Una piccola premessa: non conosco personalmente Laura, ma diciamo che l’ho “incrociata” telematicamente su alcuni siti dedicati alla letteratura che frequentiamo entrambe (Writer’s Dream, tanto per fare un nome). Non so se ci siamo mai scambiate qualche post, ma di sicuro so che ne ho sempre sentito parlare molto bene. Così, quando Asengard Edizioni ha pubblicato la sua ultima fatica, “L’Incanto di Cenere“, mi sono incuriosita e l’ho ordinato in libreria.
Allora, allora.

Non è la prima volta che affronto una rilettura di “Cenerentola”. Prima di questo, avevo già apprezzato “Ash” di Malinda Lo, ma per motivi assai diversi. E tuttavia non sempre si è fortunati con le “nuove versioni”, perciò avevo qualche timore, che per fortuna si è rivelato infondato.
Innanzi tutto, la protagonista non è Cenerentola, ma una delle “sorellastre”, Genevieve. E già questo mi ha spiazzata in senso positivo. L’ambientazione sembra quella originale, cioè la Francia del ‘Settecento e, anche se il Regno resta sfumato nei contorni della fiaba, devo dire che le descrizioni minuziose degli abiti e delle “scene” è uno dei punti di forza del testo.
Dunque la storia ribalta completamente il canone, benché vi si ritrovino alcuni punti e persino alcune citazioni disneyane (!!!) puntualmente rovesciate (e questo è un gioco di bravura, uno scherzo tra l’autrice ed il lettore). Quindi abbiamo una “maman”, una donna ancora giovane, bella e molto devota, che pur di far ottenere una dote alle due figlie adolescenti sposa un conte, la cui prima moglie era finita sul rogo come strega. La figlia primogenita, Christelle, di una bellezza gelida e quasi spaventosa, è già destinata al convento, ma in lei fin da subito si intravedono segnali che definire inquietanti è poco. Genevieve intuisce immediatamente che quella sorellastra così altezzosa ha ereditato la malvagità materna e, quel che peggio, una non meglio specificata missione. (beh, a dire il vero più che intuirlo lo vede coi suoi occhi…:D, ma diciamo che è l’unica a realizzarlo pienamente).
Christelle è disumanizzata. Un demone, o forse il Lato Oscuro di una Dea, la tormenta fin dalla nascita. Tutto ciò che le interessa è portare alla sua padrona il sacrificio di sangue che il suo ritorno esige. Quando torna a casa poco prima di prendere i voti, per un breve periodo prima della clausura, per Genevieve si ravviva l’antico incubo che la vedeva uccidere piccoli animali con uno spillone intarsiato e di certo la ragazza sa che stavolta la posta in gioco sarà molto più alta. Nel mezzo, un ballo delle debuttanti a cui – forse – parteciperà anche il Principe, una sorellina da proteggere, un abito di squisita fattura e scarpette meravigliose che sembrano di cristallo, ma non vogliono saperne di entrare…
Gli elementi, dicevo, ci sono tutti: la zucca, i topini trasformati, la Fata Madrina e i sogni che son desideri. Ma il tutto è rovesciato in una dimensione così terribile ed oscura che – lo dico sinceramente – non so se riuscirò più a pensare a Cenerentola senza che mi attraversi un piccolo brivido di tensione.
La scrittura è precisa ed incalzante, le descrizioni sono vivide. Laura ha il coraggio di scrivere ciò che vuole che vediamo, non commette gli errori di molti, non cade nel “descritto, ma non mostrato” (per lo meno, non sempre o a me non pare che lo faccia nei momenti importanti). La caratterizzazione dei personaggi è ben riuscita e approfondita in modo sorprendente, pur trattandosi di una fiaba solitamente bidimensionale. Ecco, forse Laura è riuscita in ciò che alla Lo mancava: dare una terza dimensione a questa storia. Che poi sia un dimensione molto cupa e possa non piacere, è questione di gusti. Per me è un buon horror, che regge la tensione fino all’ultimo e – anche se sai (o pensi di sapere!) come andrà a finire ti tiene incollato alla pagina.
9,90 euro spesi bene.