normale (e infatti indovinate che fine fa).

I tre si trovano insieme, per una circostanza fortuita, ad un rave organizzato dai compagni di scuola (aaaaaaccccome si divertono bene a Seattle!) e – non si capisce bene come né perché – trovano un buco nel terreno dal quale proviene un boato inquietantissimo. Tutti vispi ci si buttano dentro e trovano un Coso luminescente (Minerale? Animale? Macchina? Non si sa) che li stordisce. E, sempre non si sa bene come né perché, pochi giorni dopo i tre si ritrovano vivi e vegeti a giocherellare con i poteri telecinetici che il Coso ha conferito loro. All’inizio sollevano qualche mattoncino Lego con enorme sforzo, ma, dopo altri due o tre giorni, si tirano le automobili neanche fossero fuscelli.

E fin qui, vabbe’.

Ma ovviamente il Delirio di Onnipotenza è dietro l’angolo e – benché gli amici tentino di porvi un freno – Andrew decide che lui è il Più Meglio e dato che gli altri lo fanno sentire sempre più sfigato, attua la sua vendettina distruggendo la città un po’ qua e un po’ là.

Morale della favola: ecco cosa succede quando dai i poteri a qualcuno che non si chiama Peter Parker.

Film che poteva essere un grande apripista per tutti gli antieroi e invece si arena nella confusione e nelle citazioni, secondo me “Chronicle” non vale i soldi del biglietto.

Di seguito, i dieci motivi per cui NON ANDARE a vedere “Chronicle”:

1)      Le riprese si svolgono in found footage, ovvero con la telecamera a spalla, tipo documentario. Se siete un po’ deboli di stomaco o avete mangiato abbondante (o in tutti e due i casi) preparatevi ad uno sgradevole effetto “vomitino”, anche se mooolto meno che in “Cloverfield” o “The Blair Witch Project”.

Comunque, chi fa film in soggettiva, secondo me dovrebbe stare un paio d’ore a mollo in una vasca di squali.

2)      Il protagonista sembra Di Caprio fatto di crack. Non che reciti male, anzi, ma ha sta faccia alla Jack Dawson DOPO il naufragio…vabbe’.

3)      Avete presente “Akira” di Katsuhiro Otomo (1988)? Chronicles vorrebbe ricordarlo, però Akira è molto meglio.

4)      Avete presente “Carrie, lo sguardo di Satana” (1976)? Chronicles vorrebbe prendere spunto, però Carrie è molto meglio.

5)      Avete presente “Misfits”, recente telefilm su un gruppo di ragazzi con strani poteri che diventano antieroi? Chronicles vorrebbe ricalcarne la forma, ma “Misfits” è molto meglio.

6)      L’unico personaggio approfondito è Andrew, quello che sbrocca. Si danno indicazioni necessarie, del tipo: mamma malata, papà ubriacone e lui disadattato, tanto per non farsi mancare nulla. Motivazioni al Male un po’ più banali no, eh?

7)      Da dove i ragazzi prendano i poteri non si sa bene. Si vede sto Coso sottoterra, ma non è che sia una spiegazione efficace, nemmeno per immagini. Radiazioni? Entità aliena?

8)      Voi se vedeste un buco nel terreno da cui proviene un boato per nulla rassicurante vi ci buttereste dentro o scappereste a gambe levate?

9)      La scena in cui Andrew ha la sua “prima volta” e non riesce a concludere è grottesca. I posteri si chiederanno che cos’è la sostanza grigiastra che il nostro sfoggia sulla giacca dopo che la tipa gli ha urlato quanto le fa schifo. Io, che non sono maliziosa, penso che sia vomito. Ma io non sono maliziosa, appunto.

10)  Il finale dovrebbe essere apocalittico, ma non ce la fa. E Matt che si rifugia in Tibet (cosa se ne fa di rampini uno che può volare?) ti fa sperare solo una cosa: che ci resti. E che non ci sia un seguito!

Pensiero felice 29/1000

Non ho abbandonato i pensieri felici, sono stata semplicemente un po’ impegnata, non temete!!!

Quindi, il Pensiero Felice di oggi è…ritrovare un diario che credevi di aver perduto e, leggendo, capire che non eri così male…

I “bersagli” sbagliati.

E’ dura riprendersi dopo un week end così disastroso, quando tutto sembra un po’ inutile. Eppure – per chi rimane a piangere – c’è un dovere morale: vivere. E non solo: vivere intensamente. Per questo oggi riprendo con un caro vecchio post polemico, che magari non aggiunge leggerezza al blog, ma almeno è sentito.

