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Millenaria saggezza

Ribloggato da Lunanuvola's Blog:

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(“The Deep Spiritual Practice Of Not Giving A Shit”, di Golda Poretsky, 24 aprile 2013, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Golda è una trainer certificata per la salute olistica.)

Durante gli anni, ho scritto molti articoli su cose come il maneggiare i commenti negativi sul proprio corpo, lo smettere di paragonarsi ad altre persone, l'aver a che fare con gli odiatori eccetera.

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Altro articolo che avrei voluto scrivere da sempre! Da leggere con immensa attenzione anche per farsi (finalmente) 4 risate!...ah, a proposito...NON ME NE FREGA UNA MAZZA! :D

Ogni maledetto lunedì su due,di ZeroCalcare

Eccoci (in ritardo) al terzo appuntamento con ZeroCalcare. Ve l’avevo annunciato un po’ di tempo fa: ora Maggio è arrivato e con esso, nelle fumetterie, la Bao Publishing ha distribuito questo terzo volume. Si tratta – in sostanza – di un “best of” del blog, ma per chi già conosce il nostro eroe proprio grazie al suo sito ci sono 50 pagine a colori che fungono da “cornice”. Cornice, dicevo. E foto dei nostri tempi. Mai come in questo momento, Calcare ha azzeccato la visione della vita di molti di noi. Ovviamente, non vi svelo di cosa si tratta, altrimenti rischierei di rovinarvi la sorpresa.

Per il resto, le gag sono quelle che lo hanno reso famoso e che si possono leggere on line ogni due settimane (circa). Chi ha conosciuto Calcare solo attraverso la carta stampata si scompiscerà, ma anche noi che lo seguiamo abbiamo il piacere di vedere su carta le avventure e le disavventure che ci hanno già fatto sorridere.

Le mie preferite sono quelle riguardanti il Calcare in veste di mentore del tredicenne imbarbarito dalle trasmissioni odierne, cui il nostro tenta invano di insegnare gli Alti Valori degli anni 80 avvalendosi dell’aiuto dei Grandi Personaggi dei Cartoni Giapponesi. Ciò che emerge -e che secondo me ha contribuito al suo successo – è proprio la spontaneità con cui ognuno di noi ritrova un pezzettino di se stesso in queste tavole.

Se vi consiglio di spendere i vostri 16 euro per questo libro? Beh, io li ho spesi volentieri: c’è un po’ di materiale nuovo e quello “vecchio” – non so voi – non annoia. Poi, oh, forse io sono un po’ di parte perché a me Michele sta simpatico a prescindere.

In tempi di crisi, non insisto, ma…io farei uno strappo alla regola. :)

Un’ingiustizia che ci riguarda tutti.

Frenate, frenate, stavolta non parliamo di questione femminile, ma se fossi in voi non sarei così sollevati.

Negli ultimi giorni si è assistito al più grande attentato alla libertà internettiana mai accaduto finora, perché sancito dalla legge. E no, con buona pace dei neo-machisti violenti dell’ultim’ora la signora Boldrini non c’entra affatto.

Dunque molti di voi conosceranno sicuramente il blog/forum Writer’s Dream, un sito che si propone fin dall’inizio di lottare contro l’editoria a pagamento, un fenomeno sociale che sta prendendo piede e che è poco meno di una truffa ai danni degli aspiranti autori. Come potete immaginare, il WD ha pestato i piedi a tanti sedicenti editori in veste di “stampatori a 2000 euro” sottraendo loro – attraverso la mera informazione – un saaacco di polli da spennare.

Ora, c’è stata una causa tra la fondatrice del forum e una di queste case editrici a pagamento e tutti voi penserete “Ma figuriamoci, questi si permettono pure di fare causa?”.

Non solo l’hanno fatta, ma la prima sentenza è stata a favore degli EAP!

Aprite gli occhi, non è un brutto sogno.

Il giudice ha ritenuto di dover condannare Linda in quanto responsabile (!!!) per due COMMENTI ANONIMI (!!!) solo in quanto responsabile del sito.

Ci chiediamo come, se il direttore responsabile di un “vero” periodico online non può essere chiamato a rispondere dei commenti postati dai lettori (così ha stabilito definitivamente la Cassazione e ringrazio per il link l’articolo di Guido Scorza che si è occupato della questione) perché il gestore di un blog “privato”, per quanto famoso, debba avere sulle spalle una responsabilità maggiore.

MA CHE, SCHERZANO?

No, non scherzano e secondo me i blogger non dovrebbero tacere, perché questo giudizio mette a repentaglio la libertà di ciascuno di noi. Mi spiego meglio: immaginate che ci sia un piccolo blog scomodo per qualcuno. Chi impedisce a questo qualcuno di presentarsi sul blog, scrivere insulti contro chicchessia e lasciare che chicchessia presenti denuncia? Dopo una multa di 5000/6000 euro passa la voglia, ne converrete.