Duuunque ho avuto il primo flash per un articolo come questo alcuni mesi fa, quando ho letto sul giornale una notizia di gossip apparentemente innocua : in un paesino vicino a Brescia una ragazza molto esibizionista ha risollevato le sorti del proprio bar servendo i cocktails praticamente nuda. Ha avuto un grandissimo successo tra gli sbavazzanti maschietti del luogo e dei dintorni e scatenato, perciò, le ire delle loro mogli, fidanzate e – così dice l’articolo – delle zitelle della città. (A parte che non capisco perché le zitelle dovrebbero risentirsi, ma andiamo avanti.)

Non ci avevo più pensato finché non mi è capitato di leggere un paio di articoli sulla solita Belen, la quale ha smollato Corona e si è messa con un certo Stefano che fa il ballerino e che prima stava – udite udite – con Emma Nonèlinferno Marrone. Eh lo so, dopo beviamo tutti un po’ di camomilla per dormire meglio…

La stampa si è schierata con la “brava ragazza” Emma contro la “ruba-maschi” Belen, non seguo le trasmissioni in cui partecipano, ma ho letto che la showgirl argentina è stata ripetutamente fischiata e contestata dal pubblico, nonché abbastanza dileggiata dai colleghi con insinuazioni nemmeno troppo leggere.

Infine, mi capitava qualche giorno fa di leggere sulla versione cartacea di “Vanity Fair” un articolo di Gad Lerner che difendeva Nicole Minetti. Sì, avete letto bene e se non ci credete eccolo qui, direttamente dal suo blog.

Sono solo tre esempi, ma potrei citarne molti altri, a partire da Adamo, Eva e la Mela.

C’è un fattore che accomuna tutti e tre questi casi, ovvero sono arcisicura che nel 90% delle volte il primo pensiero che viene in mente ai lettori, ma quel che è peggio alle LETTRICI, è:“Che grandissima zocc…” all’indirizzo delle tre protagoniste delle vicende.

E’ grave, signore e signori.

E’ grave per un motivo molto semplice: si dimentica completamente la RESPONSABILITA’ MASCHILE  in tutto questo.

Qualche esempio stupido che può capitare nella vita reale:

1) il mio fidanzato (immaginario eh, sono o non sono zitella?) va al night con gli amici, a sbavare sulle donne nude. Io con chi dovrei prendermela?

a)      con le ragazze ignude e peccatrici che fanno il loro lavoro tentandolo satanicamente.

b)      Con LUI perché è irrispettoso nei miei confronti, perché così dimostra che io non gli basto, perché deve mostrare di essere uomo assistendo a spettacoli per cui deve PAGARE l’illusione di…di…cosa? Di un po’ di intimità con una che ha le tette un po’ più grosse delle mie e che al 99% lo considera niente più che uno sfigato? (cosa che – da questo momento – penso anche io?)

Se avete risposto a) fatevi delle domande.

2) Se mio marito mi tradisce è colpa della donna che ha incontrato O SUA, dato che è LUI che mi ha promesso fedeltà davanti a Dio e agli uomini?

Molti mi diranno che l’Altra Donna poteva pensarci prima, quando ha saputo di avere a che fare con un uomo sposato. Certo, poteva. Ma SE NON FREGA A COLUI CHE MI HA SPOSATA, come posso pretendere che importi ad una che verosimilmente non mi conosce?

E’ ora di finirla di considerare gli uomini incapaci di intendere e di volere davanti ad un corpo femminile apparentemente disponibile. E’ ora di smettere di sollevarli dalla responsabilità, additando le Altre come le streghe tentatrici. Chi non vuole cadere in tentazione resiste, non ci sono storie. Quando succede c’è una precisa volontà alla base.

Quindi non dimentichiamoci dei mariti del “bar bresciano”, degli Stefani, dei vecchi ricconi e in generale di tutti coloro che sfruttano la prostituzione. Non dimentichiamo le loro responsabilità di fronte ai fatti. E, se deve esserci un giudizio morale, per una volta chiariamo che loro non sono poveri innocenti caduti nella Trappola.

Quindi come fare, all’atto pratico, se scopro che il “mio fidanzato” è cedevole alle tentazioni?

Ragazze, spero di non dovervelo dire io: UN CALCIO BEN ASSESTATO NEL SEDERE e andate a cercare qualcuno di meglio!

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