Poi, poi, poi.

Se si tratta di colpire ragazzi e ragazze che combattono per i propri diritti (tipo quello di NON ESSERE PRESI PER IL…NASO, per esempio) allora non si sta nemmeno ad approfondire, se invece ad una persona pubblica pervengono minacce di morte ed insulti c’è la levata di scudi che se no è censura!

Lo sapevo che questo è un paese al contrario, tutti allargano le braccia e dicono “E’ l’Italia.”

Ma io non mi voglio rassegnare. No, questa non è l’Italia. Questo è un errore giudiziario, che speriamo venga corretto in appello.

Solidarietà a Linda e a chiunque fa sentire la propria voce per combattere quello che non va! 

 

L’Incanto di Cenere, di Laura MacLem

Una piccola premessa: non conosco personalmente Laura, ma diciamo che l’ho “incrociata” telematicamente su alcuni siti dedicati alla letteratura che frequentiamo entrambe (Writer’s Dream, tanto per fare un nome). Non so se ci siamo mai scambiate qualche post, ma di sicuro so che ne ho sempre sentito parlare molto bene. Così, quando Asengard Edizioni ha pubblicato la sua ultima fatica, “L’Incanto di Cenere“, mi sono incuriosita e l’ho ordinato in libreria.

Allora, allora.

Non è la prima volta che affronto una rilettura di “Cenerentola”. Prima di questo, avevo già apprezzato “Ash” di Malinda Lo, ma per motivi assai diversi. E tuttavia non sempre si è fortunati con le “nuove versioni”, perciò avevo qualche timore, che per fortuna si è rivelato infondato.

Innanzi tutto, la protagonista non è Cenerentola, ma una delle “sorellastre”, Genevieve. E già questo mi ha spiazzata in senso positivo. L’ambientazione sembra quella originale, cioè la Francia del ‘Settecento e, anche se il Regno resta sfumato nei contorni della fiaba, devo dire che le descrizioni minuziose degli abiti e delle “scene” è uno dei punti di forza del testo.

Dunque la storia ribalta completamente il canone, benché vi si ritrovino alcuni punti e persino alcune citazioni disneyane (!!!) puntualmente rovesciate (e questo è un gioco di bravura, uno scherzo tra l’autrice ed il lettore). Quindi abbiamo una “maman”, una donna ancora giovane, bella e molto devota, che pur di far ottenere una dote alle due figlie adolescenti sposa un conte, la cui prima moglie era finita sul rogo come strega. La figlia primogenita, Christelle, di una bellezza gelida e quasi spaventosa, è già destinata al convento, ma in lei fin da subito si intravedono segnali che definire inquietanti è poco. Genevieve intuisce immediatamente che quella sorellastra così altezzosa ha ereditato la malvagità materna e, quel che peggio, una non meglio specificata missione. (beh, a dire il vero più che intuirlo lo vede coi suoi occhi…:D, ma diciamo che è l’unica a realizzarlo pienamente).

Christelle è disumanizzata. Un demone, o forse il Lato Oscuro di una Dea, la tormenta fin dalla nascita. Tutto ciò che le interessa è portare alla sua padrona il sacrificio di sangue che il suo ritorno esige. Quando torna a casa poco prima di prendere i voti, per un breve periodo prima della clausura, per Genevieve si ravviva l’antico incubo che la vedeva uccidere piccoli animali con uno spillone intarsiato e di certo la ragazza sa che stavolta la posta in gioco sarà molto più alta. Nel mezzo, un ballo delle debuttanti a cui – forse – parteciperà anche il Principe, una sorellina da proteggere, un abito di squisita fattura e scarpette meravigliose che sembrano di cristallo, ma non vogliono saperne di entrare…

Gli elementi, dicevo, ci sono tutti: la zucca, i topini trasformati, la Fata Madrina e i sogni che son desideri. Ma il tutto è rovesciato in una dimensione così terribile ed oscura che – lo dico sinceramente – non so se riuscirò più a pensare a Cenerentola senza che mi attraversi un piccolo brivido di tensione.

La scrittura è precisa ed incalzante, le descrizioni sono vivide. Laura ha il coraggio di scrivere ciò che vuole che vediamo, non commette gli errori di molti, non cade nel “descritto, ma non mostrato” (per lo meno, non sempre o a me non pare che lo faccia nei momenti importanti). La caratterizzazione dei personaggi è ben riuscita e approfondita in modo sorprendente, pur trattandosi di una fiaba solitamente bidimensionale. Ecco, forse Laura è riuscita in ciò che alla Lo mancava: dare una terza dimensione a questa storia. Che poi sia un dimensione molto cupa e possa non piacere, è questione di gusti. Per me è un buon horror, che regge la tensione fino all’ultimo e – anche se sai (o pensi di sapere!) come andrà a finire ti tiene incollato alla pagina.

9,90 euro spesi bene.

 

Libertà di espressione

Ribloggato da Lunanuvola's Blog:

"Dopo una serie particolarmente disgustosa di minacce (provenienti da un'anonima massa di picchiatori da tastiera che desiderava stuprarmi, uccidermi e urinare su di me) ho deciso di rendere pubblici alcuni dei messaggi su Twitter ed il responso che ho avuto è stato enorme. Moltissime donne hanno cominciato a condividere le loro storie di molestie, abusi e intimidazioni. E' incredibile quanto tempo e quanto lavoro alcune persone siano disposte a spendere pur di tentare di punire una donna che osa avere delle ambizioni, o delle opinioni, o che meramente è presente in uno spazio pubblico.

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La signora Di Rienzo. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

A TUTTI GLI UOMINI

Traduzione di “A list of Men’s Rights issues that feminism is already working on”, un pezzo tratto dalla pagina facebook 3WF – Thrid Wave Feminism via notaprincessdestinedtobeabitch.

Le Femministe non vogliono che perdiate la custodia dei vostri bambini. La supposizione che le donne siano per natura più adatte ai ruoli di cura è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono spot in cui padri imbranati fanno casino con il bucato e le mogli competenti devono affaccendarsi e rimettere tutto a posto. La supposizione che le donne siano migliori nei lavori di casa è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che voi dobbiate pagare gli alimenti. Gli alimenti sono stati creati per combattere il fatto che le donne hanno dovuto storicamente dare priorità ai doveri domestici rispetto ai doveri professionali, minimizzando così il loro potenziale di guadagno se i loro matrimoni “tradizionali” finiscono. La supposizione che le donne debbano fare bambini anziché soldi è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che qualcuno sia stuprato in prigione. La permissività e gli scherzi in merito agli stupri in prigione sono parte della “cultura dello stupro”, che è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che qualcuno venga accusato falsamente di stupro. Le false accuse screditano le vittime di stupro, il che rinforza la cultura dello stupro, che è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che tu  sia sempre solo e non odiamo i “bravi ragazzi”. L’idea che certe persone valgano più di altre per via di specifici attributi fisici è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che tu debba pagare la cena. Vogliamo l’opportunità di raggiungere il successo finanziario alla pari degli uomini in qualsiasi campo scegliamo (e siamo qualificate) e il fatto che attualmente non possiamo è parte del patriarcato. L’idea che gli uomini debbano viziare e provvedere alle donne e/o comprare il loro affetto è condiscendente, dannosa e parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che tu resti ferito o ucciso in incidenti sul lavoro, o che fatichi nelle miniere mentre noi ce la passiamo comoda in lavori di segretariato e varie attività a tema cucito. Il fatto che alle donne siano stati proibiti alcuni lavori considerati a rischio (proibito dagli uomini, sia ben chiaro!) è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che tu commetta suicidio. Tutte le pressioni e le aspettative che abbassano la qualità della vita di ogni genere sono parte del patriarcato. Il fatto che la depressione sia caratterizzata come una debolezza da “femminucce”,  rendendo gli uomini meno propensi a cercare una cura, è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che tu sia guardato con sospetto quando porti i tuoi figli al parco. La supposizione che gli uomini siano animali sessuali insaziabili, combinata con l’idea che sia innaturale per gli uomini prendersi cura dei propri figli, è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che tu sia trascinato in guerra e ci muoia mentre noi stiamo in casa a stirare. L’idea che le donne siano troppo deboli per combattere e troppo delicate per avere funzioni in un contesto militare è parte del patriarcato.

Le femministe non vogliono che le donne sfuggano alle accuse di violenza domestica, né che gli uomini vengano ridicolizzati se denunciano uno stupro o un abuso. L’idea che le donne siano per natura gentili e compiacenti e che il vittimismo sia essenzialmente femminile è parte del patriarcato.

Le femministe odiano il patriarcato. Non odiamo voi.

Se davvero vi importa di queste istanze così appassionatamente come dite, dovreste ringraziare le femministe, perché il femminismo è un movimento sociale che si dedica a smantellare ognuna di queste. Il fatto che rimproveriate le femministe – vostre alleate – per problemi contro cui esse stesse stanno lottando da decenni suggerisce che sostenere la causa maschile non è così importante come il non supportare le donne. A noi interessano i vostri problemi. Perché non provate ad interessarvi dei nostri?

Pensiero Felice 109/1000

Per la serie “modi per combattere la depressione da crisi” (a proposito da lunedì sono in “vacanza”!!!): il pensiero felice di oggi è la mia nuovissima sciarpa colorata e con le stelline d’argento! :D

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